la Biennale di Venezia
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Cinema


Venezia 69

Michael Mann (Usa) Presidente
Michael Mann ha sviluppato, come sceneggiatore e soprattutto come regista, uno stile molto personale nelle sue elaborazioni tematiche e formali dell’esperienza urbana americana (Heat, Collateral), affermandosi come uno dei grandi innovatori e maestri del cinema d’oltreoceano. Mann ha debuttato come regista per il grande schermo con Thief (1981). Il suo stile postmoderno, minuzioso nell’estetica e preciso nella definizione degli spazi, nell’uso della musica, nella psicologia e nelle emozioni, rivela la propria complessità in Manhunter (1986). L’epico e intimo The Last of the Mohicans (1992) e il grande affresco di Heat (1995) hanno consacrato la versatilità e il talento di Mann nel gestire storie complesse. Insider (1999), coinvolgente con la sua insolita intensità, svela l’anima solitaria del suo cinema, affollato di eroi stressati e di immagini sconvolgenti. Nel 2001 Mann ha diretto Ali, in cui racconta la lotta del pugile per defi nire la propria identità e immagine. Il thriller metropolitano Collateral (2004) ha partecipato Fuori Concorso alla 61. Mostra del Cinema. All’adattamento cinematografico di Miami Vice (2006) è seguito Public Enemies (2009), una biografia noir della breve vita di John Dillinger. I lavori di Mann produttore comprendono Aviator (2004), diretto da Martin Scorsese, Hancock (2008), Texas Killing Fields (2011), diretto dalla figlia Ami Canaan Mann, e le serie Luck (2011) e Witness realizzate per l’emittente via cavo Hbo.
 
Marina Abramovic (Serbia)
Sin dall’inizio della sua carriera a Belgrado, negli anni Settanta, Marina Abramovic è stata tra i primi artisti a sperimentare la performance come forma di arte visiva, creando alcune tra le prime e più importanti opere in questo campo. Il corpo è il suo soggetto e il suo mezzo d’espressione; esplorando i suoi limiti fi sici e mentali in installazioni che ritualizzano i semplici gesti quotidiani, lei ha resistito al dolore, alla fatica e al pericolo, nella ricerca costante di trasformazione emotiva e spirituale. Dal 1975 al 1988, insieme all’artista tedesco Ulay, Marina Abramovic ha esplorato il tema delle relazioni di dualità, e successivamente, nel 1989, è tornata a lavorare da sola. Le sue opere sono state esposte nei più importanti musei degli Stati Uniti e d’Europa. Ha anche preso parte a molte esposizioni internazionali su larga scala, come la Biennale di Venezia (del 1976 e del 1997) e Documenta a Kassel. Nel 2010 le è stata dedicata la prima grande retrospettiva negli Stati Uniti, al Museum of Modern Art di New York, dove l’artista si è esibita in una performance che è durata 716 ore. Nel 2011 a Manchester è stata rappresentata per la prima volta la piéce teatrale di Robert Wilson, intitolata The Life and Death of Marina Abramovic. Nel 2012, il documentario della Hbo intitolato The Artist Is Present, è stato mostrato al Sundance Film Festival. Le esposizioni del 2012 comprendono installazioni al Pac e alla galleria Lia Rumma di Milano, a La Fabrica di Madrid, alla Galerie Krinzinger a Vienna e alla Galleri Brandstrup di Oslo.
 
Laetitia Casta (Francia)
Nel 1998 il pubblico scopre Laetitia Casta nel suo primo fi lm, Astérix et Obélix contre César di Claude Zidi, a fianco di Gérard Depardieu. È in quel momento che ha inizio la sua carriera di attrice. Recita in La bicyclette bleue di Thierry Binisti, Les âmes fortes di Raoul Ruiz, Rue des plaisirs di Patrice Leconte, Errance di Damien Odoul, Le grand appartement di Pascal Thomas, La jeune fille et les loups di Gilles Legrand, Visage di Tsai Ming-liang (in concorso a Cannes nel 2009), Serge Gainsbourg, vie héroïque di Joann Sfar, ruolo grazie al quale ottiene una nomination ai César come migliore interprete non protagonista nel 2011, The War of the Buttons di Christophe Barratier, Derrière les murs di Pascal Sid e Julien Lacombe, The Island di Kamen Kalev, film presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del 2011. Laetitia Casta è anche attrice di teatro: ha interpretato Ondine per la regia di Jean Giraudoux e il personaggio di Anna nella pièce Elle t’attend nel 2008 per la regia di Florian Zeller. Nel 2012 Laetitia Casta appare nel thriller di Nicholas Jarecki Arbitrage a fi anco di Richard Gere e Susan Sarandon. Il film, la sua prima produzione americana, è stato presentato al Sundance Film Festival nel 2012, dove ha ottenuto un ottimo riscontro di critica. Nell’ottobre 2012 Laetitia Casta reciterà nel nuovo fi lm di Yvan Attal Do Not Disturb e in Une histoire d’amour di Hélène Fillières.

