la Biennale di Venezia
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Arte


Il dopoguerra e gli anni Cinquanta

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Biennale riprese il discorso da dove l'aveva lasciato: l'Impressionismo francese, proposto da Roberto Longhi in una memorabile rassegna.
 
A rendere straordinaria la XXIV Biennale del 1948 fu anche la rivisitazione delle avanguardie, che fu resa possibile grazie anche all'impegno dei Padiglioni stranieri. Sensibile interprete di queste esigenze fu il Segretario Generale Rodolfo Pallucchini, che organizzò le prime cinque Biennali del dopoguerra (dal 1948 al 1956).
 
Fu un periodo di tempo che gli permise di ricostruire un quadro abbastanza completo delle avanguardie europee, dal quale però rimase ancora escluso il Dadaismo. Ma soprattutto, di creare anche in Italia un ponte tra pubblico e arte contemporanea.
 
I due eventi principali del 1948 furono la prima mostra retrospettiva di Picasso (sua prima apparizione alla Biennale all’età di 67 anni, presentato da Guttuso) e la mostra della collezione di Peggy Guggenheim che comprendeva 136 opere di 73 artisti, presentata da Giulio Carlo Argan. Negli anni seguenti vennero presentate altre retrospettive di artisti d’avanguardia. Ormai l’importanza del movimento era pienamente riconosciuta: furono premiati Braque (1948), Matisse (1950), Dufy (1952), Ernst e Arp (1954). L’edizione del 1950 fu un altro successo, con quattro importanti mostre su Fauves, Cubismo, Futurismo e Blaue Reiter. Una rivelazione fu la stupefacente violenza pittorica del Padiglione Messicano, che presentava i “quattro grandi”: Jose Clemente Orozco, Diego Riviera, David Alfaro Siqueiros e Rufino Tamayo.
 
Nel 1952 Pallucchini presentò una mostra comparativa affiancando il Divisionismo italiano (Previati, Pellizza da Volpedo e Segantini) al Puntillismo francese (Pissarro, Signac e Seurat). Un’importante mostra di stampe di Toulouse-Lautrec fu allestita nelle Sale Napoleoniche.
 
Nel frattempo nuove tendenze erano esplose. Il padiglione americano presentò l’action painting di Jackson Pollock. Il Premio Speciale per la Scultura venne assegnato a Calder nel 1952 e a Chadwick nel 1956.
 
Alla Biennale del 1954 figurava il Surrealismo. Opere di Courbet, Munch, Klee e Magritte furono esposte nei rispettivi padiglioni. Sotto la direzione del nuovo Segretario Generale, Gian Alberto Dell'Acqua, che rimase in carica dal 1958 al 1968, la Biennale contribuì significativamente alla diffusione dell’arte contemporanea.