23 > 25 settembre ore 21.00
Palazzo Pisani, Conservatorio B. Marcello di Venezia
Opera labirinto
tre frammenti dal Don Giovanni di Mozart e nuove composizioni di
Pierre Jodlowski, Michele Tadini, Maria Gabriella Zen, Marcello Filotei, Federico Troncatti, Martina Tomner, (commissioni La Biennale di Venezia) in prima es.ass
Francesco Zorzini, Marco Marinoni (commissioni Conservatorio B. Marcello di Venezia) in prima es.ass.
Pierre Jodlowsky The ghost women (3 video installazioni)
Michele Tadini Requiem_#2065 per coro femminile e elettronica
Maria Gabriella Zen Don Giovanni, variazioni sul mito. Melologo filosofico. 7 variazioni per coro femminile, percussioni (e organo in una stanza lontana)
Marcello Filotei Walking sax (un Don Giovanni improvvisato) per sassofono tenore e supporto magnetico su otto canali
Federico Troncatti L'ateisto fulminato per organo e clavicembalo, organo e pianoforte ed elettronica
Martina Tomner Tempelmusik II per archi
Francesco Zorzini Serenata d’addio per archi
Marco Marinoni Black drop per ensemble e live electronics (Marco Marinoni e Stefano Alessandretti)
da un’idea di Luca Francesconi
progetto e drammaturgia Francesco Micheli
coordinamento Federica Parolini, Michele Tadini
attori Maria Pilar Perez Aspa, Chiara Stoppa, Stefano Orlandi
allestimento scenico a cura degli allievi del corso di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, coordinati da Franca Nava
costumi e oggetti di scena del Teatro La Fenice di Venezia
direzione tecnica Carlo Pallieri
Coro femminile del Teatro La Fenice di Venezia
maestro del Coro Claudio Marino Moretti
Ensemble orchestrale del Teatro La Fenice di Venezia
diretta da Dario Garegnani
Ensemble di percussioni del Conservatorio B. Marcello di Venezia
voce Manuela Agnesini
voce recitante Umberto Curi
solisti e gruppi orchestrali del Conservatorio di Venezia B. Marcello di Venezia
diretti da Franco Massaro, Justine Rapaccioli, Michele Sacco, Angelo Benedetti, Corrado Pasquotti
produzione La Biennale di Venezia, Conservatorio di Venezia B. Marcello, Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, Accademia di Belle Arti di Venezia
Il Don Giovanni mozartiano diventa Don Giovanni a Venezia, un’opera-installazione totalmente nuova, che inaugura il 54. Festival e si pone come sintesi dei temi che lo attraversano. Frutto della compresenza di più eventi – musicali, scenici, teatrali, visivi – dislocati in tutti gli spazi del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia e “accesi” ciclicamente, Don Giovanni a Venezia scardina le nostre abitudini percettive e crea interferenze fra epoche diverse.
Ideato dal direttore Luca Francesconi, Don Giovanni a Venezia rappresenta anche un singolare esperimento produttivo con giovani artisti provenienti dalle file del Conservatorio Benedetto Marcello e dall’Accademia di Belle Arti a misurarsi sulla scena professionale di cantanti e orchestrali di uno dei massimi enti lirici, il Teatro La Fenice, di compositori, solisti e attori coinvolti nell’operazione. Una macchina scenica complessa, che muove oltre 130 masse artistiche e tecniche, resa possibile dall’impegno congiunto di quattro istituzioni veneziane: al progetto della Biennale Musica partecipano il Conservatorio Benedetto Marcello, che, oltre ad aver impegnato i suoi giovani musicisti e compositori, ha destinato la storica sede di Palazzo Pisani in Campo Santo Stefano, uno dei più affascinanti palazzi veneziani, a luogo dello spettacolo; il Teatro La Fenice, che, oltre all’intero coro e all’ensemble orchestrale, ha aperto il suo magazzino mettendo a disposizione costumi e oggetti di scena; l’Accademia di Belle Arti, che cura un allestimento scenico distribuito nell’intero edificio di Palazzo Pisani.
