I Leoni della Biennale Danza 2026
Il Leone d’Oro alla carriera è assegnato alla compagnia australiana Bangarra Dance Theatre. A Mamela Nyamza, danzatrice, coreografa, regista e attivista sudafricana va il Leone d’Argento.
I Leoni 2026
È Bangarra Dance Theatre, la principale compagnia di danza delle Prime Nazioni australiane, il Leone d’Oro alla carriera della Biennale Danza 2026, la prima formazione interamente composta da danzatori aborigeni australiani a ricevere il premio. A Mamela Nyamza, danzatrice, coreografa, regista e attivista sudafricana va il Leone d’Argento. Con Bangarra Dance Theatre e Mamela Nyamza la Biennale Danza premia artisti che hanno saputo trasformare, evolvere e dare nuova urgenza al linguaggio della danza attraversandolo con la forza vitale delle rispettive culture originarie, in connessione profonda con ritmi, paesaggi, simboli di tradizioni ancestrali.
“Sin dall’inizio del mio mandato - scrive il direttore artistico Wayne McGregor - ho cercato di dare risalto e sostenere artisti e compagnie straordinarie, la cui influenza e il cui impatto vanno oltre il loro peculiare lavoro. Mettere in risalto e onorare gli artisti selezionati per i Leoni d’oro e d’argento di quest’anno è un esempio di questa ambizione, anche perché si tratta di coreografi e compagnie che hanno provocato un cambiamento epocale nella nostra comprensione della danza e del contesto culturale in cui viene eseguita. La loro integrità, la loro passione, il loro impegno e la loro forza hanno spesso portato a cambiamenti radicali, superando grandi sfide e resistenze”.
I Leoni, approvati dal Consiglio di amministrazione della Biennale di Venezia su proposta del direttore artistico Wayne McGregor, verranno premiati nel corso del 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea, che si svolgerà a Venezia dal 17 luglio all’1 agosto 2026.
Bangarra Dance Theatre
Leone d’Oro alla carriera
“Con i suoi diciotto duttili e vitalissimi danzatori aborigeni e delle isole dello Stretto di Torres, Bangarra (che significa “accendere il fuoco”) è una delle maggiori formazioni artistiche australiane nota a livello internazionale. Ognuno dei danzatori, fiero della propria appartenenza, attinge a un patrimonio culturale che attraversa le generazioni lungo 65.000 anni creando opere potenti che uniscono danza, musica, poesia. Fin dalla sua fondazione nel 1989, Bangarra ha avuto un impatto significativo sulla scena teatrale australiana e mondiale, portando in tournée produzioni che raccontano le storie dei popoli delle Prime Nazioni. Stephen Page, membro dei popoli Quandamooka Nunukul/Ngugi e della nazione Yugambeh Munaldjali, è stato direttore artistico di Bangarra per oltre trent’anni. Dal 1991 al 2022 ha plasmato la compagnia e un corpus storico di oltre ventisette opere, trasformando il panorama delle arti performative australiane e catapultando la compagnia sulla scena mondiale come narratore contemporaneo delle Prime Nazioni. Un lascito che dal 2023 raccoglie la pluripremiata coreografa Frances Rings, discendente della tribù Mirning della costa occidentale dell'Australia Meridionale. Sotto la sua guida come direttrice artistica “la compagnia continua la missione di promuovere consapevolezza e valorizzazione delle culture indigene” (dalla motivazione).
Al 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea la compagnia Bangarra Dance Theatre presenterà in prima europea Terrain (25 e 26 luglio, Teatro Malibran). Esplorando il rapporto dei popoli delle Prime Nazioni con il Paese e il modo in cui il paesaggio diventa una seconda pelle, Terrain si ispira alla bellezza senza tempo del più grande lago salato dell’Australia, il Kati Thanda-Lake Eyre nell’Australia meridionale. Coreografato da Frances Rings, lo spettacolo si sviluppa in nove quadri evocando la forza del corpo e della terra che convergono per dare vita al luogo. “Guardate le acque salire e scendere mentre ci riconnettiamo con l’energia della terra e lo spirito resiliente delle persone che hanno a cuore il loro futuro” (dalla presentazione).
