28/29 luglio ore 20.30
Teatro Goldoni
Teatro Fondamenta Nuove / I Fratellini/ Teatro Metastasio / Teatro Goldoni (Italia)
La donna serpente (prima assoluta)
fiaba teatrale tragicomica in due atti
ovvero dall’ignoto deserto della Cina al vasto regno d’Eldorado, occulto al mondo tutto
di Carlo Gozzi - adattamento drammaturgico e regia Giuseppe Emiliani - musiche originali Uri Caine - con Marcello Bartoli (Capocomico, Pantalone), Marta Paola Richeldi (Cherestanì), Erika Urban (Farruscad), Lino Spadaro (Togrul, Geonca), Giorgio Bertan (Brighella, rumorista), Alberto Fasoli (Truffaldino, Bedredino, Badur), Michela Mocchiutti (Canzade, Farzana, Rezia) - scene Graziano Gregori - costumi Carla Teti - maschere e oggetti Renzo Pardini e Roberta Traversa - luci Mauro Marri - produzione Vortice – Teatro Fondamenta Nuove / Compagnia I Fratellini, Teatro Metastasio Stabile della Toscana, Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni” - in collaborazione con La Biennale di Venezia e Comune di Venezia – Assessorato alla Produzione Culturale
una creazione per La Biennale di Venezia
Il percorso creativo de La donna serpente si è avviato con uno studio presentato in occasione del Carnevale del Teatro diretto da Maurizio Scaparro, e trova ora il suo compimento all’interno del Festival Internazionale del Teatro, di nuovo con la Biennale di Venezia. Già allora, Renato Palazzi così ne parlava sul “Sole 24 Ore”: “… pur trattandosi ancora di uno studio, … esso già rivela una trascinante freschezza d’invenzione e un approccio decisamente personale. Coadiuvato dall’ingegnoso creatore di immagini Graziano Gregari, il regista ha infatti scelto di far rivivere il testo attraverso le immaginarie prove, su un palcoscenico vuoto, di un’ipotetica compagnia di attori degli anni Trenta o giù di lì”.
La donna serpente è tutto un trionfo di mutamenti scenici a vista, di alternanze improvvise tra luci e tenebre, di costumi affastellati secondo il gusto più rococò dell’esotico, di lazzi comici, di accadimenti magici, di guerre, di prove iniziatiche: un caleidoscopio di soluzioni timbriche accentuate, che si dipanano tra gli opposti tonali dell’immediata forza espressiva insita nel gioco tragicomico e in quella altrettanto immediata che culmina nel gioco ingenuamente magico-eroico. L’effimero spettacolare, l’incantesimo, la metamorfosi, la composizione e la scomposizione magica, il “mirabile”: questi sembrano essere gli obbiettivi del gioco scenico ed espressivo di Gozzi.