Tre sono le scene selezionate dall’originale mozartiano, tre scene chiave - il duello di Don Giovanni con il Commendatore, la seduzione di Zerlina, la morte di Don Giovanni - che si svolgono ciclicamente ma sfasate temporalmente, come in un loop fuori sincrono, e in tre luoghi diversi dei tre piani di Palazzo Pisani. Alle tre scene mozartiane, che fungono da “catenaccio”, come un refrain che riconduce lo spettatore fra le maglie dell’opera, sono interpolati 8 nuovi brani originali - commissionati dalla Biennale e dal Conservatorio Benedetto Marcello ad autori contemporanei – che si intrecciano all’ossatura mozartiana dell’opera illuminando il rapporto con la tradizione. “È come se le tre scene mozartiane fossero meteoriti che esplodono negli antichi saloni, nelle logge, nei portici, fra le statue monumentali, gli stucchi, i dipinti, le porte intarsiate, i soffitti affrescati del palazzo veneziano – dice Luca Francesconi. Come se i personaggi del Don Giovanni mozartiano trasudassero dai muri carichi di storia di questo palazzo secentesco e si animassero in mezzo al nostro presente”.
Sede del Conservatorio di Venezia, l’intero Palazzo Pisani ospiterà questa “opera labirinto”, in cui il pubblico percorrerà le sale e i saloni, attraverserà corti, logge, passerà nei corridoi e salirà sulle gradinate di questo antico edificio. Un viaggio che apre a una nuova esperienza percettiva, dove spazio e tempo si sospendono.
A tessere le fila di questa particolarissima messa in scena sarà il regista Francesco Micheli (da anni fautore di un teatro lirico di ricerca, Premio Abbiati 2009 per Bianco Rosso e Verdi del Teatro Massimo di Palermo), mentre la drammaturgia musicale, la creazione di un’intelaiatura armonica sarà curata da Michele Tadini, che governerà anche l’intera operazione da una regia audio e video centralizzata, resa possibile dalla completa cablatura del Conservatorio.
La vera e propria trama musicale di Don Giovanni a Venezia si compone di un caleidoscopio di scritture, frutto di compositori di generazione e formazione diversa chiamati dalla Biennale a confrontarsi con il tema dell’opera: la ventisettenne svedese Martina Tomner, autrice di Tempelmusik, il francese Pierre Jodlowski, che ha pensato a una triplice video installazione con The ghost women, Federico Troncatti che rievoca l’archetipo italiano del mito, L'Ateisto Fulminato, la veneziana Gabriella Zen, che con la complicità di Umberto Curi ha ideato un melologo filosofico intitolato Don Giovanni, variazioni sul mito, Marcello Filotei, che inventa un Don Giovanni improvvisato, Walking sax, Michele Tadini, autore di Requiem_#2065, Marco Marinoni e Francesco Zorzini, direttamente dal Conservatorio di Venezia, rispettivamente con Black drop e Serenata d’addio.
Martina Tomner (Uppsala - Svezia, 1983)
Ha studiato musicologia presso la Lund University dal 2001 al 2002, per poi frequentare l’Accademia musicale di Malmö, dove ha studiato con Rolf Martinsson e Luca Francesconi, specializzandosi in arrangiamento, composizione e teoria della musica. Si è diplomata nel 2007. Ha partecipato a molti progetti compositivi insieme ad ensemble professionali come Swedish Wind Ensemble e l’orchestra d’archi Musica Vitae. Nel frattempo continua a studiare a Malmö, seguendo i corsi per post diplomati. Oltre alla composizione, Martina Tomner dirige un coro e insegna teoria musicale.
Da bambina ho vissuto per alcuni anni a Växjö, una città nel sud della Svezia. È un luogo che associo a molti ricordi, uno dei quali è la torre d'acqua Teleborg. Questa torre d'acqua è ben nota a livello locale per le sue peculiari (e un po' inaspettate) proprietà acustiche, e viene popolarmente chiamata "Ekotemplet", "Il Tempio dell’eco". Ho cominciato a comporre questo brano registrando dapprima una grande quantità di fraseggi al violino sotto la torre d'acqua e in seguito ho analizzato i suoni al computer tramite il programma Audiosculpt. Ho dunque attinto il materiale per la mia composizione da questi suoni registrati, principalmente glissandi e pizzicati, ma anche frammenti melodici, armonici e suoni privi di altezza determinata. Il mio obiettivo era di tradurre l’incredibile eco che si produce sotto la torre d'acqua nel linguaggio di un’orchestra d'archi, e quindi di modificare questo materiale e utilizzarlo per costruire una forma musicale basata sulla lenta trasformazione di timbri diversi, frammenti di motivi musicali e tessiture sonore.
