la Biennale di Venezia


Musica

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

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giovedì 30 settembre ore 20.00
Teatro Malibran
LEONE D’ORO ALLA CARRIERA A WOLFGANG RIHM
direttore Pascal Rophé
soprano Priscille Laplace
 
Bruno Mantovani (1974) Finale per orchestra (2007, 14’) prima es. it
Wolfgang Rihm (1952) Schwebende Begegnung, per orchestra, (1989, 13’)
Wolfgang Rihm Diptychon per soprano alto e orchestra, testi F. Hölderlin (2006-07, 16’) prima es. it
Wolfgang Rihm Schwarzer und roter Tanz per grande orchestra (1982/1983, 16’)
  
La prima presenza di Rihm alla Biennale risale al 1981, per la rassegna intitolata significativamente “Dopo l’avanguardia”, ma la sua presenza più memorabile è legata alla prima assoluta di In-Schrift per orchestra del 1995, eseguito nella Basilica di San Marco, per cui il pezzo era stato concepito, impiegando un organico che ne sfruttasse al meglio le possibilità acustiche. Rihm tornerà molte volte alla Biennale Musica che, nel corso degli anni, ha testimoniato la sua evoluzione artistica, fino a celebrarla con il conferimento del Leone d’oro alla carriera.

“Talento precocissimo – recita la motivazione del premio – Wolfgang Rihm ha vissuto i grandi passaggi di quasi quarant'anni di storia musicale recente, facendo i conti senza rigidità ideologica con i più importanti snodi epocali, temi che bruciano oggi più che mai. Rihm ha accettato il confronto con le istanze espressive più urgenti che esplodevano negli anni '70 con la fine del modernismo, lottando con onestà intellettuale e coraggio contro gli spettri del dogmatismo razionale prima, e del cinismo post-moderno poi; recuperando per esempio l'insegnamento di Nono a partire dagli anni '90. Cercando con forza quell'equilibrio fra espressione e rigore, che è il nucleo profondo dell'arte più vera. La musica di Wolfgang Rihm è sempre radicata nella materia del suono, nella forza ritmica e armonica, con una lucida organizzazione formale spesso su vasta scala.”.
 
A celebrare Rihm sarà l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Pascal Rophé, fra i migliori specialisti del repertorio del XX secolo, più volte vincitore con le sue incisioni del Diapason d’or e dello Choc de la musique. Già direttore dell’Orchestra Filarmonica di Liegi, Rophé è regolarmente invitato dalle migliori orchestre francesi e da quelle del Lussemburgo, della BBC, della Radio Olandese, della Suisse Romande e di Francoforte.
 
L’opening act del concerto è affidato a Finale, in prima esecuzione italiana, del trentacinquenne francese Bruno Mantovani. Seconda parte di un dittico, Finale assume un carattere conclusivo del ciclo, “che attualmente ha solo queste due parti”, specifica Mantovani. “La ricorrenza di certi motivi nel flauto solista – scrive l’autore - crea una forma molto libera, molto rapsodica, basata sul contrasto tra momenti contratti (cicli lenti, ostinati, tenute statiche) e altri molto energici, furtivi o altamente sviluppati”.
 
Il concerto entra nel merito dell’omaggio a Wolfgang Rihm con Schwebende Begegnung, composto proprio a Venezia nel 1988 per la Staatsphilarmonie Rheinland-Pfalz su commissione della città di Ludwigshafen, dove venne eseguito per la prima volta, e della BASF.I critici hanno osservato che nel titolo del pezzo è contenuto un omaggio al Maestro Luigi Nono: la traduzione di Schwebende Begegnung, “incontro sospeso”, richiama infatti due opere di Nono, Incontri e Il canto sospeso.

