la Biennale di Venezia

14. Mostra Internazionale di Architettura

Aperta da martedì a domenica, ore 10-18 (chiuso lunedì)
sede Arsenale: aperta ore 10-20 il venerdì e sabato fino al 27 settembre
14. Mostra Internazionale di Architettura

71. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica

Il calendario delle proiezioni per il pubblico: 27 agosto > 6 settembre 2014
71. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica

Steve Reich Leone d’oro alla carriera

Teatro alle Tese 21 settembre 2014, ore 20
Steve Reich Leone d’oro alla carriera

L’idea del corpo. Merce Cunningham, Steve Paxton,
Julian Beck, Meredith Monk e Simone Forti 1960/1976

Mostra a Ca’ Giustinian, Venezia (S. Marco 1364/A) dal 3 giugno 2014
L’idea del corpo. Merce Cunningham, Steve Paxton,<br />Julian Beck, Meredith Monk e Simone Forti 1960/1976

News

L’idea del corpo: mostra a Ca' Giustinian

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Merce Cunningham, Steve Paxton, Julian Beck, Meredith Monk e Simone Forti dall'Archivio della Biennale 1960/1976
30 | 05 | 2014

Venezia, Ca’ Giustinian, dal 3 giugno 2014, ore 9-21

Martedì 3 giugno 2014 alle ore 12 si inaugura a Venezia a Ca’ Giustinian (S. Marco), sede della Biennale, la mostra L’idea del corpo. Merce Cunningham, Steve Paxton, Julian Beck, Meredith Monk e Simone Forti dall'Archivio della Biennale 1960/1976 (ingresso libero). I documenti in mostra (fotografie, video, manifesti) sono il frutto di una selezione curata dal Direttore del Settore Danza, Virgilio Sieni, dall’Archivio Storico della Biennale di Venezia.
 
“Ancora un tuffo nell'Archivio Storico per tornare a galla con alcuni dei suoi tesori – ha dichiarato il Presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta - Prosegue il Settore Danza, che con Sieni aveva già allestito pochi mesi fa Riapparizioni. Corpi, gesti, sguardi dai palcoscenici della Biennale. Album dal ‘34 al ‘76, e che ora ci presenta L'idea del corpo. Merce Cunningham, Steve Paxton, Julian Beck, Meedith Monk e Simone Forti dall'Archivio della Biennale ‘60/’76. Il materiale è tale da conferire a queste mostre uno spiccato carattere di ricerca, con l'individuazione di momenti della storia della danza significativi, molti dei quali precursori e fonte di ispirazione per le generazioni a venire. Questo ancora una volta ci pare l'uso vivo e vitale che dell'archivio può essere fatto, portarlo alla luce per parti anche piccole ma dense di significato, elementi  preziosi per comprendere e orientarsi meglio nel presente. L'ASAC si sta qualificando sempre più anche come luogo di ricerca”.
 
“Le differenti esperienze del corpo documentate nella mostra – ha dichiarato il Direttore del Settore Danza, Virgilio Sieni - sono metafore di altrettante aperture della città al corpo. Il materiale visivo ritrovato nell’Archivio della Biennale documenta esperienze fondamentali avvenute fuori dai teatri, e che portano l’attenzione di performer e spettatori sull’urbanistica e sulla geografia dei luoghi della città. Questi artisti non solo hanno scelto uno spazio alternativo a quelli abituali, ma soprattutto hanno fatto della natura del luogo l’asse portante della loro drammaturgia, in un percorso che è ben documentato nelle foto scelte e nei video selezionati. A partire soprattutto dal memorabile Event in Piazza San Marco che la compagnia di Merce Cunningham realizzò il 14 settembre 1972, ospite nei programmi di Biennale Musica, fra lo stupore degli astanti e la quasi generale incomprensione della critica.
I materiali esposti documentano artisti la cui ricerca negli anni si è svolta a 360 gradi, chiedendo al pubblico un’attenzione e una lettura della propria arte inedita fino ad allora. Merce Cunningham introduce a una apertura del codice in cui la struttura, ossia la cornice, diventa come una esplosione di tanti elementi minimi, come fossero molecole libere: una costruzione coreografica che si basa sulla liberazione dalla struttura pur rimanendo dentro la struttura. Steve Paxton propone invece un lavoro rivolto all’interno del cosmo dell’uomo per riuscire a far ‘cadere’ una figura, in un continuo smarginamento dei sensi e del sentire. Simone Forti, nel video presente in mostra, incarna l’idea di una nomade che persegue un’idea di corpo anche nella sua immediata fisicità, e dunque anche l’idea che il pensiero possa apparire anche attraverso la carne. Così anche la forza politica e profetica dei corpi di Julian Beck e del Living Theatre, o la vocalità rituale di Meredith Monk, riportano alla nostra attenzione un nuovo concetto di spettacolo, che in quegli anni ha approfondito l’idea di happening e di performance, fino a una dura maturità del corpo che si è trasformata in un modo di vita”.