61. Esposizione Internazionale d’Arte
Mentre il mondo alza il volume, e le voci si sovrappongono nel frastuono – fino ad annullare i significati – esiste un solo modo per comunicare, creare una zona d’ascolto sintonizzata su una frequenza minore. Più raccolta, accogliente, umana, e non per questo meno carismatica.
E la stessa Koyo Kouoh, nel portare all’estremo il concetto base della sua mostra, è dunque ancora più presente nell’assenza. Tutto è iniziato sotto una grande pianta di Ficus Benjamina, a Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia. Quell’albero ha segnato l’inizio di un’amicizia e di un impegno profondo con La Biennale, e quell’ombrello verde – mormorando l’insegnamento di Gurdjieff, “centro di gravità permanente” – è stato testimone di un patto sancito col sorriso glorioso di chi sa, vede, immagina, ben oltre i giorni e i mesi.
La Mostra di Koyo Kouoh reca con sé i sigilli dell’universale e del futuro. Lei aveva intravisto, sotto quel Ficus, l’unica soluzione possibile, la riconnessione alla vita e alla terra. E all’ombra di un altro albero, un grande mango carico di frutti, stavolta in Senegal, a Dakar, nel cortile di RAW Material Company, la scuola da lei fondata, il pensiero ha continuato a dispiegarsi. È lì che si radica il progetto di una vita di studi e ricerche. Il suo lascito.
Le pagine di In Minor Keys, che Koyo trasmise alla Biennale quasi un anno fa, rappresentano un saggio fulminante della sua pratica curatoriale, e distillano, parola per parola, l’idea precisa e cristallina della sua idea di mostra. Che nel concetto proprio della semina Koyo ci ha consegnato, e che per il tramite dei suoi insegnamenti il suo team e la Biennale di Venezia offrono da oggi al mondo. È una mostra permeata di spirito, di una sacralità che rimette al centro la persona, l’essere umano, che ritrova il senso dello stare al mondo riprendendo le misure, rispetto agli elementi della terra, e guardando di nuovo il cielo. È un percorso, quello di Koyo Kouoh, che recupera i rapporti umani, che nascono dai cortili. Le piccole cose, che sono grandi. La dimensione umana, misura di tutto, che una parte di mondo, quello più opulento e sazio, identificato nella parola “Occidente”, da tempo ha perso di vista, smarrito. Giunge quindi dalla dinamo dell’Africa, e da una delle sue voci più importanti il sussurro che ci riconduce all’essenziale, che ravvisa nell’uso delle nostre stesse mani la condizione più felice, una rivelazione che ci riporta a terra, al nostro corpo, ai nostri sensi. All’umiltà verso ciò che è più grande e non va spiegato, solo intuìto. Ci sono i giardini, le piante, i profumi di frutti e fiori. Ci sono i Altari, in forma di Lari e Penati, da guardare per non perdere la strada maestra, cioè le figure di Issa Samb e di Beverly Buchanan, a cui per logica associazione non si può non accostare, adesso che si è ricongiunta al mondo dell’invisibile e dell’immateriale, la stessa Koyo. E poi le Scuole, esempio di socialità e primo motore di connessione tra persone. I riti performativi, come le processioni. L’importanza delle sentinelle, dei guardiani, che ci accompagnano, proteggono e guidano nel corso della nostra esistenza, qui in mostra come sirene mitologiche. E ancora il riposo, i ritmi umani, le soste che in questa Biennale Arte saranno parte del percorso, come le pause in musica.
La gioia di un’arte autentica, che tanto somiglia alla vita vera.
Si ringrazia il Ministero della Cultura, le Istituzioni del territorio che in vario modo sostengono La Biennale, la Città di Venezia, la Regione del Veneto, la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Venezia e la Marina Militare.
Un ringraziamento va a Bvlgari, Partner Esclusivo della manifestazione, a illycaffè Main Sponsor.
Si ringraziano tutti gli Sponsor: American Express, Bloomberg Philanthropies, Vela-Venezia Unica e Quattro Gatti Gin.
Ringraziamenti a Cleary Gottlieb Steen & Hamilton LLP.
Un grazie va alla Rai, Media Partner, che seguirà la manifestazione con un’offerta dedicata in Tv, alla radio e sul web.
Si ringraziano i Donor, gli Enti e le Istituzioni internazionali importanti nella realizzazione della Biennale Arte 2026.
Ringraziamo Koyo Kouoh e, in questa occasione, il suo straordinario Team, che fin dall’inizio ha abbracciato la visione della Curatrice con passione e generosità, contribuendo in modo determinante alla realizzazione della Mostra.
Grazie, infine, ai colleghi, ovvero tutte le grandi professionalità della Biennale applicate con grande dedizione alla realizzazione e alla gestione della Mostra.