La Biennale di Venezia

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Intervento di

Paolo Baratta

Presidente della Biennale di Venezia

 

I tre settori Danza Musica Teatro, ciascuno nella sua sfera autonoma, seguono coerenti indirizzi paralleli.

I festival sono tutt’e tre molto focalizzati: i temi prescelti per la ricerca sono tutt'e tre in qualche modo espressione del desiderio di esplorare i confini, anzi il desiderio di ridurre i confini fin a non considerarli più tali e ciò non certo al fine di una maggior popolarità ottenuta con perdita di rigore ma al contrario nel segno del più aperto rigoroso riconoscimento delle qualità presenti nel vasto mondo della creazione artistica.

Nel campo del Teatro, Antonio Latella esplora il confine tra attore e performer, aggiungerei quello del confine tra regista nei diversi modi con cui si intende il ruolo e inventore di performances. Performance è una espressione che ritroviamo nel campo delle arti visive nelle nostre Mostre d'arte e nella danza, anzi la Biennale fu sede di rappresentazioni di performances nell'ambito dei programmi di danza che allora erano svolti all'interno del settore Teatro quando la Danza non era ancora riconosciuta settore autonomo. La performance sembra premere ai confini di varie arti, introducendo modi e pratiche in conflitto con modi e pratiche della tradizione ma anche prospettando vie diverse da altre modalità del contemporaneo.

Tutti i settori DMT adottano nel loro programma il connubio Festival - College affermato ormai da anni, offrendo non solo ad attori ma anche a registi una palestra di confronto, non solo a danzatori ma anche a coreografi, non solo a compositori ma anche a librettisti e registi del teatro musicale.


Questa maggior sistematicità del programma artistico, che è ad un tempo apertura e compattezza, mira anche a fare dei nostri festival-college dei luoghi di scambio sempre più attrezzati per offrire al pubblico occasioni preziose di conoscenza e di frequentazione dei mondi del teatro, della danza e della musica.

Avendo chiaro questo obbiettivo abbiamo ritenuto di avviare una speciale azione di promozione e di accompagnamento a favore del pubblico che intende aderirvi. Presenteremo anche una offerta che va al di là dell'abbonamento e che mira a favorire una presenza al festival-college curata e più partecipata, con occasioni di conoscenza e dialogo con gli artisti, i nostri direttori e tra gli stessi frequentatori. Per descrivere questo progetto ci piace usare l’espressione “spettatori in residenza”.

Sempre in accordo con questi indirizzi la Biennale promuoverà una nuova iniziativa rivolta a giovani laureati che vogliano cimentarsi con l’arte dello “scrivere” di teatro, di danza e di musica, il programma prevederà per ciascun dei settori e per un dato numero di ammessi un percorso di lavoro di ricerca e scrittura, assistito da un tutor sotto la sorveglianza dei direttori artistici che daranno il "tema" della ricerca. Per gli aspiranti “giovani studiosi in residenza” il lavoro si svilupperà a cavallo tra la partecipazione al festival e la frequentazione dell'archivio storico: archivio che dopo la sua grande riorganizzazione degli anni scorsi con questa iniziativa si apre ad un futuro che lo veda più direttamente impegnato nella ricerca.

Questa formula per il DMT della Biennale ci pare quella che meglio valorizza le risorse di spazio, luoghi (e perché no denaro) che sono a noi proprie, e che vuole al dunque mirare alla realizzazione di una esperienza intensa e una comunità viva.

I nostri calorosi ringraziamenti vanno al Mibact, alla Regione, al Comune, a tutta la Biennale.

Biennale Teatro
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