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la Biennale di Venezia
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Arte

L'Esposizione del 1948

A rendere straordinaria la 24. Biennale del 1948 fu soprattutto la rivisitazione delle avanguardie, grazie anche all'impegno dei padiglioni stranieri. Sensibile interprete di queste esigenze, il Segretario Generale Rodolfo Pallucchini organizzò le prime cinque Biennali del dopoguerra (dal 1948 al 1956). Fu un periodo di tempo che gli permise sia di ricostruire un quadro abbastanza completo delle avanguardie europee (dal quale però rimase ancora escluso il Dadaismo), sia di creare anche in Italia un ponte tra pubblico e arte contemporanea.
 
I due fatti di maggior richiamo furono la retrospettiva con 19 dipinti di Pablo Picasso (prima apparizione alla Biennale all'età di 67 anni) presentata da Guttuso, e la collezione Peggy Guggenheim (136 opere di 73 artisti) presentata da Giulio Carlo Argan, grazie alle quali si entrava nel vivo del dibattito sull'arte contemporanea grazie alla presenza di tutte le tendenze estremiste, dal cubismo al surrealismo. Max Ernst, Dalì, Kandinsky, Klee, Mirò, Mondrian sono alcuni dei nomi che caratterizzarono questa 24. Biennale.
 
A questa edizione parteciparono soltanto quindici Paesi, perché molte nazioni stavano ancora riprendendosi dalla guerra. I padiglioni vuoti furono utilizzati per ospitare mostre speciali (l'Impressionismo in quello tedesco e la collezione Guggenheim in quello greco). Tre pittori metafisici italiani raccolse opere di Carrà, Morandi e de Chirico, ma quest'ultimo non accolse favorevolmente la scelta del curatore Francesco Arcangeli, aprendo una vicenda giudiziaria che si concluse solo nel 1955. De Chirico rifiutò di esporre alla Biennale fino al 1956, quando presentò 36 dipinti in una personale. Giuseppe Marchiori curò Il fronte nuovo delle arti, da cui scaturirono negli anni successivi il movimento del realismo e il Gruppo degli otto. La grande Mostra degli impressionisti presentò opere di Monet, Sisley, Cezanne, Degas, Gauguin e Van Gogh.
 
Anche i padiglioni nazionali organizzarono mostre importanti. La Francia allineava rassegne personali di Maillol, Braque, Chagall, mentre l'Austria presentava Ergon Schiele, lo scultore Fritz Wotruba e utilizzava il padiglione jugoslavo per una grande esposizione di Oskar Kokoschka. La Gran Bretagna portò a Venezia Turner e la scultura di Henry Moore, il Belgio Ensor e Permeke. Nel padiglione centrale furono allestite una mostra su Paul Klee e una dedicata agli artisti tedeschi ripudiati dal nazismo. Nella sezione italiana, tra le altre, figurarono retropettive di Arturo Martini e Gino Rossi e personali di Massimo Campigli, Filippo De Pisis e Mino Maccari.