Biennale Musica
52. Festival Internazionale di Musica Contemporanea
Altre Radici
Mercoledì 8 ottobre ore 20.00
Teatro alle Tese – Arsenale
ALTRE RADICI
Cantadores a chiterra de deris, de oe e de sempre, Canto in Re, Nuoresa, Muttos
Cuncordu di Castelsardo, Miserere processionale de Lunissanti, Chirie, Tedeum
a seguire: No Border [prima es. ass.]
Franco D’Andrea pianoforte
Fabrizio Bosso tromba
Trilok Gurtu percussioni a seguire: Cuncordu di Castelsardo, Yesus, Eran Quasi, Miserere processionale del Venerdì Santo
Cantadores a chiterra de deris, de oe e de sempre, Galluresa, Filognana, Corsicana, Trallalleru, Disisperada
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Il grandissimo percussionista e suonatore di tabla indiano Trilok Gurtu, i jazzisti Franco D’Andrea e Fabrizio Bosso, i cori sardi “Cuncordu” e “Cantadores a chiterra de deris, de oe e de sempre” sono espressione di una vitalità della musica in cui convergono storie e geografie diverse, integrando tradizioni antichissime e sperimentazione moderna.
Introduce questa sezione del Festival dedicata ad “altre radici”, intendendo la voce come il luogo in cui si esprime l’identità delle diverse culture del mondo, il Coro Cuncordu di Castelsardo con un repertorio che spazia dai canti devozionali di Castelsardo ai canti profani legati alla danza. Cantati per anni nelle processioni della Settimana Santa, il Coro ha contribuito a mantenere vivo un retaggio prezioso che si tramanda oralmente sin dal 1500.
Il canto a cuncordu è infatti l'espressione etnico-musicale più arcaica della Sardegna centrale. È realizzato da quattro cantori chiamati Bassu (basso), Contra (baritono), Mesa oghe (mezza voce), Boghe (voce), disposti in cerchio, in modo da riprodurre la forma architettonica della antica civiltà sarda, quella nuragica. Le origini di questo antichissimo canto polivocale, che pare risalgano a circa 4000 anni fa, sembrerebbero strettamente radicate nella vita pastorale: “sa contra” deriverebbe dall'imitazione del verso della pecora, “su bassu” da quello della mucca e la “mesa oghe” dall'imitazione del suono del vento. Appartengono alla più antica tradizione vocale sarda anche i canti liturgici, di impronta gregoriana, intonati durante le processioni. Una particolare importanza assumono i canti della Settimana Santa, in uso anche nelle confraternite.
La stessa serata ospita, sempre dalla terra sarda, la tradizione più recente dei Cantadores a chiterra de deris, de oe e de sempre, nati nel contesto di serate conviviali fra amici e conoscenti, nelle bettole, nelle cantine, in campagna, fra spuntini e bicchierate di buon vino della Sardegna. Si trattava di manifestazioni estemporanee, durante le quali i Cantadores si esibivano in disfide canore aperte, alle quali potevano partecipare anche i presenti, soprattutto gli appassionati, cantando a “Boghe Rea”, oggi “Canto in Re”.
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