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Biennale Musica  52. Festival Internazionale di Musica Contemporanea  Dal 2 al 18 ottobre il 52. Festival Internazionale di Musica Contemporanea 

 

Venezia, 5 giugno 2008

77 compositori per 34 concerti, con 13 grandi ensemble – strumentali e vocali – 3 orchestre, 8 solisti e incontri, seminari, laboratori compongono il ricco e denso programma del 52. Festival Internazionale di Musica Contemporanea, che si svolgerà a Venezia dal 2 al 18 ottobre.

 

Radici Futuro, titolo scelto dal neo direttore Luca Francesconi per il Festival, è il filo rosso del “racconto” che si snoda attraverso i concerti in programma. In ognuno di essi, le radici coesistono con il futuro: autori giovani o della generazione di mezzo, inediti o già consolidati, sono affiancati ad alcuni grandi maestri che hanno impresso un segno nella musica del ‘900 e oltre, in un gioco di rimandi che moltiplica i significati e restituisce nuovo senso alle opere presentate.  

 

Radici Futuro per Francesconi significa “riflettere su ciò che ha lasciato una traccia, a partire dai giovani che l’hanno raccolta, ne sono stati ispirati e hanno nutrito il nostro futuro possibile, ricollegandosi in questo percorso anche alla tradizione di Venezia e della Biennale”.

 

Il concerto inaugurale del 2 ottobre accosta Igor Stravinskij e Luigi Nono - autori che hanno avuto un ruolo cruciale nella storia della musica e determinante per Venezia e per la Biennale - a Juste Janulyte e Mirjam Tally, nuovissime esponenti del panorama internazionale. 

Il concerto apre il Festival con lo stesso Canticum Sacrum ad honorem Sancti Marci nominis che Stravinskij dedicò alla città e che diresse nel 1956 con l’Orchestra del Teatro La Fenice, oggi di nuovo presente con Eliahu Inbal sul podio.

 

Iannis Xenakis, Helmut Lachenmann, Michele dall’Ongaro, accompagnati di nuovo da Stravinskij, questa volta con le Variations dedicate ad Aldous Huxley in apertura e in chiusura di serata, sono i protagonisti del concerto dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Arturo Tamayo (3 ottobre, Teatro alle Tese). Per il secondo concerto dell’Orchestra del Teatro La Fenice il nome del grande maestro polacco Witold Lutoslawski è avvicinato ad Azio Corghi, Fabio Vacchi e Magnus Lindberg (5 ottobre, Teatro Piccolo Arsenale). Mentre l’Orchestra dell’Arena di Verona è presente al Festival diretta da Renato Rivolta con pagine di Alessandro Solbiati, Kaija Saariaho, Hilda Paredes e Giacomo Manzoni, Leone d’oro alla carriera nella scorsa edizione del Festival (10 ottobre, Teatro alle Tese). Con l’ensemble contemporaneo britannico più famoso al mondo, la London Sinfonietta diretta da Diego Masson, si apre uno squarcio sulla musica inglese - rappresentata da Oliver Knussen, Luke Bedford, Julian Anderson - messa a contatto con le influenze provenienti dal continente di un grande autore come Gérard Grisey (4 ottobre, Teatro Piccolo Arsenale).

 

È proprio a Gérard Grisey – nel decennale della morte – e a Karlheinz Stockhausen – che quest’anno avrebbe dovuto festeggiare il suo ottantesimo compleanno – ma anche a Luciano Berio, la cui scomparsa è ancora troppo recente, che il Festival rende omaggio. Le molteplici esecuzioni di questi autori, che punteggiano e percorrono tutta la programmazione, mettono in rilievo la forza delle loro opere e il loro riverberarsi nelle scritture delle generazioni successive, ma anche l’eco persistente presso frange di pubblico di diversa provenienza.

Nella prospettiva individuata dal rapporto Radici Futuro, la messinscena di Michaels Reise um Die Erde - secondo atto di Donnerstag aus Licht di Karlheinz Stockhausen - rappresenta un episodio saliente del Festival. La materia fertile e viva di uno degli autori che più hanno inciso sulla musica intera - accademica e non - viene messa in circolo dal linguaggio scenico, visionario e radicale della compagnia catalana La Fura dels Baus, con la complicità dell’ensemble musikFabrik (7 ottobre, Teatro alle Tese).

 
 
 
 
 
 
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