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la Biennale di Venezia
Main Visual Sezione Danza (new)

Danza


Lazyblood

17 giugno ore 22.00
Teatro Piccolo Arsenale
LAZYBLOOD in concerto

Concerto performance
di e con Erna Ómarsdóttir e Valdimar Jóhannsson
ideazione, musica e testo Erna Ómarsdóttir e Valdimar Jóhannsson
produzione/distribuzione Esther Welger-Barboza
 
I presenti dichiarano: “Io c’ero” con un certo orgoglio. Chi non c’era avrebbe tanto voluto esserci, segno che si è trattato di un evento imperdibile. Stiamo parlando del primo concerto – tenutosi qualche anno fa al Boston Bar di Reykjavík – dei Lazyblood, la band islandese formata dalla danzatrice e coreografa Erna Ómarsdóttir e dal musicista Valdimar Jóhannsson, componente del gruppo punk “Reykjavik!”
 
Formatisi entrambi a Bruxelles – lei al P.A.R.T.S. fondato da Anne Teresa De Keersmaeker, lui al SAE Institute, dove si è diplomato in ingegneria del suono – condividono dal 2006 diverse esperienze di lavoro e insieme hanno fondato la compagnia Shalala, a Venezia con We saw Monsters, che li vede entrambi ideatori e interpreti in scena.
 
Ma cos’ha di tanto speciale un concerto del duo Lazyblood? Innanzitutto non è un semplice concerto, in cui i musicisti assumono i tipici atteggiamenti da rockstar, con il solito corollario di pose e salti, e a un certo punto il pubblico si mette a cantare e a ballare insieme alla band.
 
Erna Ómarsdóttir e Valdimar Jóhannsson si esibiscono in un’autentica performance durante la quale utilizzano lo spazio in modo decisamente anticonvenzionale, si muovono strisciando a terra come serpenti, talvolta facendosi largo tra la folla per arrivare ai piedi degli attoniti spettatori. Il loro modo di stare in scena ha una potente qualità teatrale e coreografica, ma ciò che più colpisce è la quantità di energia allo stato puro che le loro voci riescono a sprigionare: vere e proprie acrobazie sonore che spaziano dal flebile sussurro all’urlo animalesco, passando attraverso languide nenie infantili e sordidi suoni gutturali.
 
Cercare di descrivere questo tessuto musical-teatrale è un puro esercizio di stile, dal momento che il loro lavoro si situa al limite di ciò che si può comunicare attraverso le parole: un’esperienza che – promettono i due performer – “vi farà andare a casa con un sorriso stampato sul volto e il cuore colmo di calore”.