Nella recensione alla prima esecuzione, il critico Gabor Halasz scrive: “Il brano, concepito per un organico ridotto molto preciso (4 ottavini, 3 oboi, 3 clarinetti, 4 corni, 3 trombe, 5 percussioni, arpa, pianoforte, 4 viole, 3 contrabbassi, 4 tromboni da lontano) impressiona per la sua colorata sonorità, per la ricchezza delle dinamiche e delle sfumature e per la complessità armonica. Se la scala degli attriti intervallari dell’inizio giunge a delicati pianissimo fino a pungenti costellazioni sonore, che suggeriscono dirette associazioni con le due grandi opere per scena di Rihm, l’Hamletmaschine e l’Oedipus, alla fine del brano, i glissandi striduli e penetranti degli ottavini e degli oboi, sembrano aver irritato gli abbonati e generato le prime espressioni di malcontento da parte del pubblico in sala. Inoltre, Schwebende Begegnung – che, per il carattere frammentario creato dalle cesure, per le entrate separate di singoli suoni e per le armonie lontane ricorda da un lato lo stile puntillista di Webern, e dall’altro ha quasi momenti di atmosfera impressionista – mostra i segni caratteristici dello stile compositivo di Rihm, con le sue ricche dinamiche, gli accenti quasi strappati, violenti scoppi, ritmi complessi, varietà degli effetti di percussioni” (Ludwigshafebìner Rundschau).

L’omaggio prosegue con Dyptichon, del 2007, su testi di Friederich Hölderlin, forse fra i poeti più saccheggiati della storia della musica e più volte ispiratore anche dello stesso Rihm: da Gesänge, scritto da un Rihm diciassettenne a Hälfte des Lebens e Hölderlin-Fragmente, per citarne alcuni. Per Dyptichon, Rihm ricorre a due frammenti testuali tratti dai Canti delle Esperidi. “Si è inclini a vedere nelle numerose rielaborazioni e riscritture alle quali Hölderlin ha sottoposto questi versi, un parallelo col modo di lavorare di Wolfgang Rihm, che instancabilmente ricompone i suoi pezzi, e lascia proliferare i germogli più fruttuosi in diverse direzioni. E così, come i versi di Hölderlin hanno portato a due versioni delle poesie, Mnemosyne/Die Nymphe ha già prodotto un Duo per soprano e clarinetto, che vede in Diptychon il suo sviluppo” (dalle note di programma). Commissionato dalla WDR, che la eseguirà in prima assoluta, il brano è stato presentato per la prima volta alla Kölner Philarmonie

Schwarzer und Roter Tanz (Fragment aus Tutuguri)
con cui si conclude il tributo a Wolfgang Rihm, è un pezzo orchestrale tratto da una composizione più ampia, Tutuguri (Poéme dansé), basato sulla omonima poesia di Antonin Artaud, che descrive una danza rituale selvaggia compresa nel radiodramma Pour en finir avec le jugement de dieu. Spiega Rihm a questo proposito: “i passaggi strappati e frantumati sono rielaborati. Nel suo decorso, che lascia intravedere altre strade e altri colori attraverso la sua incoerenza, innestai per l’occasione nuove strade, nuove colorazioni, nuove conclusioni. Cosa è nero, cosa è rosso? Nel complesso nasce un suono più forte. Il suono bolle e colpisce. Voce, Creatura. Prima Metro, poi Magma. Strappo e colpo”. Il ritmo sensuale e violento che emana dall’opera, definita dallo stesso Rihm come “una sorta di percussione che canta… una sinfonia di accenti e percussioni” e dovuto al trattamento sostanzialmente percussivo dell’intera orchestra, ha fatto accostare Schwarzer und Roter Tanz al ritmo selvaggio e ugualmente rituale del Sacre stravinskiano. Come testimonia il critico Claudia Körner nella sua recensione apparsa su Der Auschnitt, in occasione della prima: “Quasi l’intero brano è attraversato da una pulsazione base, che all’inizio viene prodotta dai violoncellisti con colpo duro degli archetti sugli strumenti. Suoni monodici, tenuti a lungo dagli archi s’ingrossano e diminuiscono e vengono interrotti brutalmente dalla percussione. Movimenti selvaggi vengono giustapposti a brevi dialoghi di diversi gruppi strumentali e si quietano in impercettibili nastri sonori mossi. Dopo una serie di sonorità di tre suoni fortemente stranianti, viene accennata una serie ascendente di accordi, che producono rilassamento e armonia. Una potente intensificazione dell’intera orchestra chiude l’opera”.

