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Musica  - Show

Orchestra di Padova e del Veneto

Inori: una delle più celebri partiture di Stockhausen, tra misticismo e spettacolarità.



Karlheinz Stockhausen (1928-2007) Inori
preghiera per solista e orchestra (1973-74, versione per 33 esecutori, 70’)

Marco Angius direttore
Roberta Gottardi mimo/danzatore
Alberto Oliva mise en espace
Alessandro Chiti scenografia
Alvise Vidolin regia del suono

 

Una grande preghiera musicale per danzatore-mimo e orchestra, dove la dettagliatissima partitura di gesti del primo, attinta al vocabolario devozionale di varie religioni, fa da ambiente di risonanza alla musica spazializzata dell’orchestra. Un modo profondo e sentito di coniugare la contemporaneità occidentale con la tradizione orientale all’interno di una scenografia essenziale ma altamente evocativa.

Commento di Marco Angius

L’avventura di Inori si presenta oggi ideale, perché conduce al di là dei limiti comuni di pensare un evento musicale collettivo e la sua visionaria epifania sonora. Che musica è quella di Inori? Un’astratta liturgia guidata da un adoratore muto posto alcuni metri sopra l’orchestra che compie gesti rituali tratti da diversi culti. Non una coreografia lineare dunque, ma una drammaturgia traslata che traccia corrispondenze esoteriche tra corpo umano e corpo sonoro. Convinto che non si possa più far musica con la musica, Stockhausen elabora una personale chimica dei suoni attraverso una formula di 13 note/gesti che abbracciano tutti i parametri compositivi: col passare dei minuti ci sembra di riconoscere in questa melodia virtuale una innere Stimme con cui si concretizza l’utopia di un canto inudibile. L’orante è chiamato talvolta a dirigere in modo estremamente stilizzato (occasionalmente il direttore doppia i suoi gesti come un adepto) e non sappiamo fino in fondo se siano i suoi movimenti a innestare le reazioni timbriche o viceversa.

Teatro alle Tese

SESTIERE CASTELLO
CAMPIELLO TANA 2169/F, 30122 
VENEZIA
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