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La Biennale Musica 2017 guarda a Oriente

“Il tema dell’Oriente è un importante filo rosso che lega tra loro molti dei concerti del programma”, dichiara Ivan Fedele. Il Festival dal 29 settembre all’8 ottobre.

Il 61. Festival al via il 29 settembre con l'Orchestra di Padova e del Veneto, diretta da Marco Angius, e l'esecuzione di Inori di Stockhausen. Focus sul violoncello in una giornata dedicata con tre solisti d’eccezione. Biennale College - Musica presenta tre brevi opere di teatro musicale da camera. 4 concerti nella sezione 23 APERTO spaziano dal rock sincretico al jazz di Enrico Rava. Il Festival si intitola EST! per sottolineare l'attenzione ai compositori e alle musiche di area orientale: “Il tema dell’Oriente è un filo rosso che lega molti dei concerti in programma”, dichiara il direttore artistico Ivan Fedele.

Biennale Musica 2017

In programmazione dal 29 settembre all’8 ottobre, il 61. Festival Internazionale di Musica Contemporanea quest’anno guarda a Oriente. “Il tema dell’Oriente è un importante filo rosso che lega tra loro molti dei concerti del programma – dichiara il Direttore Ivan Fedele. Un filo rosso che si snoda tra i solchi profondi delle pratiche di una tradizione sempre viva che irrora i sentieri della creatività di molti degli autori più rappresentativi di quella ampia regione del continente asiatico che include Cina, Corea e Giappone. Autori che, peraltro, hanno un rapporto di frequentazione se non addirittura di coniugazione con l’Occidente”.

Est!

Il Festival si inaugura con il viaggio spirituale di Inori (29 settembre, Teatro alle Tese), immaginato da Karlheinz Stockhausen come una grande preghiera musicale per danzatore-mimo e orchestra, dove la partitura di gesti del primo, attinta al vocabolario devozionale di varie religioni, fa da ambiente di risonanza alla musica spazializzata dell’orchestra. Inori è eseguito dall’Orchestra di Padova e del Veneto sotto la direzione di Marco Angius.

Un secondo concerto dell’Orchestra patavina (7 ottobre, Teatro alle Tese), diretto da Yoichi Sugiyama, è interamente dedicato alla musica dell’estremo oriente, in un dialogo tra tradizione e avanguardia che offre prospettive sempre diverse. Con il cinese Guo Wenjing (1956), uno dei protagonisti – insieme a Tan Dun, Chen Yi, Zhou Long, Chen Qigang e altri – di quella generazione di musicisti, oggi nota a tutto il mondo della musica contemporanea, cresciuta durante la Rivoluzione Culturale; e con la nuova generazione di autori giapponesi, Malika Kishino (1971) e Dai Fujikura (1977), Leone d’Argento 2017. Nativo di Osaka ma fin da giovanissimo residente a Londra, Fujikura ha avuto una carriera fulminante e oggi la sua musica è eseguita da Caracas a Oslo, Lucerna e Parigi, riceve commissioni dalle migliori istituzioni musicali e ha lavorato con direttori come Pierre Boulez, Gustavo Dudamel, Peter Eötvös.

Tan Dun

Il Leone d’Oro alla carriera del 61. Festival è invece attribuito al cinese, da anni residente a New York, Tan Dun, uno dei pochi compositori del panorama contemporaneo a diventare fenomeno popolare, con 15 milioni di visualizzazioni su You Tube per la sua Internet Symphony. Sarà l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai a eseguire Secrets of Wind and Birds, The Tears of Nature e Concerto for Orchestra sotto la direzione dello stesso Tan Dun. Tre brani mai eseguiti in Italia che esprimono il suo ideale di musica organica “in simbiosi con l'ambiente, nella quale elementi naturali come acqua, pietre, oggetti di carta e di ceramica interagiscono con i tradizionali strumenti dell'orchestra, rendendolo un personaggio unico nel panorama mondiale”, come recita la motivazione del premio.

