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la Biennale di Venezia
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Teatro

40. Festival Internazionale del Teatro

Mediterraneo

20 febbraio > 8 marzo 2009

Le sorelle Brontë

Teatro Goldoni
venerdì 20 febbraio ore 20.30
sabato 21 febbraio ore 18.00 
 
Le sorelle Brontë [prima assoluta]
libretto Bernard de Zogheb
drammaturgia Stefano Valanzuolo
regia Davide Livermore
ricerche musicali, scrittura e orchestrazione Andrea Chenna
 
con Alfonso Antoniozzi (Carlotta Brontë; Currer Bell), Davide Livermore (Emiglia Brontë)
Ekaterine Bugianishvili (prima voce di Anna Brontë; una badante)
Perrine Madoeuf (seconda voce di Anna Brontë; una badante)
Cristina Alberto (terza voce di Anna Brontë; una badante)
Angela Nisi (Tabby, la loro cuoka; Thackeray, uno scrivaturo famoso), Inna Savchenko (Bridzitt, la loro cameriera; MacMillione, un editore havaro et rikko), Maryse Pires da Silva (Branwell Brontë, il fratello vergognoso delle tre sorelle), Oxana Mochenets (il signor Hegez, proprietario di un hotel di Brussella), Anna Bessi (Dickens, uno scrivaturo famoso; una badante), Mara Bezzi (Nicolls, uno che ama Carlotta), Giulia Alberti (un prete; una badante che porta valiggi)
musicisti Angelo Conto, Diego Mingolla
maestro concertatore Andrea Chenna
scene Barbara Delle Vedove
costumi Clara Mennonna
luci Nicolas Bovey
produzione La Biennale di Venezia, Teatro Regionale Alessandrino, Moz-Art Box Portici, Associazione Baretti
in collaborazione con Fondazione del Teatro Stabile di Torino
 
Felicemente proiettato nella dimensione, non priva di snobismo, del divertissement domestico, Le sorelle Brontë può essere visto quasi come un vaudeville, alla cui esplicita inattualità contribuiscono la scelta del soggetto, l’epoca stessa di produzione e il fatto di essere scritto in lingua franca, ossia in quella sorta di esperanto commerciale in uso presso i porti del Mediterraneo sin dall’epoca delle Crociate e sopravvissuto, fino alla metà del secolo scorso, soprattutto nell’ambiente cosmopolita di Alessandria d’Egitto. Da questa città, appunto, proviene Bernard de Zogheb, personaggio alquanto misterioso che, nel 1964, consegna alle stampe il libretto per un’opera musicale che, tuttavia, non verrà mai rappresentata in pubblico: Le sorelle Brontë. La storia, concepita al sole del Mediterraneo, si svolge nella nebbiosa brughiera inglese e narra la peripezia di tre note sorelle scrittrici, dalla vita un po’ grama. Un’ambientazione, come si vede, lontanissima dalla realtà dell’autore, straniante al pari del linguaggio preso in considerazione. Tutto contribuisce a tenere il prodotto sul filo dell’ironia sottile: è lo stesso de Zogheb a indicare i mille riferimenti musicali che debbano accompagnare la scena, confondendo per scelta colto e popolare, kitsch e sublime.
 
L’effetto finale, come già detto, rimanda all’operetta o al vaudeville. Ma a buona parte del pubblico italiano verrà in mente il gioco musical teatrale sviluppato, più o meno negli anni in cui de Zogheb scriveva il suo libretto, dal Quartetto Cetra in tv. Come nelle celebri parodie dei classici della letteratura messi in scena dal popolare quartetto – dal Conte di Montecristo ai Tre moschettieri - le canzoni hanno il compito ora di alludere, ora di ricreare un’atmosfera, altre volte di porsi anche solo come tappeto ritmico sul quale prenda forma, non senza qualche eccesso parodistico, la demenziale epopea delle Sorelle Brontë. In una girandola di travestimenti musicali, letterari e teatrali, si rivelano il comico e il grottesco di un’opera restituita, dopo quasi mezzo secolo, finalmente alle scene.
 
Lo spettacolo presentato alla Biennale nasce dal seminario per cantanti e attori condotto da Stefano Valanzuolo e Davide Livermore nel novembre scorso, nell’ambito del Laboratorio Internazionale del Teatro.
 
Considerato “l’ultimo intellettuale cosmopolita” di Alessandria d’Egitto, Bernard de Zogheb (1924-1999) è il discendente di una famiglia siro-libanese che si trasferisce in Egitto durante l’occupazione francese. Ad Alessandria d’Egitto, centro di una vita coloniale sontuosa e raffinata, ma anche di cultura e di lettere, Bernard de Zogheb partecipa e anima circoli colti, caffè eleganti, teatri. Lasciato l’Egitto negli anni ’60, de Zogheb passa due decenni tra Marocco, Francia e Grecia, dedicandosi al turismo e al giornalismo. Negli anni ’80 fa ritorno ad Alessandria, dove espone i suoi acquerelli paesaggistici.
Ma è soprattutto nelle operette comiche che de Zogheb riesce a trasfondere il suo estro aristocratico ed eccentrico. Adattati a melodie popolari, i libretti sono scritti nell’italiano “maccheronico” delle città mediterranee, in particolare Alessandria, e indirizzati a quei circoli esclusivi di amici e intellettuali frequentati da de Zogheb. La vita alessandrina, Le vacanze a Parigi, Fedra sono alcuni dei titoli per cui va famoso; scoperto dal poeta americano James Merrill, è alla fine degli anni ’60 e nei primi anni ’70 che le deliziose operette di de Zogheb trovano realizzazione scenica a New York.