la Biennale di Venezia
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Teatro


Jan Lauwers Leone d'oro alla carriera per il Teatro

Jan Lauwers è un artista che ha fatto delle arti sceniche una delle massime forme di espressione, e che fin dall’inizio con la fondazione della Needcompany ha realizzato spettacoli nei quali testo, movimento, musica e arti plastiche si fondono, creando un linguaggio personale, oggi riconosciuto da tutti i più importanti festival nel mondo. Sicuramente Jan Lauwers è l’artista del XXI secolo che più si avvicina a ciò che Wagner definì con il termine Gesamtkunstwerk (arte totale). Grazie a questo è uno dei massimi rappresentanti della fusione del dionisiaco e dell’apollineo in un unico corpo perfetto.
 
Jan Lauwers (Anversa - Belgio, 1957)
Il lavoro di Jan Lauwers si colloca all’incrocio delle diverse discipline artistiche, tra danza, teatro, cinema e arti visive; una molteplicità di interessi che segna la cifra stilistica del suo lavoro e che lo ha portato ad allargare le sue collaborazini ad ambiti non esclusivamente tetatrali.
Jan Lauwers studia pittura all'Accademia di Belle Arti di Gent. Alla fine del 1979 fonda l’Epigonenensemble, poi Epigonentheater zlv (1981), caratterizzato da una concezione fortemente visiva del teatro, con cui fa irruzione sulla scena internazionale contribuendo al cambiamento radicale del panorama belga degli anni '80. Successivamente fonda la Needcompany, insieme a Grace Ellen Barkey (1986). I primi lavori, Need to Know (1987) e ça va (1989), sono ancora di impronta profondamente visiva, ma in quelli successivi, la trama e il tema principale acquisiscono maggiore importanza, anche se la composizione rimane frammentaria. Dopo Giulio Cesare (1990), Antonius und Kleopatra (1992), Needcompany’s Macbeth (1996), Needcompany’s King Lear (2000), nel 1994 inizia a lavorare su un progetto intitolato The Trilogy Snakesong, che segna la sua affermazione come autore. Nel 1997 è invitato a partecipare alla sezione teatro di Documenta X (Kassel), per cui realizza Caligola, da Camus. Nel maggio 2000, invitato da William Forsythe, Lauwers crea, in co-produzione con il Ballett Frankfurt, il pezzo intitolato DeaDDogsDon'tDance/DjamesDjoyceDeaD (2000). Nel 2004 e nel 2006 è al Festival d’Avignon con Isabella’s Room, The Lobster Shop e All is Vanity.
Il Festival di Salisburgo gli commissiona un nuovo lavoro, The Deer House, per l'estate 2008, che, insieme con Isabella’s Room e The Lobster Shop, costituisce una trilogia sulla natura umana: Sad Face/Happy Face. La Needcompany è in residenza al Burgtheater di Vienna dal 2009. Nel 2011 Jan Lauwers scrive una nuova commedia intitolata The Art of Entertainment e fa lavorare la sua compagnia con alcuni attori del Burgtheater.
Autore di installazioni e performance ospitate anche in gallerie e musei, Jan Lauwers ha realizzato anche diversi corti cinematografici. Il suo primo lungometraggio, Goldfish Game (2002), è stato presentato nella sezione Nuovi territori della 59. Mostra del Cinema di Venezia.
 
In passato il riconoscimento per il Teatro era stato attribuito a Ferruccio Soleri (2006), Ariane Mnouschkine (2007), Roger Assaf (2008), Irene Papas (2009), Thomas Ostermeier (2011), Luca Ronconi (2012) e Romeo Castellucci (2013).