Altri autori

Assume profondità storica l’accostamento tra Unsuk Chin (1961) e Isang Yun (1917-1995) proposto dal Parco della Musica Contemporanea Ensemble diretto da Tonino Battista (1 ottobre, Teatro alle Tese). Entrambi originari della Corea del Sud per poi risedere a Berlino (anche se Yun costretto dagli eventi storici), il concerto mette in luce radici e sviluppi del rapporto tra oriente e occidente, mettendo in dialogo Unsuk Chin, figura affermata nel panorama internazionale, con un personaggio chiave come Isang Yun, fra i primi a esplorare sotto il profilo filosofico ed estetico tradizione orientale, taoismo cinese e avanguardia occidentale.

Nato a Hiroshima nel 1955, Toshio Hosokawa, a cui il Festival dedica un ritratto che copre un arco di oltre vent’anni con il Takefu Ensemble (7 ottobre, Teatro Piccolo Arsenale), fonda la sua musica sui principi del buddismo zen e l’interpretazione simbolica della natura, in cui suono e silenzio rivestono uguale importanza, perché le note nascono e muoiono come il respiro in un continuo divenire. “Il silenzio è pieno del suono se solo sapessimo ascoltarlo”, afferma Hosokawa, che paragona la sua musica alle pennellate del calligrafo, il cui gesto artistico inizia nell’aria e solo successivamente si posa sul foglio.

Europa e oltre

Le culture extra europee hanno contribuito ad allargare l’instrumentarium del percussionista nel momento in cui la storia della musica contemporanea ha cominciato a fluire anche attraverso questo strumento. È un’eccellenza come il percussionista Thierry Miroglio, per capacità tecniche, estro creativo e interesse per la sperimentazione che ne fanno un protagonista della musica contemporanea, a offrire un altro spaccato tra oriente e occidente. Con il giapponese Ichiro Nodaira (1953), i cinesi Shuya Xu (1961) e Zhang Xiaofu (1954), quest’ultimo considerato il più importante compositore di musica elettronica in patria, cui si aggiunge il cileno José Miguel Fernández (1973), impegnato anche nel live electronics del concerto (2 ottobre, Teatro alle Tese).
 

Michele Marco Rossi, Séverine Ballon e Arne Deforce (3 ottobre, Sala delle Colonne)sono i protagonisti di un focus sul violoncello, un altro strumento diversamente declinato dalla sperimentazione con l’elettronica: i programmi dei tre solisti – che presentano 8 prime italiane e 2 assolute con Rebecca Saunders, Chaya Czernowin, Liza Lim, Iannis Xenakis, Sofia Avramidou, Arturo Fuentes, Raphael Cendo, Franck Bedrossian, Richard Barrett, Thierry Blondeau, Gabriele Cosmi, Lucia Ronchetti - ci introducono “in un mondo sonoro che trasfigura il suono familiare di uno strumento-simbolo della nostra tradizione occidentale come il violoncello in un universo di nuove dimensioni acustiche e di approcci creativi davvero stupefacente per originalità e novità” (Ivan Fedele).

Tecnologie e musica

Sul versante dei dispositivi e delle tecnologie, ma con una connotazione “vintage”, operano i musicisti di Tempo Reale, il centro fiorentino di ricerca sul suono, insieme al compositore russo Alexander Chernyshkov (1983), autore dell’originale Trascrizione di un errore, presentato per Biennale College lo scorso anno. Per questo esperimento Chernyshkov “è alle prese con una partitura che unisce strumenti-dispositivi della quotidianità (relè di ascensore, stampanti ad aghi, floppy disk obsoleti, ecc.) con l’apporto di due poli-strumentisti fuori da schemi convenzionali. Il tutto in un quadro di utilizzo dello spazio che cerca ancora una volta di superare il concetto di concerto tradizionale a favore di una fruizione immersiva e di prossimità, sempre più imprescindibile nelle più emergenti esperienze musicali elettroniche” (Francesco Giomi, Tempo Reale).

Musica strumentale, elettronica, video, danza e pittura dal vivo entrano in gioco nelle visual performance dell’ensemble Hanatsu miroir, come La vallée des Merveilles (4 ottobre, Teatro alle Tese), che l’autore delle musica Maurilio Cacciatore (1981) definisce “una scrittura a metà tra musica da camera e teatro che segna a mio avviso uno spazio nuovo nella creazione contemporanea”, o come Lost in Feedback (5 ottobre, Sale d’Armi), sempre di Maurilio Cacciatore, qui affiancato a una nuova creazione della giapponese Kenji Sakai (1977).


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