Danza, musica e teatro sono linguaggi che si manifestano nel tempo e nella presenza, determinandosi nella relazione del qui e ora tra artista e pubblico. Per Sir Wayne McGregor la danza ci invita a riconsiderare la natura del tempo, per Caterina Barbieri la musica ci riporta all’ascolto primordiale da cui tutto nasce, per Willem Dafoe il teatro ci riconduce alla verità dell’incontro umano. I titoli da loro individuati – Time Does Not Exist, A Child of Sound e Alter Native – oltre che dichiarazioni poetiche, confermano il qui e ora e sono veri e propri orientamenti di ricerca del nostro stare al mondo. E i tre settori, ancora una volta, confermano il loro essere in dialogo, ognuno con il proprio specifico codice.
I programmi presentati dai direttori, infatti, esplorano la dimensione centrale dell’esperienza artistica dal vivo intesa come tramite necessario per rinnovare, ogni volta, la percezione della realtà di chi partecipa a un evento performativo.
Time Does Not Exist, il Festival Internazionale di Danza Contemporanea diretto da Wayne McGregor, presenta una riflessione sul tempo, celebrando un’occasione specialissima, i 20 anni del Festival. Ispirandosi alle teorie del fisico Carlo Rovelli, McGregor ci invita a mettere in discussione la concezione lineare e uniforme del tempo, poiché esso è, come suggerisce la fisica moderna, una relazione tra eventi. E allora anche la danza, che vive nel tempo, diventa un luogo privilegiato per esplorare questa complessità.
Grazie al movimento dei corpi, le coreografie interrogano la memoria della Biennale Danza attraverso il contributo fondamentale dell’Archivio Storico della Biennale, collegando le temporalità in un tessuto dinamico di ipotesi percorribili, per fare del gesto coreografico lo spazio in cui il tempo può piegarsi e reinventarsi.
Sir Wayne McGregor, Caterina Barbieri e Willem Dafoe invitano quindi il pubblico a intraprendere un percorso che attraversa rituale e ricerca, memoria e immaginazione, infanzia e futuro. Ogni esperienza artistica, quando accade realmente, ci porta sempre allo stesso punto, a quell’istante in cui riscopriamo, in una eterna e fresca prima volta, un movimento, un suono, un gesto.