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Biennale College Musica / Tre atti unici

Alla sua quarta edizione, Biennale College – Musica presenta quest’anno tre brevi opere di teatro musicale da camera.



Orpheus Moments, seriamente un’opera buffa (2017, 20’) prima es. ass.
Ole Hübner musica
Tassilo Tesche libretto
Jakob Boeckh scene e video
Friederike Blum regia
Julia Mihály soprano
Timotheus Maas baritono
Pablo Bottinelli tenore
Michael Taylor contralto (controtenore)

a seguire:

Apnea (2017, 20’) prima es. ass.
Leonardo Marino musica
Alice Lutrario regia e libretto
Lucia Menegazzo scene e costumi
Licia Piermatteo soprano
Nataliia Vasyliuk soprano
Michael Taylor contralto (controtenore)
Timotheus Maas baritono

a seguire:

La stessa barca (2017, 20’) prima es. ass.
Raffaele Sargenti musica
Antonello Pocetti e Raffaele Sargenti libretto
Antonello Pocetti regia
Antonino Viola scene e costumi
Rosario Di Benedetto progettazione e realizzazione video
Licia Piermatteo soprano
Elisa Bonazzi mezzosoprano
Markos Trittas Kleovoulou baritono

 

direttore Filippo Perocco
Ex Novo Ensemble
coordinamento informatica musicale: Tempo Reale / Giovanni Magaglio
produzione La Biennale di Venezia

Orpheus Moments

Orfeo segna l’inizio dell’opera e del teatro musicale – molteplici adattamenti della sua vicenda hanno via via aggiornato l’impatto dell’opera come forma d’arte e influenzato sino a oggi il teatro musicale contemporaneo. Tuttavia Orfeo non è soltanto un topos della storia musicale ma anche il prototipo del musicista e dell’artista, un’allegoria della capacità umana di creare qualcosa di duraturo, di ampliare il proprio mondo e di trascenderlo. Il canto di Orfeo compie l’emancipazione, le sue abilità individuali lo disilludono nei confronti delle regole del suo ambiente. In tal modo egli è anche un predecessore del soggetto moderno. Suona la sua lira e gioca con gli dei finché la sua dote più umana – il dubbio – rovina i suoi piani. Voltandosi indietro, cambiando la sua direzione s’allontana da tutti i percorsi dati. Nelle oltre cinquanta versioni musicali del mito di Orfeo attraverso la storia dell’opera, questo voltarsi indietro è stato via via motivato in modo molto diverso. Ed è anche il fulcro di questa nuova interpretazione.
L’esito dei suoi dubbi è di nuovo la perdita della sua amata – come scrive Ovidio: “Ed egli, uomo infelice, cercò sì, tendendo le braccia d’afferrarla e di essere afferrato ma null’altro strinse che l’aria sfuggente”. Ma la motivazione è diversa, è nuova e non è stata ancora detta.

Apnea

Il rapporto tra desiderio e realtà, tra sogno e disillusione costituisce il fulcro di questa opera. Si apre davanti a noi un universo magico composto di acqua e ombre, in cui l’incontro con tre figure emblematiche rappresenta un intero percorso di vita: un mentore istruisce ai misteri del mondo e alle arti magiche che consentono di dominare la realtà per renderla migliore e rimanda al tempo della giovinezza e dell’apprendimento; una donna, oggetto d’amore e alter ego della protagonista svela i misteri del corpo, dell’eros e più profondamente dell’io introducendo la protagonista stessa in una stagione più adulta e consapevole; un giovane curioso e ambizioso offre una speranza di rivalsa nel futuro attraverso la trasmissione della propria esperienza.
Ognuno degli incontri rappresenta un’occasione di senso e di felicità, ma contestualmente incarna un inevitabile fallimento. L’incontro con il mentore rivela la scoperta delle proprie capacità, ma anche dei propri limiti e dei propri insuccessi; l’incontro con l’amante rivela l’altro, la vicinanza, l’intimità, ma anche l’abbandono e la perdita; l’incontro con l’allievo rivela la speranza nel futuro, ma anche la consapevolezza di una caducità ineluttabile.
La protagonista della nostra storia ci guida in un viaggio dentro se stessa e il proprio dolore, reso magico dalla fantasia febbrile che accompagna l’assenza di ossigeno dei suoi ultimi istanti. Apnea è una donna che ha scelto di togliersi la vita e ci racconta, attraverso la sua lunga allucinazione, un’esistenza intera di fallimenti, di tentativi di relazionarsi col mondo e con gli altri andati inevitabilmente a vuoto.
È proprio attraverso la sua allucinazione che è possibile indagare le radici profonde del suo gesto: il processo progressivo di delusione e isolamento che determinano l’insostenibilità di un’esistenza che non trova posto nel mondo. Lo sguardo abbacinato di Apnea ci racconta di un universo che si disgrega, che “cade a pezzi” e del vano tentativo di restituirgli un ordine, del desiderio di scoprirsi e ritrovarsi nell’altro che crolla inevitabilmente nella solitudine e nell’abbandono, dell’utopia folle di ricompattare i frammenti per tentare di costruire un futuro, mentre l’universo circostante continua a disgregarsi. Un processo di inarrestabile entropia, visiva come musicale, scandisce le tappe di questa storia che accelera sempre più vorticosamente fino a implodere nel suono ritmico di una goccia d’acqua che rimbomba in una casa vuota, dopo la morte della donna.

La stessa barca

Nella condivisione di un destino incerto, nell’alternanza di speranza e delusione, nella consapevolezza della precarietà dell’oggi come nella costatazione dell’avidità umana e dello sfruttamento siamo tutti, a livelli diversi, sulla stessa barca.
Cerchiamo la corda per reggerci dagli scossoni e dai sommovimenti di una vita liquida e osserviamo all’orizzonte l’orda di migranti che invade con prepotenza le nostre certezze.
Paura, rabbia, sogno, ribellione, frustrazione, fede, voglia di riscatto sono i protagonisti di un dramma musicale che nella ricerca degli opposti (noi/loro, bianco/nero, stasi/movimento, buono/cattivo, lucro/carità, salvezza/disperazione) finisce per attorcigliarsi a spirale fino a far coincidere gli stessi.

Teatro Piccolo Arsenale

SESTIERE CASTELLO
CAMPIELLO TANA, 2169/F, 30122 
VENEZIA
TEL  +39 0415218711
info@labiennale.org

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