La filmografia di Ermanno Olmi si è subito intrecciata alla Mostra di Venezia. Il regista era al Lido già nel 1958 con alcuni dei suoi primi documentari realizzati per la Sezione Cinema dell'Edison Volta, Venezia città moderna e Tre fili fino a Milano, e l’anno seguente con il suo lungometraggio d'esordio, Il tempo si è fermato, presentato nella sezione Informativa della 20. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, e vincitore del premio San Giorgio della Fondazione “G. Cini”. In seguito Olmi è stato premiato più volte a Venezia: nel 1961 Il posto ha vinto il Premio della Critica e il Premio OCIC della Critica Cattolica, nel 1987 Lunga vita alla signora si è aggiudica il Leone d’Argento e nel 1988 La leggenda del santo bevitore ha ottenuto il Leone d’Oro e il Premio Fipresci.
In occasione del Leone d’Oro alla carriera che sarà assegnato al maestro Ermanno Olmi durante la 65. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, Feltrinelli pubblicherà nella collana “Real Cinema” i documentari realizzati da Ermanno Olmi nei suoi primi anni di lavoro alla Edison. Si tratta di alcuni straordinari film d’autore, praticamente inediti, che furono prodotti negli anni ’50 come documentari d’impresa, e raccontano con forza e poesia la trasformazione del nostro paese, radicato nel suo passato rurale e investito dalla modernità industriale.
Note biografiche
Ermanno Olmi nasce a Bergamo il 24 luglio 1931. Il padre è ferroviere e nel 1933 la famiglia si trasferisce a Milano. Trascorre l’infanzia tra il mondo operaio della periferia milanese e quello contadino della campagna bergamasca. Alla fine della guerra, viene assunto come impiegato alla Edison dove nel 1951 organizza un servizio cinematografico che documenta le grandi imprese di costruzioni idroelettriche (Olmi tornerà a girare nella Sala del Consiglio della Edison una scena del film Tickets a distanza di oltre cinquant’anni). Negli anni successivi (1953-1961) realizza una quarantina di documentari, tra i quali La diga del ghiacciaio, La pattuglia di Passo San Giacomo, Tre fili fino a Milano, Michelino 1aB (con il testo di Goffredo Parise), Manon finestra 2 e Grigio (con il testo di Pier Paolo Pasolini), Un metro lungo cinque che, in occasione della premiazione al Festival del cinema industriale di Torino, porta Rossellini ad affermare a proposito di Olmi: “questo modo di fare il cinema significa scoprire il mondo”. L’attenzione per la poesia dei gesti e dei volti della gente comune gli fornisce l'ispirazione per l’esordio nel lungometraggio di finzione, Il tempo si è fermato (1959), storia di un’amicizia tra un ragazzo di città e l’anziano guardiano di una diga nell’alta valle dell'Adamello, girato in presa diretta e con attori non professionisti. Nel 1961, alla Mostra di Venezia, vince il premio della Critica e il premio OCIC con il film Il posto (che ottiene in seguito il David di Donatello per la migliore regia e numerosi premi in festival internazionali): si raccontano le aspirazioni e le difficoltà di due ragazzi di Milano alle prese con il loro primo impiego attraverso uno stile diretto e immediato grazie all’uso della macchina a mano. Alla stesura della sceneggiatura collabora con Olmi Tullio Kezich, suo amico e socio, nonché “direttore editoriale” della casa di produzione cinematografica "22 dicembre", fondata da Olmi sempre nel 1961, che produrrà negli anni successivi diversi film di Lina Wertmüller, Eriprando Visconti e il primo film televisivo di Roberto Rossellini, L’età del ferro. Negli anni successivi Olmi dirige altre pellicole sul mondo del lavoro: I fidanzati (1963), presentato a Cannes, sulla industrializzazione del Sud da parte delle grandi imprese del Nord, dove si avvertono i primi disagi di una società trasformata troppo velocemente dal boom economico, e Un certo giorno (1968), in cui esplora l'arrivismo borghese che annienta ogni sentimento, personificato in un anziano dall'animo prosciugato. Sono opere che lo legano alla letteratura industriale di Volponi, Bianciardi e Ottieri. Al di fuori del tema del lavoro, nel 1965 dirige un omaggio alla figura di papa Giovanni XXIII, E venne un uomo, con Rod Steiger e Adolfo Celi, pellicola attenta all'uomo più che al pontefice, presentata fuori concorso a Venezia. Prosegue, senza compromessi con il mercato, la sua solitaria riflessione sulla degradazione dei rapporti umani e sul valore dei sentimenti anche nei film realizzati per la televisione di stato (I recuperanti, 1969, da un soggetto dell'amico Rigoni Stern; Durante l’estate, 1971; La circostanza, 1974, vincitore di una menzione speciale al Festival di San Sebastián).