Biennale Musica
52. Festival Internazionale di Musica Contemporanea
Janulyte / Stravinskij / Tally / Nono [coro e orchestra]
Tra Stravinkij e Nono, innescando un cortocircuito tra “radici e futuro”, due nuovissimi nomi: quello della venticinquenne lituana Juste Janulyte e quello della trentunenne estone Mirjam Tally, rispettivamente con una nuova creazione commissionata dalla Biennale e una novità per l’Italia.
Juste Janulyte (1982) si segnala all’attenzione della critica e vince il premio per il miglior brano da camera al concorso dell’Unione lituana dei compositori con white music per 15 violini, scritto come tesi di diploma nel 2004, dopo gli studi all’Accademia lituana di musica e teatro e al Conservatorio di Milano. Da allora la sua musica è eseguita in diversi Paesi europei, in Canada e negli Stati Uniti. Scritti per la maggior parte per ensemble “monocromatici”, i lavori della Janulyte sono stati spesso definiti “metafore acustiche di idee visive” (Let’s talk about shadows 2004, Textile 2006, Silence of the falling snow 2006, Aquarelle 2007); altre composizioni, dove suono e immagini sono indissolubilmente fusi, sembrano cercare la natura visiva di fenomeni musicali (Breathing music per quartetto d’archi, elettronica e sculture aeree, Eclipses per violino, viola, violoncello, contrabbasso, live electronics e una installazione di vetro impenetrabile al suono, entrambi del 2007).
“Uno dei motivi per cui mi piace così tanto comporre – afferma Juste Janulyte – è che permette di incarnare idee utopiche, a dispetto di tutte le regole della logica o, ancora meglio, delle leggi della fisica”.
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La fusione tra suoni acustici ed elettronici, cui si aggiunge l’utilizzo di strumenti inusuali (kannel, didgeridoo, tanbur, accordion) caratterizzano invece la musica di Mirjam Tally (1976), che si è diplomata presso l’Accademia estone di musica nel 2000, studiando con Lepo Sumera e con Rauno Remme (elettronica), ha conseguito il master nel 2003 e, nello stesso anno, incide il suo primo CD (ARM Music). Vincitrice del premio Heinno Eller (2004), nel 2005 Mirjam Tally è al Centro internazionale per compositori di Visby, sull’isola di Gotland, in Svezia, dove si stabilisce.
Così la compositrice estone descrive le suggestioni che hanno ispirato Turbulence (2006): “Venti contrari, guizzi, una brezza. Il rumore di un traghetto che approda, o di un aeroplano che attraversa una tempesta. Questa e altre idee utilizzate in quest’opera sono emerse durante un viaggio in traghetto all’isola di Hiiumaa, udendo i vari rumori provenienti dal motore e il tintinnio della nave fino all’improvviso materializzarsi di questo rumore forte e potente in pura musica.
Altre idee si aggiunsero a questo in seguito ad alcuni viaggi in aereo, oltre al ruolo giocato da una fabbrica di Visby che, a causa delle incessanti lamentele dei vicini, non è più in funzione, ma un tempo mi aveva ispirato con i suoni emessi dai suoi macchinari.
Un’orchestra sinfonica, che utilizzi strumenti elettronici e ne alteri i suoni dal vivo, enfatizza ancor più il legame con il tema ‘tra la musica contemporanea come zona di passaggio e il territorio di mezzo’, incrementando i classici paesaggi sonori con tecnologie moderne. Qui si incontrano suoni naturali e suoni meccanici, che si intrecciano fino a formare un’ unica trama musicale. Il risultato è una giungla sonora che illustra il congegno di una macchina ed esalta la bellezza di scricchiolii e rombi provenienti dal suo interno; suoni che udiamo comunemente nei posti dove viviamo e che spesso giudichiamo orrendi, ma che in realtà sono delle vere e proprie gemme”.
Dirige il concerto il direttore musicale principale del Teatro La Fenice di Venezia, Eliahu Inbal, che aveva già ricoperto lo stesso incarico dal 1984 all’87 e che di Stravinskij ha registrato il ciclo delle opere con la Philarmonia Orchestra di Londra.
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