L’Orchestra dell’Arena di Verona è diventata presenza costante del Festival della Biennale, proponendo pagine di raffinata musica contemporanea. Alessandro Solbiati, Kaija Saariaho, Hilda Paredes sono le presenze importanti di questo nuovo concerto, in cui spicca la figura di Giacomo Manzoni.
Dopo l’esecuzione dello scorso anno del primo lavoro mai eseguito di Giacomo Manzoni, La legge, omaggio per l’attribuzione del Leone d’oro alla carriera, l’Orchestra veronese propone Ode, del 1982, considerato uno dei brani più belli e apprezzati del maestro milanese.
Proveniente da un’area, la Finlandia e il Nord Europa, oggi fra le più fertili del panorama musicale inteso in tutte le sue espressioni, Kaija Saariaho, classe 1952, è tra le poche personalità femminili a essere entrata prepotentemente nel mondo della creazione musicale, divenendo una delle voci più forti e originali - e anche più richieste dai programmatori di tutto il mondo - del panorama musicale contemporaneo. Basti pensare all’accoglienza ricevuta al Festival di Salisburgo (2000) per la sua prima opera, L’amour de loin, su libretto composto dal famoso scrittore e saggista franco-libanese Amin Maalouf e con la messa in scena del controverso regista americano Peter Sellars. Il "New York Times" ne ha parlato come di un “capolavoro lirico”, un’opera “indimenticabile e che avrà vasta eco”. Nel 2003 l’opera riceve uno dei massimi premi per la composizione, il Grawemeyer Prize. Di Kaija Saariaho l’Orchestra di Verona propone un pezzo per flauto e orchestra senza fiati, L’Aile du songe.