Martina Tomner
Pierre Jodlowski (Toulouse - Francia, 1971) - Dopo aver studiato musica presso il Conservatorio di Lione e composizione presso l'IRCAM, fonda il collettivo éOle e il festival Novelum a Tolosa. Il suo lavoro è presentato anche in circuiti estranei alla musica classica conme gallerie, musei e teatri, in virtù del fatto che interseca diversi campi, lavorando sull’immagine, sulle strutture di programmazione interattiva, sulla messa in scena. Jodlowski rivendica la pratica di una musica "attiva" nella sua dimensione fisica (gesti, energia, spazio) come anche psicologica (evocazione, memoria, dimensione cinematografica). Ha collaborato con Ensemble Intercontemporain, Ictus, KNM, Ensemble Orchestral Contemporain, Ars Nova, Proxima Centauri. Collabora inoltre con musicisti come il percussionista Jean Geoffroy, il flautista Cedric Jullion, il pianista Wilhelm Latchoumia. Di recente si è esibito in trio con Roland Auzet (percussioni) e Michel Portal (clarinetto basso). La sua attenzione alle altre discipline dello spettacolo lo hanno portato a collabore con artisti visivi, in particolare Vincent Meyer, David e Alain Coste Josseau. Ha ricevuto commissioni da IRCAM, Ensemble Intercontemporain, CIRM, GRM, Festival di Donaueschingen, Radio France, GMEM di Grame, Fondazione Siemens, progetto europeo INTEGRA. Ha vinto il Prix Claude Arrieu SACEM nel 2002 ed è stato in residenza presso l'Accademia delle Arti di Berlino nel 2003 e nel 2004. Le sue opere sono in parte pubblicate da Edizioni Jobert.
Le donne fantasma. Il progetto consiste in tre installazioni video che saranno realizzate in collaborazione con l’attrice Manuela Agnesini e il regista Christophe Bergon. L'idea è di proporre al visitatore una presenza femminile lungo i muri del percorso che porta al Palazzo. Questa presenza agirà sia come una sorta di "guida" che ci racconta le diverse fasi di percezione del mito di Don Giovani, sia come presenza femminile che si trasforma nel tempo e nello spazio, utilizzando testi e un sottofondo musicale posti in relazione con l’intero progetto. Infine, questa presenza dovrebbe essere percepita come un fantasma, che esce ed entra dalle mura del palazzo; una strana voce, che riecheggia parole sensazioni del passato per attivare i nostri ricordi e la comprensione delle diverse proposte artistiche.
Pierre Jodlowski
Federico Troncatti (Darfo Boario Terme - Italia,1965) - Ha studiato composizione presso il Conservatorio di Brescia, dove si è diplomato con Giancarlo Facchinetti nel 1993; ha frequentato inoltre i corsi biennali di perfezionamento presso la Scuola Civica di Milano (SMC) e la Fondazione Arturo Toscanini di Parma, seguendo corsi e seminari tenuti da Ivan Fedele, Alessandro Melchiorre, Beat Furrer, Franco Donatoni, Adriano Guarnieri, George Benjamin, Jack Body e Michel Jarrell. Sue composizioni sono state eseguite in diverse manifestazioni internazionali (Mosca, Amsterdam, Brema, Lipsia, Bordeaux, Madrid, Milano e Venezia); ha ottenuto importanti riconoscimenti in vari concorsi internazionali fra cui "Franco Evangelisti" di Roma e "Gustav Mahler" di Klagenfurt. Ha studiato percussioni con Andrea Dulbecco, direzione d'orchestra con Umberto Benedetti Michelangeli e pianoforte jazz con Franco D'Andrea. È edito da Suvini Zerboni Milano, ed è revisore di alcuni lavori di Iannis Xenakis per le Editions Salabert.