Mamela Nyamza
Leone d’argento
“Un pensiero del corpo che affonda le radici nella memoria collettiva ed è attraversato dalle correnti della storia, del genere, della società, della politica sottende l’opera della danzatrice, coreografa e attivista sudafricana Mamela Nyamza. Le sue radici afro discendenti si fondono con una formazione nella danza classica, moderna, jazz, gumboot e butoh parlando una nuova lingua. Dall’emozionante assolo del 2008 Hatched, che la rivela al mondo, poi rielaborato anche per ensemble, ad Afro-fusion, Isingqala e Amafongkong, I Stand Corrected e 19-born-76-rebels, Black Privilege e GroundeD, Nyamza crea le sue narrazioni profondamente personali e politiche accendendo i riflettori su questioni traumatiche come lo stupro correttivo inferto alle lesbiche sudafricane o le rivolte e il massacro di Soweto del 1976, attingendo alla sua vita e alla sua educazione a Gugulethu. Promotrice di iniziative a favore della giustizia sociale e di sensibilizzazione verso tematiche di genere, Nyamza è stata co-direttrice e collaboratrice del Progetto Move 1524 dell’Università di Stellenbosch, che utilizzava la danza terapia per affrontare l’HIV/AIDS, la violenza domestica e l’abuso di sostanze” (dalla motivazione).
Mamela Nyamza debutterà sul palcoscenico del 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea il 19 e 21 luglio al Teatro Piccolo Arsenale con la prima europea di The Herd/Less, un’opera sulla fallacia di un mondo meraviglioso che evoca violente realtà e un’infinita vulnerabilità esplorando il doppio significato di “gregge”: simbolo di armonia collettiva, ma anche di controllo e sottomissione.
I Leoni delle precedenti edizioni
In passato il Leone d’Oro alla carriera per la Danza era stato attribuito a Merce Cunningham (1995), Carolyn Carlson (2006), Pina Bausch (2007), Jirí Kylián (2008), William Forsythe (2010), Sylvie Guillem (2012), Steve Paxton (2014), Anne Teresa De Keersmaeker (2015); Maguy Marin (2016); Lucinda Childs (2017); Meg Stuart (2018), Alessandro Sciarroni (2019), La Ribot (2020), Germaine Acogny (2021), Saburo Teshigawara (2022), Simone Forti (2023), Cristina Caprioli (2024), Twyla Tharp (2025).
Il Leone d’Argento, dedicato alle presenze più incisive nella danza degli ultimi anni o a istituzioni che si sono distinte nel far crescere nuovi talenti, in passato è stato attribuito al Performing Arts Research and Training Studios di Anne Teresa De Keersmaker (2010), Michele Di Stefano (2014), Dana Michel (2017), Marlene Monteiro Freitas (2018), Steven Michel e Théo Mercier (2019), Claudia Castellucci (2020), Oona Doherty (2021), Rocío Molina (2022), Tao Dance Theater (2023), Trajal Harrell (2024), Carolina Bianchi (2025).
Cenni biografici
Bangarra Dance Theatre è una compagnia di artisti professionisti aborigeni e delle isole dello Stretto di Torres. È una delle maggiori compagnie australiane di arti dal vivo e condivide la sua cultura con le comunità e il pubblico di tutta l’Australia e del mondo. Attingendo a 65.000 anni di cultura, Bangarra Dance Theatre crea opere di danza e teatro di forte impatto, integrando musica, poesia, design. Tutti i componenti del Bangarra Dance Theatre sono danzatori professionisti e artisti volitivi, orgogliosi delle proprie origini. Spinta dal senso di responsabilità nei confronti del Paese e della comunità, la compagnia Bangarra promuove la trasmissione della storia delle popolazioni indigene, delle loro vicende, conoscenze ed esperienze per favorire il cambiamento e creare un impatto durevole.
