Questo sito usa cookie tecnici e cookie di profilazione, anche di terze parti, al fine di rendere più rapido e migliore il suo utilizzo e per inviarti messaggi pubblicitari in linea con le preferenze da te manifestate durante la navigazione.
Se vuoi saperne di più o modificare le impostazioni del tuo browser relativamente ai cookies, fino ad eventualmente escluderne l’installazione, premi qui.
Proseguendo la navigazione acconsenti all'uso dei cookie.



la Biennale di Venezia

15. Mostra Internazionale di Architettura

La mostra è aperta al pubblico nelle sedi dei Giardini e Arsenale (ore 10-18, chiuso lunedì)
15. Mostra Internazionale di Architettura

Calendario delle proiezioni alla 73. Mostra del Cinema

11 giorni di programmazione dal 31 agosto al 10 settembre
Calendario delle proiezioni alla 73. Mostra del Cinema

News

“Bestias” del Baro d'Evel Cirk al Festival di Teatro 2016

< Indietro
26 | 07 | 2016

Una ricerca messa in “pista”: per Baro d’Evel Cirk, la frontiera da esplorare è infatti il circo. Partendo da parole chiave dal sapore antico: comunità, comunione di linguaggi, cerimonia...
La compagnia crea il proprio mondo, quell’universo straordinario e tangibile che è lo “chapiteau”: qui, viaggiando assieme animali e uomini, avviene l’incontro con il pubblico, all’insegna di una magia antica che sa rinnovarsi.

Le barriere del “nouveau cirque” francese si aprono dunque ulteriormente, ripensando i codici contemporanei della danza, la drammaturgia poetica del gesto e del suono, il rapporto diverso con la dinamica della clownerie e dell’acrobazia. Come era in Mazùt, del 2012, pensato per la sala, si tratta di scovare il proprio spirito animale, investigare il passato e il presente, per provare a capire – bene o male – da che parte stiamo andando.
Caratteristiche che risaltano nel nuovo lavoro della giovane compagnia franco-catalanaBestias del 2015. Ideato e diretto, come i precedenti, da Camille Decourtye e Blaï Mateu Trias, Bestias è un racconto raffinato e sottile, impalpabile e commovente: un sogno, forse, fatto di frammenti e giochi, abitato da ballerine e musicisti di inizio Novecento, da cavalli e acrobati che si affiancano gli uni agli altri, in coreografie dal taglio ipercontemporaneo.

Creato in collaborazione con Maria Muñoz e Pep Ramis della compagnia Mal Pelo, e con il disegnatore Bonnefrite, lo spettacolo è un affresco di grande lirismo: non c’è traccia di sterile virtuosismo né, tanto meno, di maltrattamento agli animali, ma pura emozione.
Chissà, è come mettere assieme Cechov e Jacques Tati, i Fratellini e Pina Bausch, Fellini e Paolo Conte: ma queste evocazioni restano sullo sfondo, appena accennate. E lo spettacolo svela chiaramente un passo diverso: l’atmosfera rarefatta di questa creazione è un risultato artistico di valore, ma anche e soprattutto il frutto di un percorso rigoroso e deciso.
Ecco allora la cerimonia: il pubblico è invitato a entrare nello spazio-chapiteau senza i clamori festosi e carnevaleschi del vecchio circo. È un mondo intimo, appeso a un filo, a un sussurro: eppure è netto il segno scenografico e coreografico, è incisiva la domanda sul ruolo dello spettatore e della singola persona, con le sue fragilità e imperfezioni.

Baro d’Evel Cirk – si legge nel sito della compagnia - «ama cercare nelle opposizioni, negli interstizi, negli inframezzi, i passaggi, questi luoghi di trasformazione, dove si diventa altro, dove l’assurdo ci solleva dal senso. Perché sono questi i paradossi, i fregamenti che mettono in pericolo, e aprono delle porte». E questi paradossi, nel bel mezzo di una pista da circo, si fanno struggenti momenti di teatro.
Ma la struttura-chapiteau è il luogo ideale, voluto da Decourtye e Tiras per sviluppare il proprio codice, per rendersi indipendenti nell’inseguire il progetto creativo.

Nella loro itineranza circense, il gruppo fa tappa alla Biennale (26 luglio ore 21, in replica il 27 e 28 luglio ore 21) negli spazi del Vega a Porto Marghera, e propone anche un workshop in cui invita i partecipanti a immergersi in seno alla loro comunità. Le direzioni di ricerca saranno l’animalità, la trasformazione e la materia.
«Il nostro lavoro – scrivono i registi – consiste nel generare degli stati corporei, degli stati emotivi e di giocare a perdersi ai confini dei linguaggi fra l’acrobazia, il canto, la danza e la recitazione: queste pratiche si metteranno al servizio di una ricerca dell’intensità e della necessità del gioco».
 
Acquista il biglietto >>
Visualizza la mappa >>