Nelle aule comunicanti 101 e 102 del Conservatorio di Venezia, dove Bruno Maderna insegnò per diversi anni, si gioca la perpetua partita dialettica in perenne movimento fra modernità e tradizione, come fra Don Giovanni e L'AteistoFulminato o, perché no, fra Maderna e Mozart. D'altra parte, è proprio in questi ambienti ove operò Maderna, e dove si svolge il Progetto Don Giovanni, che rende tale conflitto obbligato. Conflitto non certo di fatto, poiché è fuor di dubbio che non v'è vincitore, o sconfitto, ma solo "giuoco" delle parti, come in dramma giocoso.
Così come il titolo scelto, ovvero una arcaica versione italiana basata sulla commedia spagnola di Tirso de Molina, sta a simboleggiare l'archetipo di Don Giovanni, la tradizione rispetto alla più moderna versione mozartiana, altrettanto la serie di Maderna scelta quale filo conduttore di tutto il brano, articolato talvolta su alcune soluzioni armoniche presenti nell'opera di Mozart, sta a simboleggiare la modernità. E pure la forma utilizzata, il rondò unito al tema con variazioni, consente altrettanto gioco formale, ora legato alla tradizione, ora slanciato pericolosamente verso soluzioni più sperimentali.
Come se in quei luoghi continuassero a incontrarsi e intrecciarsi frequenze provenienti da diverse epoche, ma da uguali intenti innovatori, Maderna come Mozart, interferenze di frequenze modulanti su frequenze portanti, quasi fosse Maderna che modula Mozart, o vice versa, così la dislocazione dell'organico strumentale nei due spazi maderniani, e mozartiani al tempo stesso, non fa che potenziare questo gioco, sia tramite echi in risonanza, sia tramite contrapposizioni battenti. La parte elettronica è ottenuta mediante generazione di messaggi MIDI per mezzo di algoritmi autogenerativi, filtrati in editing differito.
Federico Troncatti
Marco Marinoni (Monza - Italia, 1974) - Nel 2007 si diploma in musica elettronica sotto la guida di Alvise Vidolin al Conservatorio di Venezia dove, nel 2009, consegue il Diploma accademico sperimentale di secondo livello in musica elettronica (live electronics e regia del suono). Attualmente frequenta il secondo anno del biennio sperimentale di secondo livello in Nuova didattica della composizione sotto la guida di Corrado Pasquotti. Dal 1999 è attivo come compositore in ambito contemporaneo. I suoi interessi comprendono musica da camera strumentale classica contemporanea, improvvisazione rock, videoarte, musica elettroacustica, acusmatica e live electronics. Prix du Trivium al 29. Concours International de Musique et d'Art Sonore Electroacoustiques – Bourges, 2002; finalista dell'International Gaudeamus Composition Prize nel 2001 e nel 2003. Sempre nel 2003 è tra i compositori selezionati per il progetto What's Next di Nuova Consonanza. Vincitore della Seconda Call per Opere Elettroacustiche indetta dalla Federazione CEMAT e incluso nel CD Punti di Ascolto 2005 distribuito da Auditorium Edizioni; primo premio al Primo Concorso di Composizione per Iperviolino – Genova, 2007. È membro del SIMC – Società Italiana Musica Contemporanea. Le sue partiture sono edite da Ars Publica e da Taukay. Vive e lavora a Finale Ligure.
In fisica astronomica viene definito “gutta nigra” (o anche “dark ligament”, “black drop”, “ligament noir”, “Tropfen”) un particolare fenomeno di deformazione dei profili, percettibile a occhio nudo in maggiore o minor misura e relativamente alla distanza e all’intensità della luce, intorno al luogo del contatto apparente o reale di due corpi. Le cause di tale fenomeno sono da ricondursi a quel difetto della vista chiamato “astigmatismo”, per cui nell’osservazione della luce intensa il diametro della pupilla si riduce al minimo e sulla retina l'immagine del punto luminoso infinitamente lontano assume la forma di un segmento rettilineo verticale od orizzontale. Secondo il teorema di Sturm, ogni punto luminoso produce sulla retina dell'astigmatico non già un'immagine puntiforme, ma rettilinea più o meno obliqua. Generalmente la direzione del segmento è giudicata dagli osservatori giacere sulla congiungente dei centri dei due astri, ma ciò, se qualche volta può verificarsi, non è per nulla necessario, poiché dipende dalla direzione della linea di deformazione massima dell'occhio osservante. In fasi avanzate del fenomeno, ammettendo che la retta di congiunzione tra i centri dei corpi sia comunque inclinata, il legamento assumerà direzionalità obliqua. Un esame più attento del fenomeno dimostra che la deformazione provocata dall'astigmatismo è subordinata al rapporto tra l'intensità luminosa dell'immagine e quella dello sfondo su cui questa si proietta.
