la Biennale di Venezia
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Cinema


Gli anni '60

Negli anni Sessanta la Mostra proseguì e si ampliò, potenziando quel progetto di respiro internazionale che aveva avviato col dopoguerra. L'edizione del 1960 rimane negli annali come la più contestata in assoluto: Visconti subì un'altra sconfitta con un capolavoro straordinario come Rocco e i suoi fratelli, a scapito di un anonimo film del francese André Cayatte, ma il pubblico fischiò a lungo il verdetto durante la serata di premiazione.
 
Nei primi anni '60 la Mostra seppe porsi come vetrina di un reale rinnovamento del cinema. Nelle varie sezioni passarono importanti film del free cinema inglese (Saturday Night, Sunday Morning - Sabato sera, domenica mattina di Karel Reisz, 1961, A Taste of Honey - Sapore di miele di Tony Richardson, 1962, Billy Liar - Billy il bugiardo di John Schlesinger, 1963), trovò consacrazione la nouvelle vague francese (sono presenti i film di Resnais e Godard) e si misero in evidenza i giovani autori italiani che esordivano in quegli anni (Pasolini, Bertolucci, i fratelli Taviani, De Seta, Zurlini, Ferreri, Vancini, Bellocchio, Montaldo, Brass) o che si confermavano dopo gli esordi degli anni '50 (come Rosi, Olmi e Pontecorvo). Dopo le controversie del 1960, i Leoni successivi furono attendibili e non senza coraggio: L'année dernière à Marienbad (L'anno scorso a Marienbad) di Alain Resnais nel 1961 e l'accoppiata Zurlini-Tarkovsky, vincitori nel 1962 del Leone d'oro ex aequo con Cronaca familiare e Ivanovo detsvo (L'infanzia di Ivan).
 
Dal 1963 cominciò l'era di Luigi Chiarini, il "professore", che fino all'edizione del 1968 rinnovò lo spirito e le strutture della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica. Un direttore coerente e autorevole che per sei anni organizzò le sue rassegne cinematografiche seguendo rigorosi criteri estetici nella scelta dei film e opponendosi alla mondanità, alle pressioni politiche e alle ingerenze dell'industria cinematografica.
 
Chiarini seppe abilmente mettere a confronto le opere dei maestri con quelle dei giovani emergenti: Godard e Dreyer, Bergman e Penn, Pasolini e Bresson, Kurosawa e Polanski, Truffaut e Rossellini, Losey e Forman, e ancora Carmelo Bene, Cassavetes, Resnais, Buñuel (Leone d'oro con Belle de jour - Bella di giorno, nel 1967). In generale è un periodo fortemente caratterizzato dal cinema italiano, capace di portare alla ribalta nuovi divi come Claudia Cardinale, Marcello Mastroianni, Monica Vitti, e di vincere per quattro volte consecutive il premio più prestigioso (1963, Le mani sulla città di Rosi; 1964, Il deserto rosso di Antonioni; 1965, Vaghe stelle dell'Orsa di Visconti; 1966, La battaglia di Algeri di Pontecorvo), fino all'ultimo Leone, quello del 1968, assegnato a Die Artisten in der Zirkuskuppel: ratlos di Alexander Kluge, che segna l'apertura al Neuer deutscher Film.
 
La Mostra, retta ancora (come del resto la Biennale) da uno statuto di epoca fascista, non poté sottrarsi al generale clima politico. Il Sessantotto creò una frattura drammatica con il passato e anche la Mostra subì dure contestazioni. Dal 1969 al 1979 le edizioni furono non competitive. I Leoni tornarono alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica nel 1980.



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