la Biennale di Venezia
Main Visual Sezione Danza (new)

Danza


Wen Wei Dance Company (Canada)

26 - 27 maggio ore 22.00
Teatro Piccolo Arsenale
Unbound (2006, 65’) [prima europea]
coreografia di Wen Wei Wang
musica originale Giorgio Magnanensi
luci James Proudfoot
costumi Kate Burrows
scene James Proudfoot e Wen Wei Wang
con Scott Augustine, Karissa Barry, Jung-Ah Chung, Josh Martin, David Raymond, Tiffany Tregarthen
 
Se dalla Cina del nuovo millennio arrivano le novità più inattese della coreografia contemporanea, è in Occidente che questi talenti trovano spesso un terreno di coltura favorevole per svilupparsi portando, forti del loro originalissimo retroterra culturale, nuova linfa alla scrittura coreografica. È il caso di Wen Wei Wang, formatosi artisticamente in patria, ma affermatosi in Canada, dove arriva a 26 anni, fonda la propria compagnia, vive e lavora tuttora. Per la prima volta in Italia alla Biennale di Venezia, Wen Wei Wang porta una delle sue creazioni più recenti, Unbound, un pezzo commissionato dal Can Dance Network nel 2006 che debutta in prima europea.
 
Alla tradizione squisitamente cinese del “piede di loto” si ispira Wen Wei per Unbound, connettendo un costume antico alla nostra contemporaneità per indagare le relazioni tra i generi. Ne risulta un potente affresco sulla complessità e la paura che suscitano bellezza, potere, sessualità.
 
Quintessenza dell’erotismo orientale e insieme simbolo della sottomissione della donna, la tradizione del “piede di loto” o “giglio d’oro”, per cui si fasciavano i piedi delle bambine fin dalla più tenera età, compromettendo la loro capacità motoria, ma offrendo loro la possibilità di un riscatto sociale con un matrimonio importante, risale al X secolo e si protrae ufficialmente fino al 1911, quando la Repubblica Popolare, con un radicale capovolgimento culturale, dichiara la parità dei sessi e perseguita le donne dai piedi di loto costringendole a cantare inni alla “liberazione del piede”. In realtà la pratica, così radicata nell’immaginario maschile e nel costume femminile, stenterà a scomparire - solo nel 2001 chiuderà l’ultima fabbrica di “scarpette di loto” - e anche Wen Wei potrà farne conoscenza diretta. Wen Wei vede i piedi martoriati di sua nonna e ascolta il racconto della madre che, bambina, con pianti e lacrime si sottrae alla tortura dei piedi fasciati; eppure resta un argomento bandito, come un tabù. “Che la gente si vergogni e non ne parli fa parte della nostra storia – dichiara il coreografo - per questo voglio che la gente ricordi. Eppure, Unbound non riguarda soltanto la storia cinese, ma tutta la gente, le nostre emozioni, la nostra sessualità” - aggiunge.
 
Oggi restano alcuni esemplari delle leggendarie “scarpette di loto”, oggetto feticcio per collezionisti o da esposizione nei musei, come il Bata Shoe Museum di Toronto, dove le vede Wen Wei. Dopo la mostra comincia a riflettere su come gli uomini vedano le donne, e pensa che si tratta non soltanto di attrazione sessuale, ma anche di controllo. “In qualche modo nella vita siamo tutti legati e vogliamo liberarci da questi legami”. Così le scarpette diventano simbolo di piacere e di dolore, di attrazione e di sottomissione e lo spettacolo riflette questa duplicità segnando il passaggio dalla costrizione (bound) alla liberazione (unbound).
 
L’utilizzo di queste scarpine minuscole dai tacchi vertiginosi, in tessuto di broccato e con preziosi disegni floreali che Wen Wei si è procurato dall’opera cinese, apre nuove possibilità al movimento dei danzatori, ha sottolineato Wen Wei: le gambe si allungano e i fianchi, spinti in avanti insieme a tutto il bacino, cambiano l’alllineamento del corpo e il suo equilibrio. L’andatura su queste scarpe alte produce un armonioso ondeggiare del corpo, ma complica i passi di danza. Di conseguenza anche la coreografia cambia.
 
Avvolti dalla luce delle lanterne rosse cinesi alternata a fiotti di luce bianca, i sei danzatori della compagnia, tre donne e tre uomini, fra cui lo stesso Wen Wei, si esercitano in una danza acrobatica che mette a nudo i rapporti fra i sessi.
 
Wen Wei (Xian - Cina, 1965) - Proveniente dalla città industriale di Xian, nella Cina nord occidentale, la storia di Wen Wei assomiglia a quella di tanti cinesi che nascono poco tempo prima della Rivoluzione Culturale. Il suo apprendistato avviene attraverso l’attività di propaganda del regime comunista, cioè nell’ambito delle danze popolari cinesi presso la Scuola delle Guardie Rosse fin dall’età di 6 anni. Quando la Rivoluzione Culturale è terminata e le compagnie di danza regionali cominciano a proliferare, Wen Wei entra a far parte della Scuola regionale di Langzhou, dove rimane per quattro anni a studiare balletto, oltre alla danza classica e popolare cinese e ad altre danze popolari internazionali, come quella spagnola, russa, giapponese. Una volta diplomato, si unisce alla compagnia di Langzhou, finchè nel 1987, dopo aver vinto un premio per una coreografia, Wen Wei accede all’Accademia di Belle Arti di Pechino dell’Esercito Popolare.
Nel 1991, a 26 anni, la svolta: Wen Wei va a Vancouver per un corso estivo all’Università Simon Fraser, e qui deciderà di restare, unendosi alla compagnia di danza moderna Judith Marcuse, e più tardi, a una delle maggiori compagnie canadesi, Ballet British Columbia, con cui resta 7 anni. Nel 2000 vince il premio Clifford E. Lee – un premio dedicato esclusivamente alla danza canadese - per la coreografia di un duetto in puro stile classico, Snow, e lascia anche il Ballet BC per trovare la propria indipendenza creativa che lo porterà a fondare, nel 2003, la compagnia di danza contemporanea che porta il suo nome, la Wen Wei Dance. Per la propria compagnia crea alcuni pezzi acclamati dalla critica, come Cock-Pit, Three Sixty Five, Tao (The Way). Nel 2006 riceve l’Isadora Award per la coreografia, un premio internazionale creato nel 1986 nella Bay Area di San Francisco.