Marco Marinoni
Gabriella Zen (Venezia - Italia, 1957) - Ha compiuto la sua formazione attraverso studi musicali ed umanistici, conseguendo i Diplomi di pianoforte (1977), musica corale e direzione di coro (1979), composizione (1985) presso il Conservatorio C. Pollini di Padova, nonché la Laurea in lettere, con tesi in storia della Musica, presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia (1982). La sua formazione compositiva, iniziata in Conservatorio con Wolfango Dalla Vecchia, è proseguita all’Accademia Chigiana di Siena con Franco Donatoni (1982 e 1983). Nel 1986 la sua opera da camera Don Perlimplino e Belisa nel Giardino su testo di García Lorca è finalista al Concorso di composizione Karl Maria von Weber di Dresda. Nel 1993 il Quartetto Arditti ha eseguito al Teatro La Fenice di Venezia il suo quartetto Liederkreis. Lo stesso anno è fra i finalisti dell’Olympia International Composition Competition di Atene, con il brano Salmi per soprano solo. Ha rappresentato l’Italia al 3° Workshop per Artisti della UE organizzato nel 2003 dal Parlamento Europeo ad Oslip (Austria): il suo brano In der Wueste per mezzosoprano, contralto e percussioni è stato eseguito durante il concerto finale e registrato dall’ORF. Nel 2004 ha partecipato – assieme ad altri dieci compositori europei - alla composizione della suite 11- Eleven, commissionata per celebrare la memoria delle vittime del terrorismo e per celebrare l’entrata delle nuove Nazioni nell’Europa Comune. Sempre nel 2004 ha partecipato, in rappresentanza dell’ Italia – con In der Wueste – al Concerto Nuove Musiche d’Europa, che ha inaugurato la Sala Rossi del ricostruito Teatro La Fenice. Canzona Magnetica (2006) e Die Linien des Lebens… (2007) hanno ricevuto entusiastici riscontri di critica e di pubblico. Nel gennaio 2010 è stato eseguito alle Sale Apollinee del Teatro La Fenice il suo videomelologo Il Regno dei Fanes, su testi tratti dalle lettere dal fronte di Giuseppe ed Eugenio Galante (1915-1917). Ha collaborato con vari importanti registi del teatro italiano, fra cui Gianfranco De Bosio, Carlo Cecchi, Bepi Morassi, Stefano Pagin e Damiano Michieletto. Dal 1981 collabora stabilmente con il Teatro La Fenice di Venezia in qualità di Maestro Collaboratore.
Il filosofo Umberto Curi e la compositrice Gabriella Zen hanno cercato una forma totalmente innovativa per affrontare il mito di Don Giovanni: è nata così l'idea di questo "melologo filosofico", che si pone direttamente in rapporto con "Là ci darem la mano", cantato a intervalli regolari sulla loggia dello stesso piano.
