la Biennale di Venezia
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Arte


Gli anni Sessanta

Le Biennali degli anni Sessanta iniziarono con un crescendo di polemiche dovute al gran numero di artisti invitati, e a quello che veniva definito lo "strapotere della critica", che imponeva mode e stili. Fu proprio la critica che, secondo molti, determinò l'affermazione del movimento informale alla Biennale del 1960: i Gran premi per la pittura vennero infatti assegnati ai francesi Fautrier e Hartung, nonché all'italiano Emilio Vedova. Per l'artista veneziano si trattava della consacrazione internazionale. Nell'edizione del 1962 risultò di grande interesse la mostra dei Gran premi allestita a Cà Pesaro, mentre di notevole rilievo critico apparve la retrospettiva dedicata all'artista americano di origine armena Arshile Gorky. A curare tutte le Esposizioni di questo decennio fu Gian Alberto Dell'Acqua.
 
La Biennale del 1964 fu un'edizione di svolta: il premio riservato a un artista straniero fu assegnato al pittore statunitense Robert Rauschenberg. L'episodio segnò l'avvento della Pop Art americana in Europa. Il clamore fece passare piuttosto sotto silenzio le altre mostre organizzate per quella Esposizione. Al Museo Correr era allestita la mostra Arte nei musei oggi, e nell'Ala Napoleonica Giacomo Manzù presentava i bronzi di preparazione della Porta della Morte per la Basilica vaticana di San Pietro, mentre le retrospettive erano dedicate a Felice Casorati e Pio Semenghini.
 
La Biennale del 1966 sembrò quasi, dopo la pop art, un ritorno alla razionalità e al rigore. Fu l'anno infatti dell'arte optical, cinetica e programmata. Gli spazi espositivi dei Giardini erano dominati dalle installazioni dell'argentino Julio Le Parc, premiato per la pittura, e del venezuelano Raphael Soto. L'arte italiana vide premiati i "tagli" di Lucio Fontana e i gessi di Alberto Viani. Tra le retrospettive, spiccarono quelle dedicata a Umberto Boccioni e a Giorgio Morandi, scomparso proprio mentre era in corso la vernice dell'Esposizione del 1964.
 
La contestazione del 1968 investì in pieno la Biennale di quell'anno. Disordini e proteste caratterizzarono la 35. edizione, artisti di molti paesi aderirono alle manifestazioni e in segno di solidarietà coprirono o girarono le loro opere, alcune mostre storiche non furono neppure aperte. Il padiglione centrale ospitava una mostra molto ambiziosa intitolata Linee della ricerca, con opere di Malevich, Duchamp, Calder, Rauschenberg, Gorky. L'inaugurazione si svolse senza particolari disagi, e poco prima della chiusura furono assegnati i Gran premi a Schoffer e Riley per gli stranieri, e a Gianni Colombo e Pino Pascali (scomparso appena un mese prima) per gli italiani.