Peter Ho-Sun Chan (Hong Kong/Repubblica Popolare Cinese)
Figura di riferimento dell’industria cinematografi ca asiatica, Peter Ho-Sun Chan è riuscito a coniugare arte e divertimento con il successo commerciale e di critica. È co-fondatore della United Filmmakers Organization (Ufo) e produttore di una serie di pellicole di grande successo, tra cui Tian mi mi / Comrades, Almost a Love Story (1997). La sua opera d’esordio nella regia, Seung sing gusi / Alan and Eric: Between Hello and Goodbye (1991), è stata premiata come migliore film dell’anno dall’Hong Kong Directors’ Guild. In seguito, Chan ha diretto The Love Letter (1999). Nel 2000 ha co-fondato la Applause Pictures e ha prodotto alcuni fi lm molto originali, tra cui One Fine Spring Day, la serie Gin gwai / The Eye, il fi lm in tre episodi Three e Gam gai / Golden Chicken 1 e 2. Il suo musical Ru guo ai / Perhaps Love (2005) è stato scelto per rappresentare Hong Kong agli Oscar, e per la chiusura della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nel 2005. Tau ming chong / The Warlords (2007), di cui è stato regista, il successivo Moon to / Protégé di Derek Yee (2007) e Shi yue wei cheng / Bodyguards and Assassins di Teddy Chen (2009), che Chan ha prodotto, gli hanno fatto vincere altri 16 tra i più importanti premi cinematografici. La sua ultima opera, da lui prodotta e diretta, Wu xia (2011), è stato l’unico fi lm in lingua cinese a essere invitato alla selezione ufficiale di Cannes. Attualmente Chan è il produttore dell’action thriller di Andrew Lau The Guillotines (2012) ed è impegnato in Cina come regista di un nuovo film, American Dreams in China.
 
Ari Folman (Israele)
Alla metà degli anni Ottanta, concluso il servizio militare, Ari Folman intraprende il viaggio che ha sempre sognato: il giro del mondo con uno zaino sulle spalle. Dopo appena due settimane, si rende conto che viaggiare non fa per lui e si stabilisce in una pensione nel sud-est asiatico dove comincia a scrivere lettere agli amici, nelle quali inventa il suo viaggio perfetto. Rientrato in Israele, inizia a studiare cinema. Il suo film di diploma, Comfortably Numb (1991) documenta i tentativi dei suoi amici di trovare un riparo, colti da attacchi di ansia, durante la prima guerra del Golfo. La pellicola vince il premio dell’Israeli Academy come miglior documentario. Tra il 1991 e il 1996 Folman dirige documentari per la televisione. Nel 1996 scrive e dirige Clara Hakedosha; è del 2001 il suo secondo lungometraggio: Made in Israel, un fantasy futuristico incentrato sulla caccia all’ultimo nazista rimasto al mondo. Folman continua anche a sceneggiare diverse serie tv israeliane di successo, compresa la premiata Be Tipul, dalla quale è stata tratta la serie Hbo In Treatment. Il suo primo approccio all’animazione avviene con la serie The Material that Love Is Made of cui fa seguito Vals im Bashir (2008). Basato su una storia vera, il film è una ricerca del regista dei ricordi relativi ai giorni della guerra del Libano nella metà degli anni Ottanta, cancellati dalla sua memoria: un fi lm di animazione, ricco di immaginazione e fantasia che si è aggiudicato numerosi premi e riconoscimenti.

Matteo Garrone
(Italia)
Da Terra di mezzo a Reality passando per L’imbalsamatore e Gomorra, Matteo Garrone si è rivelato uno dei cineasti italiani più interessanti della nuova generazione. Nasce a Roma nel 1968, lavora come aiuto operatore e poi si dedica a tempo pieno alla pittura. Nel 1996 vince il Sacher Festival con il cortometraggio Silhouette. L’anno seguente realizza con la sua casa di produzione Archimede, il suo primo lungometraggio, Terra di mezzo, che vince il Premio speciale della Giuria al Torino Film Festival. Nel 1998 gira a Napoli il documentario Oreste Pipolo, fotografo di matrimoni e sempre nello stesso anno il suo secondo lungometraggio, Ospiti, riceve il Premio Kodak alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Estate romana, è selezionato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2000; con L’imbalsamatore, presentato alla Quinzaine des Realisateurs a Cannes nel 2002, ottiene riconoscimenti dalla critica e dal pubblico. Nel 2005 Primo amore vince l’Orso d’Argento per la miglior colonna sonora al Festival di Berlino. Nel 2008 gira Gomorra, vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes e di numerosi altri premi e riconoscimenti. Lo stesso anno produce Pranzo di ferragosto di Gianni Di Gregorio vincitore del premio per la miglior opera prima alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel 2012 Garrone si aggiudica nuovamente il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes con Reality.

