La Biennale di Venezia  
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Giulio Bosetti
Biennale Teatro  39. Festival Internazionale del Teatro  Sior Todero brontolon 
Goldoni e il teatro nuovo 

 

28 / 29 luglio ore 19.30 - Teatro Goldoni

di Carlo Goldoni

con Giulio Bosetti

regia Giuseppe Emiliani

e con Tommaso Amadio, Federica Castellini, Sandra Franzo, Nora Fuser, Alberto Mancioppi, Francesco Migliaccio, Franco Santelli, Umberto Terruso.

con la partecipazione di Marina Bonfigli

scene Nicola Rubertelli

costumi Carla Ricotti

musiche Giancarlo Chiaramello

produzione Vortice – Teatro Fondamenta Nuove, Venezia, Teatro Carcano – Milano, La Biennale di Venezia, Teatro Stabile del Veneto ‘Carlo Goldoni’, Comune di Venezia – Assessorato alla Produzione Culturale spettacolo sostenuto dalla Regione Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni

 

Le massere, La bottega del caffè, Il bugiardo, La famiglia dell’antiquario: alla lunga carriera di Giulio Bosetti, che gli ha permesso di interpretare tanti personaggi dai più grandi classici ai maggiori contemporanei, fra cui alcuni dei più significativi testi goldoniani, mancava ancora un capolavoro come Sior Todero brontolon. A invitarlo a questo appuntamento è stato il regista Giuseppe Emiliani, che lo scorso anno aveva registrato un personale successo con la messinscena de La donna serpente di Carlo Gozzi, sempre per la Biennale di Venezia.

 

“Lo straordinario risultato artistico della commedia Sior Todero brontolon è anzitutto frutto dell’eccezionale padronanza della tecnica teatrale di Goldoni e si fonda sulla delineatura a tutto tondo dei caratteri dei personaggi – scrive Giuseppe Emiliani. L’intera vicenda si svolge nell’arco di alcune ore di una giornata d’inverno in casa di Todero. Una casa che per volontà del vecchio “rustego” pare rinserrata in sé, escludente ogni tentazione di vita esterna, e più che mai spassi e divertimenti e persino “conversazioni”. E tuttavia la città, l’esterno, preme tutt’intorno e fa sentire la sua presenza, sicché quell’”ordene” che il burbero Todero con la sua gestione tirannica pretende di garantire in casa si rivela in realtà foriera di “desordene”.

Todero esige di essere in casa l’assoluto “patron” che pretende di sorvegliare tutti, che non tollera in casa la presenza di estranei, che inibisce ogni divertimento, ogni spasso, perchè li ritiene inutili motivi di spreco. La sua ossessione patologica del risparmio lo spinge a eccessi maniacali. Diffidente di ogni novità e prevenuto contro le apparenze che possono essere ingannatrici, Todero è di quelli che ritengono di essere capaci di tutto prevedere e determinare secondo il calcolo preciso del proprio profitto. I soldi, i “bezzi”, sono i protagonisti più insistenti, una presenza continua e corposa in tutta la commedia. Per Todero i soldi sono una sorta di elemento vitale, da accumulare, senza riposo. Più che un riparo, o magari una fortezza, come avviene per i “rusteghi”, la sua casa si potrebbe definire letteralmente una cassaforte. In casa Todero è onnipresente. Non si muove foglia che egli non debba sapere, controllare, decidere. È il capofamiglia e quindi esige obbedienza assoluta e indiscussa, in nome di quel denaro che secondo la sua mentalità gli conferisce ogni autorità su quelli che da lui dipendono.

 

Todero non conosce ripensamenti e neppure perplessità. E anche se la commedia si conclude con una vittoria di Marcolina, Todero non è lo sconfitto dal momento che ottiene ciò che voleva: risparmiare la dote e spendere il minimo. In questa commedia non c’è “l’abbraccio finale”. Todero rimarrà sempre coerente con se stesso e incorreggibile.

Al di là della conclusione (momentanea) a lieto fine, i brontolamenti, la tirchieria, l’autoritarismo, la diffidenza di Todero verso gli altri, si proiettano più che mai sul futuro prossimo: e tutto lascia presagire che ben presto altri motivi di litigio sorgeranno a turbare la casa. La (tragi)commedia di Todero è pronta, ogni giorno, a ricominciare…” (dalle note di regia).

 
 
 
 
 
 
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