Bruno Mantovani
(Francia, 1974) - Dopo aver ricevuto cinque primi premi al Conservatorio di Parigi (analisi, estetica, orchestrazione, composizione, storia della musica) e aver partecipato al corso di musica computazionale all’IRCAM, ha iniziato una carriera internazionale. Le sue opere sono state eseguite presso il Concertgebouw di Amsterdam, Philharmonie di Colonia, KKL di Lucerna, Teatro alla Scala di Milano, Carnegie Hall e Lincoln Center di New York, Cité de la Musique e la Salle Pleyel di Parigi. Fedele ai suoi interpreti preferiti, collabora con solisti di prestigio (Jean-Efflam Bavouzet, Alain Billard, Jean-Guihen Queyras, Antoine Tamestit, Tabea Zimmermann), direttori d’orchestra (Pierre Boulez, Sir Andrew Davis, Peter Eötvös, Laurence Equilbey, Gunter Herbig, Emmanuel Krivine, Susanna Malkki, Jonathan Nott, Pascal Rophé François-Xavier Roth), ensemble (Accentus, Intercontemporain, TM +), e orchestre (Bamberg Symphony, BBC Cardiff, Chicago Symphony, la WDR di Colonia, La Chambre Philharmonique, Frankfurt Radio Orchestra, Liegi Philharmonic, la BBC di Londra, Accademia di Lucerna, Orchestre de Paris, Paris Opera Orchestra, Orchestra Filarmonica di Radio France, Orchestra della Radio Sarrebrücken, Czech Philharmonic, NHK di Tokyo, la RAI di Torino, Sinfonia Varsovia, RSO di Vienna).
 È attivo anche come direttore d'orchestra e dirige regolarmente ensemble di musica contemporanea (Accentus, Alternanza, Cefeo, Intercontemporain, Sospeso, TM +), così come l'Orchestra Nazionale di Lille. I suoi lavori sono pubblicati dalle Edizioni Henry Lemoine
 
Wolfang Rihm (Karlsruhe, Germania 1952) - Allievo di composizione alla Musikhochschule di Karlsruhe con Eugen Werner Velte (1968-72), perfezionatosi a Colonia con Karlheinz Stockhausen (1972 – 73) e a Friburgo con Klaus Huber (1973–76), si laurea anche in musicologia all’Università di Friburgo con Hans Heinrich Eggebrecht. La sua prima visita a Darmstadt, per gli Internationalen Ferienkurse Für Neue Musik, è del 1970 e dal 1978 ne è docente. Dopo essere stato artista ospite dell’Accademia Tedesca a Villa Massimo – Roma, nel 1981 insegna per un breve periodo a Monaco per poi assumere l’incarico di professore di composizione alla Musikhochschule di Karlsruhe. Vincitore dei primi Fondazione Prince Pierre di Monaco, Bach-Preis di Amburgo, Royal Philharmonic Society, Ernst von Siemens, Rihm è stato compositore residente dei Festival di Salisburgo, Strasburgo e Lucerna.
Talento precoce - le sue prime composizioni risalgono all’infanzia (1963) - e prolifico – con un catalogo vastissimo (si parla di 400 lavori) - nel corso della sua carriera ha composto opere di teatro musicale, pezzi orchestrali, vocali e corali, da camera e per pianoforte. Tra le opere di teatro musicale che lo hanno imposto tra le personalità di rilievo assoluto in questo campo figurano: Jakob Lenz (1977-78), opera da camera, ancora oggi la più eseguita in Germania; Die Hamletmaschine (1983-86) su testi di Heiner Müller; Die Eroberung von Mexico (1987-1991) da Antonin Artaud; Séraphin (1994). Tra le composizioni vocali e strumentali, il ciclo degli Chiffre per ensemble e quello delle Klangbeschreibung per orchestra; il ricco catalogo per quartetto d’archi; il concerto per violino Gesungene Zeit, registrato da Anne-Sophie Mutter con la Chicago Simphony Orchestra diretta da James Levine; Frau/Stimme (1988-89) per voci e orchestra; Jagden und Formen (2000). Fra i suoi lavori più recenti: l’opera Das Gehege (2006), del dramma di Botho Strauss Schlusschor, e il monodramma Proserpina (2009).
 
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ENPARTS
European Network of Performing Arts
Tre opere da camera
nell’ambito del progetto ENPARTS (2010)
 
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