Progressivamente 7 variazioni, a ogni confronto con il brano di Mozart (che nell'immaginario collettivo è "il" Duetto d'amore, mentre a ben guardare evidenzia solo squallide brame) trascolorano lentamente da un'idea mitica di "incanto d'amore" al "disincanto d' amore", attraverso la focalizzazione poetica della parola "mano", ripercorrendo così anche il drammatico percorso che va da "Là ci darem la mano" a "Dammi la mano in pegno! // Che gelo è questo mai?" Sulla coda strumentale di ogni variazione, il Professor Curi "reciterà", a mo' di melologo, le sue riflessioni filosofico-etimologiche sul concetto di mano e, fra una variazione e l'altra, nel silenzio, avrà spazio per comunicazioni sul mito di Don Giovanni, che è stato il suo argomento preferito di indagine filosofica negli ultimi 15 anni. Le variazioni elaborano, nell'intento di ricreare con meri mezzi acustici le suggestioni poetiche del "live electronics", materiali musicali tratti da "Là ci darem la mano", dal recitativo precedente e dal finale, situazioni tutte in cui si parla delle dita o della mano (che erano sede, secondo i Greci, della linfa vitale ed amorosa)
Gabriella Zen
Marcello Filotei (Roma - Italia, 1966) - Si è diplomato in pianoforte, composizione e musica elettronica al Conservatorio di Santa Cecilia, sotto la guida tra gli altri di Giorgio Nottoli e Riccardo Bianchini. Dopo avere concluso gli studi, si è dedicato all'approfondimento dei linguaggi musicali contemporanei, con particolare attenzione alle nuove tecnologie. Oltre alla produzione per organici tradizionali, il suo catalogo conta diversi lavori che prevedono l'intervento dell'elettronica. In particolare, è interessato all'interazione tra gli strumenti acustici e le macchine, mantenendo un profondo senso della forma mutuato dalla tradizione. Suoi lavori sono stati eseguiti in numerose rassegne di musica contemporanea in Italia e all’estero. Nel 2000 l'Orchestra di Roma e del Lazio gli ha commissionato Il Sogno di Arsenio, atto unico teatrale andato in scena al Teatro Valle di Roma, con Piera degli Esposti voce recitante. Nel 2001 il Cantiere internazionale d'arte di Montepulciano gli ha commissionato Traghetti. Nella sua versione orchestrale, Traghetti è stato eseguito, inciso e pubblicato per Rai Trade dall'Orchestra della Radio di Sofia. Il suo Adagio per pianoforte è stato eseguito in numerose sedi internazionali, tra cui il Thailand Cultural Center di Bangkok. La sua musica è utilizzata nel padiglione Italia dell’Expo Shanghai 2010 come esempio delle nuove tendenze compositive del Paese. Nel 2009 è stato ospite dell’International Electroacoustic Music Festival (Emufest) con Automa I per strumento basso e live electronics. Ha ricevuto commissioni dall’Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, dall’Orchestra della Toscana, dall’ensemble El Cimarron, dall’ensemble Ars Ludi, dall’Ars Trio di Roma. Fa parte del consiglio direttivo di Nuova Consonanza. Nel 2008 ha fondato il Concorso internazionale di composizione “Strumenti di Pace” che dirige. È edito da RaiTrade.
Walking sax (un Don Giovanni improvvisato), per sassofono tenore e supporto magnetico su otto canali è un viaggio andata e ritorno dal desiderio indefinito (aria) a un erotismo insoddisfatto (suono). Tra questi due estremi il sassofonista si muove sia sonoramente, passando da emissioni eteree a intonazioni precise, sia fisicamente, salendo una scala simbolicamente senza fine e leggendo la partitura dipinta sulle pareti. Sul percorso sono collocati otto diffusori, dall’aria si passa gradualmente al suono, ma poi il meccanismo s’inverte e tutto continua a cambiare per rimanere uguale: partenza e arrivo propongono gli stessi interrogativi. Finalmente dopo poco più di sei minuti il solista scompare salendo l’ultima rampa, ma presto ricompare in basso, per ricominciare il suo percorso di seduttore seriale, sempre uguale, sempre e solo in salita. L’elettronica accompagna il suo viaggio ricordandogli periodicamente da dove viene, senza riuscire a indicargli dove andare. Al sassofonista è concessa la libertà di improvvisare, ma anche questa è solo un’illusione: la gabbia dei riferimenti cronometrici non lascia scampo, e in ogni punto si possono utilizzare solo gli elementi previsti in partitura, gli stessi elaborati dall’elettronica, secondo il circolo vizioso aria-flatterzunge-suono-flatterzunge-aria. A tratti timbri ruffiani arrivano dall’alto, invogliano a salire, la seduzione del suono attira il solista, ma è un trucco: “vieni c’è mal peggior”.