La compagnia Bangarra è stata fondata nel 1989 da Uncle Rob Bryant, Cheryl Stone e Carole Y. Johnson, nata dall’energia della National Aboriginal Islander Skills Development Association (NAISDA). Dal 1991 al 2022 Bangarra è stata guidata dal direttore artistico Stephen Page. Emblema della creatività aborigena, la visione e la tenacia di Stephen Page hanno reso Bangarra una delle compagnie di arti performative delle popolazioni indigene o Prime Nazioni di maggior successo al mondo. Frances Rings, membro di lunga data della compagnia Bangarra e pluripremiata coreografa, è diventata direttrice artistica della compagnia nel 2023, guidando la compagnia insieme alla direttrice esecutiva Louise Ingram. Oggi, Frances e Louise guidano la compagnia nella missione che Bangarra si è data: promuovere la consapevolezza e la comprensione delle culture aborigene e degli abitanti delle isole dello Stretto di Torres.
Bangarra Dance Theatre ha portato le sue produzioni in tournée nei maggiori teatri di tutto il mondo, tra cui: il Lincoln Centre (Warumuk, in collaborazione con l’Australian Ballet); il New York City Centre, il Sadlers Wells Theatre di Londra e il Théâtre du Châtelet di Parigi (Rites, in collaborazione con l’Australian Ballet); il Vancouver Playhouse (Spirit, Brolga); il Tokyo Metropolitan Theatre (Ochres); il Theater Bonn e l’Hanoi Opera House, Vietnam (Spirit).
Mamela Nyamza (1976, Gugulethu - Città del Capo) è una danzatrice, coreografa, regista e attivista sudafricana. Fin dall’età di 8 anni, mentre studiava danza classica alla Zama Dance School di Gugulethu, Nyamza sapeva che il suo amore per il movimento del corpo avrebbe portato sia pregiudizi che prestigio alla sua carriera di artista di danza-teatro. Derisa dai suoi coetanei per il suo fisico atletico e tonico, fino al rifiuto totale della sua struttura fisica da parte dei suoi insegnanti di danza classica, Nyamza è stata inevitabilmente attratta dalla politica del corpo. Nyamza ha coraggiosamente proseguito gli studi alla Tshwane University of Technology conseguendo un diploma nazionale in danza classica nel 1994. Nyamza ha iniziato a pensare di decostruire radicalmente le regole e le aspettative che definiscono una ballerina classica. In questo processo, nel 1999 ha vinto un’audizione per una borsa di studio che le consentono di proseguire gli studi alla Alvin Ailey International School for Dance di New York, dove nel 1999 ha co-creato e interpretato The Dying Swan, che le è valso il Dance Umbrella Award per la migliore performance di una ballerina in stile contemporaneo nel 2000. Nel 2007, le innovative idee di Nyamza hanno preso forma, portando alla creazione dell’acclamato Hatched, opera con cui avvia il suo programma artistico volto alla demistificazione, decostruzione e profanzaione delle regole e degli standard della danza classica. Nyamza ha vinto lo Standard Bank National Young Artist for the Dance nel 2011, grazie alle sue coreografie innovative e alle sue performance nell’arte della danza. Il suo ultimo lavoro, Hatched Ensemble, ispirato al suo lavoro solista, è stato definito “un’opera straordinariamente originale, un’installazione artistica, uno spettacolo di danza il cui tema principale è la liberazione collettiva” (The Times, Regno Unito). Attraverso la sua nuova compagnia Mamelas Artistic Movement, Nyamza ha realizzato il suo desiderio a lungo coltivato di offrire uno spazio creativo agli artisti di danza disoccupati che sono stati emarginati a causa della politica del corpo. Nyamza è stata premiata con il Marraines Fiddo Award dal Burkina Faso Festival International de Danse de Quagadougou nel 2022. Con la sua nuova compagnia senza scopo di lucro, la visione di Nyamza è quella di rendere la danza, come genere di arte performativa, un mezzo per trasmettere la politica del corpo in merito a tutte le questioni sociali.