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Teatro

Simone Aughterlony e Jen Rosenblit - Everything fits in the room

Il primo dei tre spettacoli che l'artista neozelandese presenta alla Biennale Teatro 2018.



(2017, 75’) prima italiana

idea e performance Simone Aughterlony, Jen Rosenblit
composizione e soundbody Miguel Gutierrez, Colin Self
interprete ospite Philipp Gehmacher
installazione luci Florian Bach
music kitchen sculpture Nik Emch
consulenza drammaturgica Jorge León, Joshua Lubin-Levy, Anna Mülter, Saša Bozic
direttore tecnico di tournée Marie Prédour
assistente di produzione Dagmar Bock
direttore di produzione Sina Kießling
amministrazione Karin Erdmann
diffusione Alexandra Wellensiek
prima ricerca sonora Tami T
si ringraziano Rosie Management, Uferstudios Berlin, Sandrine Ligabue (vicedirettore, Dipartimento culturale del Consolato Generale della Svizzera a New York), Ruth Childs, Zuzanna Ratajczyk
commissione e coproduzione HAU Hebbel am Ufer
produzione Simone Aughterlony, Verein für allgemeines Wohl
coproduzione Gessnerallee Zürich, Arsenic - Lausanne
con il sostegno di City of Zurich, Canton of Zurich Fachstelle Kultur e Swiss Arts Council Pro Helvetia, ImpulsTanz Wien, Ernst Göhner Stiftung, Fête de la Danse - Geneva, Tanzhaus Zurich, George e Jenny Bloch Foundation
realizzato nell'ambito di Utopian Realities, coproduzione di HAU Hebbel am Ufer e Haus der Kulturen der Welt, parte del progetto 100 Years of Now, a cura di HAU Hebbel am Ufer
finanziato da Federal Government Commissioner for Culture and the Media

 

Spettacolo vietato ai minori di 14 anni
Lo spettacolo prevede nudità in scena
Lo spettacolo non prevede posti a sedere

Commento dell'autrice 

Everything Fits In The Room fa a meno di decifrare le dicotomie e si prende il carico di un nuovo spazio desolato, sostenuto dallo sforzo di comprendere in sé ogni cosa. È un impegno senza speranza. Le cose strettamente necessarie sono presenti. C’è una finestra, solo che non ha la funzione abituale, o semplicemente, in questa nuova configurazione, il nostro sguardo non riesce a vedere il panorama dietro di lei. Ci sono ancora delle porte, naturalmente, per la maggior parte incastrate tra le pareti. Le pareti non si limitano più a sostenere la struttura, ma rappresentano il loro stesso essere in scena. Faremo quello che facciamo sempre, ossia sistemarci nella stanza, relazionandoci con tutte le sue componenti. Ci sta tutto per bene, indipendentemente dalla quantità di oggetti o dalla loro forza persuasiva.
Non preoccupatevi, continueremo a fottere in quell’angolo laggiù. Anche se potrebbe avere nomi completamente diversi, in potenza incoraggeremo altre parvenze del fare l’amore che magari ora si chiamano nutrire, fare il bagno o riciclare. Il tetto è ancora il tetto. Funziona come prima, solo che immaginiamo di vedere piccole aperture, macchie di deterioramento in cui la luce filtra e acquista volume. Non ha più importanza se questa luce sia artificiale o naturale.
Nella stanza, incontri da privé e ordinarie pratiche di resistenza domestica mettono in moto una politica che non rinuncia al prendersi cura, al pericolo e all’amnesia.
Everything Fits In The Room intrattiene un rapporto complicato con l’ordine, che incoraggia crepe e perdite all’interno di architetture destinate a ritrovarsi.
Una parete autoportante, una cucina-isola galleggiante e i corpi in decomposizione sono parte di un’ecologia distruttiva che invoca un continuo adeguamento. Una magia ritmica sostiene lo sforzo, malgrado l’ingovernabilità di tutti gli elementi della stanza. È un cantiere o uno show gastronomico? Interrogare la fenomenologia di questo manifesto sollecita l’atto polemico che ne sta alla base: la paura che ogni cosa non stia proprio bene al suo posto, nel percorso che abbiamo immaginato. La stanza offre una vista verso l’orizzonte, non è più costretta a liberarsi delle cose che, con ogni probabilità, ne ritardano e sospendono il progredire.

Teatro alle Tese

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CAMPIELLO TANA 2169/F, 30122 
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TEL  +39 0415218711
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