Marcello Filotei
Michele Tadini (Milano - Italia, 1964) - Musicista estroso e multiforme, si diploma in chitarra e in composizione al Conservatorio di Milano, dove studia con Sandro Gorli e Giacomo Manzoni e si specializza con Franco Donatoni alla Chigiana di Siena, dove consegue il diploma di merito e una borsa di studio per il Conservatorio di Parigi. Altre importanti tappe della sua formazione sono gli studi di musica elettronica, la presenza ai corsi di Darmstadt e uno stage all’IRCAM di Parigi. Insegna musica elettronica dapprima ai corsi di alta formazione dell’Accademia della Fondazione Toscanini e poi presso l’istituto Tempo reale di Firenze. Socio del centro AGON di Milano dal 1990, ne diviene poi direttore generale e responsabile della produzione, collaborando alla parte elettronica di numerose produzioni musicali di autori come Corghi, Manzoni, Donatoni, Maderna, Manca e tanti altri. Come compositore, Tadini ha prodotto finora un catalogo non amplissimo, ma le sue opere sono state eseguite in prestigiose rassegne italiane ed europee. Ha composto inoltre le musiche di scena per numerosi spettacoli teatrali, musiche per installazioni sonore, balletti, produzioni di teatro-musica e video-opere. Caratteristica della musica di Tadini è la qualità rigogliosa e la freschezza dell’invenzione sonora, da cui traspare una sostanziale serenità creativa, piacevolissima all’ascolto. Quantomai consapevole e approfondito è inoltre il rapporto con il mezzo elettronico e informatico, da cui la musica di questo compositore milanese trae sempre nuova linfa. Fra le ultime composizioni di Michele Tadini: This Fragments (2008), per cinque voci e Walking through Boundaries (2008), per ensemble, live electronics e Vj.
Il materiale armonico su cui questo brano per coro ed elettronica è costruito costituisce anche la base di più composizioni distribuite lungo tutto il percorso dell’opera labirinto di cui fanno parte. Il materiale è uno sviluppo dell’accordo di dominante di re minore tratto dal preludio del Don Giovanni mozartiano e che, enormemente dilatato nel tempo, accoglierà il pubblico in Campo Pisani.
L’elemento spaziale (il pezzo sarà eseguito distribuendo coro ed elettronica tra lo scalone e la seconda corte) il contesto simbolico-narrativo e lo stretto legame con le altre installazioni del percorso sono gli elementi portanti della scrittura.
Il brano è, al tempo stesso, un commiato e una celebrazione. 2065 è la somma delle conquiste enunciate da Leporello nell’aria del catalogo.
Michele Tadini
Francesco Zorzini (Italia, 1980) - Pianista e compositore inizia i propri studi con Davide Liani per diplomarsi in pianoforte con Giorgio Lovato e in composizione sotto la guida di Riccardo Vaglini, presso il Conservatorio di Venezia. Ha al suo attivo numerosi concerti come solista e in formazioni da camera e collabora come maestro accompagnatore al pianoforte a masterclass e conscorsi. È particolarmente attivo come collaboratore nello studio del canto lirico, lavorando con i nomi più importanti della scena italiana ed internazionale: Raina Kabaivanska, Stefan Schreiber, Francesca Scaini, Paola Lazzarini con cui sostiene anche un’intensa attività concertistica. Dirige stabilmente la Corale Caminese di Camino al Tagliamento ed il coro I Cantori del Friuli di Udine. L’attività di compositore lo ha portato recentemente alla scrittura dell’inno De nativitate Domini su testo di San Paolino d’Aquileia, eseguito con notevole successo nelle maggiori chiese friulane. Ha pubblicato presso la casa editrice Ars Publica i brani Studio di propagazione e Intermezzo. È docente di pianoforte e di armonia e analisi in alcune scuole musicali friulane.
Il materiale compositivo di Serenata d’addio consiste, se si escludono alcuni frammenti centrali dal carattere irregolare, di accordi la cui inerte successione fa trasparire una linea melodica essenziale e lontana. La sostanziale semplicità strutturale del brano evoca l’assenza – da cui l’”addio” – e il silenzio di una mancata risposta. Se il musicologo Jean-Victor Hocquard ha accolto “Deh vieni alla finestra” (serenata che don Giovanni dedica ad una assente/immaginaria cameriera) come l’espressione della “sclerosi di un cuore che ha perduto la capacità d’amare”, la Serenata d’addio mestamente ne raccoglie la suggestione, figurando come il distaccato canto di chi ha perduto la capacità di cantare.
Francesco Zorzini