Igor Stravinskij, Luigi Nono, Mirjam Tally, Juste Janulyte: due compositori che hanno impresso un segno nella storia musicale, passata o recente, sono protagonisti del concerto inaugurale insieme a due autrici nuovissime e quasi inedite. Le loro presenze e l’esecuzione della loro musica illuminano il titolo e l’idea stessa del Festival - Radici Futuro - indicando come le nostre radici debbano coesistere con il discorso sul futuro.
Di queste radici fa parte anche la tradizione di Venezia e della Biennale: il concerto di apertura proporrà, dopo molti anni, il Canticum Sacrum di Stravinskij con l’Orchestra e il Coro del Teatro La Fenice.
Igor Stravinskij (1882-1971) scrisse il Canticum Sacrum ad Honorem Sancti Marci Nominis nel 1955 come personale tributo a una città a cui era profondamente legato. Presenza costante della Biennale Musica - con Sonata per pianoforte (1925), Capriccio (1934), La carriera di un libertino (1951), lo stesso Canticum - Stravinskij scelse proprio Venezia come sua ultima dimora.
Il 52. Festival Internazionale di Musica Contemporanea restituisce l’omaggio a uno dei suoi massimi protagonisti inaugurando la manifestazione con Canticum Sacrum. Vario nello stile, che abbraccia i modi neoclassici fino alle sperimentazioni dodecafoniche, dal canto gregoriano a Webern, ma simmetrico e bilanciato nella struttura, il Canticum Sacrum fu diretto personalmente dal compositore il 13 settembre 1956 con l’Orchestra del Teatro La Fenice.
Accanto a Stravinskij il concerto inaugurale propone un altro grande protagonista della musica dei nostri tempi e della Biennale Musica: Luigi Nono (1924-1990), con No hay caminos, hay que caminar … Andrei Tarkowskij, eseguito per la prima volta nel 1987 alla Suntory Hall di Tokyo, che lo aveva commissionato, e nel 1993 alla Biennale di Venezia per la rassegna “Con Luigi Nono” curata da Mario Messinis.
“Un evento, un’esperienza, un testo della nostra esistenza tocca il mio istinto e la mia coscienza e pretende che io, come musicista e come uomo, ne dia testimonianza”, scriveva Luigi Nono. Così No hay caminos, hay que caminar riprende nel titolo una scritta del XII secolo letta da Nono su un muro di Toledo. E ricordando le suggestioni da cui nasce il pezzo, in occasione del debutto giapponese, annotava: “Ieri-oggi: rifiuto dei dogmi dei modelli fissati bisogno umano di cercare rischiare superare senza limiti di ascoltare il diverso l’altro. Di creare inventando altri sentimenti altre tecniche altri linguaggi nella trasformazione umana tecnica per altra possibilità necessità di vita – per altre utopie” (da Luigi Nono Scritti e colloqui a cura di A.I. De Benedictis e V. Rizzardi, Milano 2001)