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la Biennale di Venezia
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Arte

Gli anni Settanta

La Biennale ebbe luogo anche nel 1970, nonostante la crisi istituzionale e d'identità maturata nei tumultuosi anni '60. La contestazione del '68 aveva però lasciato alcuni segni evidenti: furono aboliti i Gran premi (ripristinati nel 1986 con i Leoni d'oro) e fu eliminato l'ufficio vendite, considerato strumento della mercificazione dell'arte. Si rinunciò per un periodo alle mostre monografiche e celebrative, proponendo invece rassegne tematiche quali Ricerca e progettazione o Arte e società. Il Segretario Generale Umbro Apollonio e Dietrich Mahlow curarono la mostra speciale Proposta per una esposizione sperimentale, aperta con un mese di ritardo. La mostra si proponeva di "presentare concretamente alcuni problemi dell'arte", e allineava opere di Malevich, Duchamp, Man Ray e Albers.
 
Nel 1971 il socialista Mario Penelope fu nominato Commissario straordinario per le Arti figurative e organizzò subito la mostra Aspetti della grafica europea a Ca' Pesaro. Penelope diede vita a una apprezzata Biennale nel 1972, articolata in una serie di mostre, e propose per la prima volta un tema, Opera e comportamento. Nel corso di questa Biennale, diecimila farfalle furono liberate da una grande cassa di legno in piazza San Marco, mentre Gino De Dominicis, allora venticinquenne, "espose" un ragazzo affetto da sindrome di Down, al collo del quale appese un cartello con la scritta "Seconda soluzione di immortalità: l'universo è immobile". Fu un vero scandalo, e le proteste per "tanto cinismo" provocarono interrogazioni parlamentari.
 
Lo Statuto dell'Ente autonomo restava un nodo da sciogliere: da più parti proveniva la richiesta di adeguare ai tempi nuovi la Biennale. Il nuovo Statuto della Biennale venne dunque approvato dal Parlamento italiano il 26 luglio del 1973, ma bisognò aspettare il 20 marzo del 1974 perché i 18 membri del consiglio direttivo venissero nominati da tutte le parti politiche. Carlo Ripa di Meana fu eletto Presidente, mentre il democristiano Floris Ammannati, ex soprintendente de La Fenice, fu nominato Segretario Generale. Vittorio Gregotti assunse la direzione dei settori Arti visive e Architettura.
 
Con questa riforma iniziò un tentativo di programmazione mirata alla decentralizzazione, all'interdisciplinarità e al superamento della cadenza stagionale. Alla tradizionale sede dei Giardini si affiancarono nuove sedi espositive alla Giudecca (ex cantieri), a Dorsoduro (Magazzini del sale), e altri spazi della città dove si tennero happenings, dibattiti, spettacoli.
 
Con una clamorosa decisione, Ripa di Meana dedicò l'intera edizione del 1974 al Cile, allestendo mostre di manifesti, organizzando spettacoli teatrali e concerti. Quella Biennale costituì forse la più grande e risonante protesta culturale nei confronti del dittatore cileno Pinochet. Molti pittori italiani e stranieri, tra i quali il cileno Sebastian Matta ed Emilio Vedova, riempirono i campi veneziani con murales inneggianti alla libertà del popolo cileno: costituivano la Brigada Salvador Allende.
La stessa Ortensia Allende, vedova del presidente cileno assassinato, raggiunse Venezia per inaugurare la Biennale del 1974. Ne risultò un'affollatissima manifestazione, tenuta solennemente a Palazzo Ducale anziché ai Giardini. Fu un'edizione talmente particolare della Biennale, che non le venne nemmeno assegnato il tradizionale numero romano. Il catalogo non fu stampato, ma fu sostituito da fascicoli fotocopiati che riguardavano ciascuna mostra o spettacolo.
 
Il nuovo Statuto prevedeva anche le Attività permanenti: nel corso del 1975 furono quindi promosse diverse manifestazioni in varie sedi, mostre e spettacoli teatrali. Nel 1976 la Biennale tornò ai Giardini ed ebbe un tema: Ambiente arte. In quei mesi Wladimiro Dorigo inaugurò la nuova sede dell'Asac (Archivio Storico delle Arti contemporanee), l'archivio della Biennale, nel restaurato palazzo di Ca' Corner della Regina sul Canal Grande, dove l'anno seguente si tenne la mostra Ottant'anni di allestimenti alla Biennale.
 
Quella del 1977 passò alla storia come la Biennale del dissenso, tema molto discusso in quel periodo in Europa. Presentò infatti una mostra intitolata La nuova arte sovietica: una prospettiva non ufficiale. Nel frattempo il mandato del direttivo era scaduto e Ripa di Meana mise fine alla discussione sulle nuove nomine annunciando l'esposizione del 1978 e affidando il settore arti visive a Luigi Scarpa. Dalla natura all'arte, dall'arte alla natura fu il tema della 38. Biennale, che precorreva le tematiche ambientaliste e prendeva spunto da una citazione di Kandinkij: "grande astrazione, grande realismo". La mostra del padiglione centrale fu curata da Achille Bonito Oliva e presentò sei "stazioni" con dipinti di Kandinskij, Mondrian, de Chirico, Boccioni, Rauschenberg, Braque, Duchamp, Picasso.