la Biennale di Venezia
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Teatro


Schaubühne Berlin (Germania)

Lunedì 10 ottobre - ore 20.00
Teatro Goldoni
Schaubühne Berlin (Germania)
Hamlet    [prima italiana]
di William Shakespeare
regia Thomas Ostermeier
 
con Urs Jucker (Claudius, fantasma), Lars Eidinger (Hamlet), Judith Rosmair (Gertrud, Ophelia), Robert Beyer (Polonius, Osric), Sebastian Schwarz (Horatio, Guildenstern), Stefan Stern (Laertes, Rosencrantz)
scene Jan Pappelbaum
costumi NinaWetzel
musica Nils Ostendorf
traduzione e drammaturgia Marius von Mayenburg
video Sebastien Dupouey
luci Erich Schneider
produzione Schaubühne Berlin
in coproduzione con Hellenic Festival Atene e Festival d'Avignon
 
Ha debuttato ai festival di Atene e subito dopo di Avignone nel luglio 2008, a settembre era a Berlino, quindi ai festival di Sydney, Gerusalemme, Buenos Aires, per citarne solo alcuni, e dopo Venezia, dove arriva per la prima volta in Italia per la Biennale nell’ambito del 41. Festival Internazionale del Teatro, sarà al Barbican di Londra, e ancora in tournée fino a giugno 2012. Si tratta di Hamlet – caposaldo della cultura europea – secondo Thomas Ostermeier.
 
Il quarantaduenne regista tedesco, saldamente alla testa della Schaubühne di Berlino, il teatro tedesco che tanto ha contribuito al rinnovamento della scena a partire dagli anni di Peter Stein, affronta l’immensità del testo shakespeariano con piglio teutonico e privo di timore reverenziale. Condensa i cinque atti in due ore e mezza, traduce – complice il drammaturgo Marius von Mayenburg - la lussureggiante lingua poetica del Bardo nella linearità della prosa tedesca, moltiplica per tre il più celebre e abusato monologo di tutti i tempi, “essere o non essere” (“Tutti sanno o credono di sapere quel monologo, ma io non sono sicuro di capire veramente il suo significato. Per questo lo trattiamo come un pezzo musicale suonato ogni volta con strumenti diversi: batteria, chitarra elettrica, violino”); mette in scena il funerale del padre di Amleto, che nel testo originale è già morto prima che l’azione cominci, distribuisce gli oltre venti personaggi tra i sei attori del suo affiatato collettivo, accentuando, nella apparente confusione dei ruoli, la confusione di Amleto e che niente è come sembra; ribalta l’immagine del “pallido principe” in quella di un giovane grasso e terribile, immerge lo spettacolo in un diluvio di immagini e suoni, fa cantare a Gertrude “Claudius my drug” da “Tu es ma came” di Carla Bruni….
 
Come sottolineano le note di presentazione dello spettacolo, Shakespeare descrive la corte reale danese come un sistema politico corrotto che diventerà per Amleto un groviglio di paranoie. L’omicidio, il tradimento, la simulazione e la sessualità sono le armi usate nella lotta per conservare il potere. Incapace di affrontare la situazione e combattere le ciniche regole del gioco di corte, Amleto indugia e dirige la sua violenza contro se stesso. La sua capacità di analizzare i pro e i contro diventa un ostacolo insormontabile al raggiungimento dei suoi obiettivi, ed essendo l’ultima persona a farsi scrupoli in un sistema che non ne ha più, è destinato al fallimento. Con al centro il paradosso di un protagonista inetto, l’Amleto è ancora oggi una valida analisi del dilemma intellettuale tra la complessità del pensiero e l’azione politica. La progressiva perdita di contatto con la realtà di Amleto, il suo disorientamento, la manipolazione della verità e dell’identità si riflettono nello stile di recitazione, che mette in primo piano la finzione e il travestimento.
 
Alla Biennale Teatro Thomas Ostermeier aveva fatto il suo clamoroso esordio italiano nel 1999 con Shopping and Fucking di Mark Ravenhill, presentandosi come il regista campione della nuova drammaturgia - quella post thatcheriana di Sarah Kane, Enda Walsh e lo stesso Ravenhill - con le sue messe in scena adrenaliniche, sprigionanti un’energia fisica che rispondeva ai bisogni delle giovani generazioni. Oggi Ostermeier si confronta anche con i classici del teatro, come Ibsen e Shakespeare, con realizzazioni sceniche a cui non fa mancare il suo tocco graffiante. Fra gli autori più richiesti dai festival internazionali, Ostermeier, oltre ad essere fin dal settembre 1999 regista in residenza e membro della direzione artistica della Schaubühne, è stato artista associato del Festival di Avignone nel 2002 e dallo scorso anno è Presidente del Deutsch-Französischer Kulturrat (DKFR), il consiglio franco-tedesco della cultura. Premiato ripetutamente per i suoi spettacoli - con il Nestroy Prize, il Politika Prize, il Grand Prix de la Critique di Francia, il Barcelona Critics Prize, il premio della critica al festival Kontakt di Torun, nel 2009 Ostermeier è stato nominato Officier des Arts et des Lettres dal Ministro francese della cultura.
 
Restare o non restare fedele all’interpretazione tradizionale dell’Amleto di Shakespeare – questo era il problema di Thomas Ostermeier. Fortunatamente, il regista ha scelto la seconda possibilità realizzando un lavoro affascinante che fa a pezzi il testo tradizionale e lo ricompone dando quasi l’impressione allo spettatore di guardare qualcosa di completamente nuovo. Al centro di questa tempesta teatrale, il brillante Lars Eidinger, che interpreta il protagonista con un ingegno e una passione che fanno piazza pulita di tutte le precedenti interpretazioni da bravo ragazzo del personaggio di Amleto. (…) I puristi sospireranno e borbotteranno per le libertà che si è preso Ostermeier, tagliando parte del testo originale, riadattandolo e aggiungendo espressioni colloquiali. Ma chiunque apprezzerà la rinascita di un classico.
Alex Lalak, The Daily Telegraph, 12 gennaio 2010
 
Affascina l’interpretazione sopra le righe di Lars Eidinger, che fa perdere le staffe al suo principe di Danimarca come il suo senno di studente non avrebbe mai potuto immaginare. (…) Eidinger mette in scena il delirio di un pazzo furioso che corre freneticamente ma non fa ricorso alla violenza fisica, piuttosto alla violenza della parola. Ogni passo è una vittoria sulla retorica precedente, come se l’eroe-della-parola avesse bisogno di una finta terapia che gli faccia masticare sempre qualche parola. Egli chiama il suo piano “fare un pandemonio”, si rotola e impazza sul palcoscenico come un Gollum in estasi, un cocco di mamma grassottello, con i capelli biondi, e con l’infinita frustrazione del bambino viziato fino al midollo dalla ricchezza. È insieme un selvaggio edipico, uno showman, un atleta estremo del teatro. Un secchione scoppiato che gioca così a lungo con i suoi orribili scherzi da finire per essere lui la vittima della pazzia che credeva soltanto di fingere.
Christopher Schmidt, Süddeutsche Zeitung, 21 luglio 2008

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