Ursula Meier (Francia/Svizzera)
Ursula Meier è una cineasta francosvizzera, nata nella città francese di Besançon. Dal 1990 al 1994 studia cinematografi a in Belgio, all’Institut des Arts de Diffusion (Iad). Il successo del suo primo cortometraggio Le songe d’Isaac (1994), realizzato come progetto di fine corso, poi quello di Des heures sans sommeil (1998) e di Tous à table (2001) le permettono di intraprendere una carriera indipendente e, nel contempo, di lavorare come aiuto regista in due film di Alain Tanner. Dopo i due documentari Autour de Pinget (2000) e Pas les flics, pas les noirs, pas les blancs (2001), Meier dirige Des épaules solides (2003), un lungometraggio prodotto per la serie di Arte Masculin-Féminin/Petite Caméra che è accolto con grande plauso. Home, il film con cui debutta sul grande schermo, è proiettato in anteprima alla Semaine de la Critique del Festival di Cannes nel 2008 ed è premiato in molti festival internazionali. Il suo secondo lungometraggio per il cinema L’enfant d’en haut (2012) è scritto da Meier per il giovane Kacey Mottet Klein, figlio di Isabelle Huppert in Home. A L’enfant d’en haut è stato assegnato l’Orso d’Argento Speciale al Festival Internazionale di Berlino del 2012.
 
Samantha Morton (Gran Bretagna)
Nei suoi 25 anni di carriera, Samantha Morton ha lavorato in molti film, tra cui: Under the Skin (1997), Dreaming of Joseph Lees e Jesus’ Son (1999), Sweet and Lowdown (2000) di Woody Allen, per cui è stata candidata al premio Oscar come migliore attrice non protagonista, e Minority Report di Steven Spielberg (2002). Per Morvern Callar di Lynne Ramsay (2002) ha ottenuto cinque nomination come migliore attrice protagonista, e ha vinto ai Bifa e a Toronto, mentre con In America (2002) ha ottenuto la sua seconda nomination al premio Oscar. Nel 2004 è stata la protagonista di Code 46 e di Enduring Love, e nel 2005 di The Libertine. È stata Myra Hindley nel fi lm per la tv Longford (2006), di Tom Hooper, per cui ha ottenuto un Golden Globe come migliore attrice non protagonista. Nel 2007 ha recitato in Mister Lonely, seguito da Control ed è stata Mary Stuart, regina di Scozia, in Elizabeth: The Golden Age. Nel 2008 è apparsa in Synecdoche, New York di Charlie Kaufman. Nel 2009 è stata la protagonista di The Messenger, prima di esordire nella regia con The Unloved, da lei anche sceneggiato e prodotto; il film è stato nominato a tre Bafta e premiato come miglior film per la televisione. The Unloved ha anche ottenuto una nomination per il premio Douglas Hickox ai Bifa del 2009. Il film è la prima parte di una trilogia, e attualmente Samantha Morton sta lavorando alla seconda parte. Nel 2012 l’attrice è apparsa in Cosmopolis, diretto da David Cronenberg, e ha appena finito il film di Spike Jonze, Her.
 
Pablo Trapero (Argentina)
Pablo Trapero è nato a Buenos Aires nel 1971 e inizia la sua carriera internazionale nel 1999 realizzando il suo primo lungometraggio Mundo grúa, che è presentato a Venezia e che raccoglie riconoscimenti e il plauso della critica in festival di tutto il mondo. Il film, girato in bianco e nero e in 16mm, segna una svolta decisiva nella cinematografia argentina ed è uno stimolo ispiratore per giovani registi. Nel 2002, il secondo fi lm di Trapero, El bonaerense, viene presentato per la prima volta al Festival di Cannes, dove ancora una volta critica e pubblico testimoniano il loro favore. A Buenos Aires, Trapero fonda Matanza Cine, la sua casa di produzione che, oltre ai suoi fi lm, produce anche opere di altri registi. In veste di regista egli realizza anche Familia rodante (2004), che esordisce alla Mostra di Venezia, Nacido y criado (2006), presentato al Toronto Film Festival, Leonera (2008), in concorso al Festival di Cannes e Carancho (2010) proposto a Cannes nella sezione Un Certain Regard. Tutti questi film sono stati proiettati nelle sale cinematografiche in Argentina e all’estero e hanno inoltre partecipato ai più importanti festival del mondo. Alcuni fi lm di Trapero sono inclusi in progetti collettivi, tra questi Sobras (in Stories on Human Rights), Nómade (in 25 miradas - 200 minutos) e Naif (in Visual Telegrams). Nel 2012 Trapero presenta, in veste di produttore, Caito, diretto da Guillermo Pfening, e partecipa nuovamente al Festival di Cannes con il film a soggetto Elefante blanco e con 7 días en La Habana.