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la Biennale di Venezia
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Architettura

Less Aestethics, More Ethics

7. Mostra Internazionale di Architettura
Direttore: Massimiliano FUKSAS
18 giugno – 29 ottobre 2000
Sedi: Arsenale e Giardini
Direttore indicato dal Presidente Paolo Baratta
 
Con una Biennale di ricerca, intitolata Less Aesthetics, More Ethics, Massimiliano Fuksas abbandona l’impostazione delle Biennali di Architettura precedenti. La mostra non si basa più su un’idea di architettura intesa come edificio, ma si sviluppa come indagine a 360 gradi sulla città contemporanea, mettendo in particolare al centro le megalopoli del XXI secolo. Come viene indicato dal titolo, fondamentale per Fuksas è la necessità di un nuovo modo di relazionarsi con l’architettura, privilegiando, rispetto all’estetica di un progetto, la ricerca di nuove risposte etiche per affrontare le sfide poste dalla realtà. Dagli anni novanta in poi, l’ampiezza e la velocità delle trasformazioni urbane, soprattutto in America latina, Sud-Est asiatico e Africa, hanno determinato, insieme all’inquinamento e allo sviluppo vertiginoso delle dimensioni, nuove tensioni e disparità sociali. Per questo motivo, Fuksas decide di “utilizzare la Biennale come laboratorio per analizzare la nuova dimensione planetaria dei comportamenti e delle trasformazioni urbane”, individuando tre gruppi tematici: Ambiente, come oggetto e soggetto di riflessione; Sociale, attenzione alle trasformazioni urbane; Tecnologico, informazione, comunicazione, rete, virtuale.

Le Corderie, le Artiglierie, gli spazi nuovi dell’Arsenale fino alle Vergini (recuperati dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta dal 1999 e per la prima volta utilizzati per l’Architettura) e il Padiglione Italia, ospitano così una serie di architetti, artisti e fotografi che negli ultimi anni hanno indagato le trasformazioni della metropoli. In particolare, l’allestimento delle Corderie dell’Arsenale, che rielabora la prospettiva continua della Strada Novissima del 1980, è un esempio di incontro tra tecnologia digitale e dibattito architettonico. Lungo i 300 metri delle Corderie un unico maxischermo presenta dodici videoproiezioni di altrettante megalopoli contemporanee: Bogotà, Buenos Aires, Bucarest, Budapest, Città del Messico, Nuova Delhi, Parigi, San Paolo, Quito, Il Cairo, Atene e Montréal. Le megalopoli appaiono come una sorta di magma globale, in cui gli stereotipi culturali, i flussi turistici ed economici convivono accanto a situazioni di degrado, di cui spesso non si percepiscono le problematiche. Gli spazi del Padiglione Italia ospitano i lavori di architetti, artisti e fotografi che, attraverso pratiche e modalità diverse, indagano le evoluzioni delle metropoli, sottolineando così la necessità di un approccio interdisciplinare per cogliere le sfide del presente. 
 
Leoni d’Oro alla carriera: Renzo Piano, Paolo Soleri e Jørn Utzon
Leone d'Oro per la migliore interpretazione della Mostra: Jean Nouvel
Premio speciale per la migliore partecipazione nazionale: Padiglione Spagnolo
Premio Speciale "Bruno Zevi" per un professore di architettura: Joseph Rykwert
Premio Speciale a un patrocinatore individuale di lavori architettonici: Thomas Krens
Premio Speciale per un editore d’architettura: Eduardo Luis Rodriguez, editore della rivista Arquitectura Cuba
Premio speciale per un fotografo d’architettura: Ilya Utkin