la Biennale di Venezia
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Teatro


40. Festival Internazionale del Teatro

Mediterraneo

20 febbraio > 8 marzo 2009

Orlando

Teatro Fondamenta Nuove
domenica 22, lunedì 23 febbraio ore 20.30
 
Orlando [prima assoluta]
da Orlando di Virginia Woolf 
adattamento e regia Stefano Pagin
con Stefania Felicioli, Michela Martini, Massimo di Michele
musiche originali Gabriella Zen
realizzazione scene Matteo Torcinovich, Marino Ingrassia
art director Gaia Dolcetta
costumi Gaia Dolcetta e Stefano Nicolao
sartoria Nicolao Atelier – Venezia
produzione Teatro Fondamenta Nuove, Teatro Stabile del Veneto, La Biennale di Venezia
in collaborazione con Comune di Venezia – Assessorato alla Produzione Culturale
 
Nella produzione letteraria di Virginia Woolf, Orlando (1928) – ispirato alla figura dell’amica Vita Sackville-West con cui la Woolf aveva intrecciato una complessa relazione – è un episodio davvero singolare.
Nel primo capitolo siamo alla fine del ‘500, al tempo di Elisabetta I, e il giovane Orlando vive la bellissima e dolorosa storia d’amore con Sascia; nel secondo siamo agli inizi del ‘600, con Orlando sempre giovane che fa le prime esperienze dell’ipocrisia del mondo letterario, conosce la lussuria (dopo l’amore), e si fa inviare ambasciatore a Costantinopoli. Fra i turchi, dopo indicibili dissipazioni, si risveglia donna e ha deliziose avventure fra gli zingari. Al ritorno in Inghilterra siamo agli inizi del ‘700, nella nuova società di Pope e Addison, con Orlando sempre intento alla composizione del poema The Oak Tree, ma dedito anche a scappatelle notturne. Il quinto capitolo pone Orlando e l’Inghilterra sotto una nube di pesantezza; è l’epoca della crinolina e del moralismo vittoriano e la povera Orlando deve sposarsi anche lei. Nel sesto capitolo si ritrova nel presente, nel ‘900 post-edoardiano che ha scalzato l’aborrito ‘800 vittoriano.
 
Lo spettacolo di Stefano Pagin non fa perno – come nel film di Sally Potter - sull’aspetto biografico. Orlando diventa qui allegoria dell’amore e dell’artista e la riduzione drammaturgica circoscrive la sua indagine su questi temi - amore ed erotismo - sviluppando tutta la parte con Orlando (uomo) e Sascia, Orlando (donna) e Shelmerdine.
 
Nella riduzione drammaturgica del romanzo per due attrici e un attore, protagoniste dello spettacolo sono di nuovo - dopo il felice esito de La buona madre alla Biennale Teatro del 2006 - Stefania Felicioli e Michela Martini, attrici dirette dai grandi nomi della regia italiana – Sequi, De Bosio, Castri, Ronconi e Strehler. Accanto a loro, Massimo Di Michele, già attore, fra gli altri, per Tonino Conte, Marco Bernardi, Krzysztof Zanussi.
 
Alla “partitura” drammaturgica si integra la partitura originale della compositrice Gabriella Zen, che con il regista aveva già tenuto un seminario nell’ambito del Laboratorio Internazionale del Teatro di novembre, premessa allo spettacolo che ora si presenta. Nelle sue composizioni, Gabriella Zen segue la falsariga delle vicende del protagonista. Così come Orlando non muore mai, viaggia attraverso le epoche e i Paesi del Mediterraneo, allo stesso modo la musica, trascolora dalle note cinquecentesche delle corti rinascimentali alle sonorità pop della new wave britannica degli anni Ottanta.
 
Si cercherà di leggere Orlando attraverso il mito di Aristofane – dichiara il regista. Durante il Simposio di Platone, prende la parola anche il commediografo Aristofane e dà la sua opinione sull’amore narrando un mito. Un tempo – egli dice – esistevano degli esseri perfetti, uomini e donne che avevano quattro mani, quattro braccia, due volti, insomma, due uomini e due donne uniti per la testa, che era una sola. Esisteva un terzo genere, l’ermafrodito, che era formato da un maschio e una femmina uniti anch’essi per la testa. “Erano terribili per forza e vigore e avevano grande superbia, tanto che cercarono di attaccare gli dei”. Zeus decise allora di dividerli in due rendendoli così più deboli e inoffensivi. Da allora gli uomini sono in perenne ricerca della antica perfezione. Coloro che stavano uniti a un uomo cercano un uomo, quelli che stavano uniti a una donna cercano una donna, e gli ermafroditi cercano il sesso loro opposto. Per Aristofane l’amore è desiderio di unità con la persona amata, la quale non è una persona a caso, ma quella stessa cui eravamo legati in origine.
 
Leggendo e rileggendo Orlando di Virginia Woolf nel corso degli anni, ho sempre avuto la stessa impressione, che il mistero di questo romanzo potesse essere interpretato anche con la chiave del mito, o con quella della “prova dell’eroe”, o di una educazione sentimentale, proprio come una favola di iniziazione. Ho sempre avuto l’impressione che Orlando cercasse nel Tempo e nello Spazio la metà di se stesso, per ritornare se stesso, e che la Storia e lo Spazio invece cercassero di fargli perdere la strada, gli proponessero modelli fasulli, travestimenti molto simili dell’antica unità. Si cercherà di evidenziare la ricerca della propria metà di se stessi attraverso uno sdoppiamento di ruoli - amante e amato risulteranno la stessa persona nello scorrere dei secoli - e attraverso il cambio di sesso.