La Biennale di Venezia

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Intervento di

Antonio Latella

Direttore del Settore Teatro

 

Credo sia interessante, in un momento storico in cui i confini delle arti si assottigliano sempre più, anzi, vanno forse definitivamente sparendo (soprattutto quelli relativi agli spettacoli dal vivo), trovare un importante punto da cui partire per avviare una discussione su alcuni aspetti fondamentali legati alla pratica del palcoscenico.
Forse, proprio mentre si fatica a comprendere perché, ad esempio, uno spettacolo di teatro-danza non sia invece definito spettacolo teatrale o viceversa, dove all'interno di uno spettacolo che potremmo definire “di prosa” vediamo all'opera dei performer, credo che il punto di discussione possa essere circoscritto a due fattori – vettori del palcoscenico, l’attore e il performer, in particolare dove si trova e soprattutto se esiste ancora la distinzione tra performer e attore.
Può un attore essere un performer o un performer essere un attore? E se ciò non è possibile, dove sono le mancanze dell’uno o dell’altro, se si possono definire tali?

Naturalmente, credo che la nascita di un lavoro teatrale abbia una gestazione completamente diversa a seconda del tipo di collaboratore che il regista decide di scegliere, fin dall'inizio del progetto.
Mi sembra di capire che la differenza non sia solo nelle capacità artistiche, date dalle maggiori possibilità o capacità espressive, ma nel modo completamente diverso rispetto allo “stare in scena”, “lo stare” privo da ogni costrizione e da ogni schiavitù. Ma è davvero così?
Più volte si è cercato di distinguere analiticamente il lavoro del performer da quello dell'attore, mettendo in evidenza come il secondo debba in genere osservare le regole della rappresentazione, quali ad esempio l’adesione scenica ad un personaggio, la ripetizione di un testo pre-costituito per più repliche o il sottostare a tempi non – realistici dettati dalla natura stessa della rappresentazione; eppure possiamo notare come, a volte, non sia facile codificare con precisione le istanze che caratterizzano i due ruoli.

Nell’Atto secondo, il nostro tentativo sarà quindi quello di cercare di mettere in mostra questa sottile differenza tra attore e performer, portando appunto attori, performer, attori-performer, ma soprattutto cercando di ospitare spettacoli che fin dall'origine prevedono che il direttore, o se si vuole il regista, abbia un’attenzione diversa nella scelta del collaboratore, e cercando di mostrare come gli spettacoli e le performance si siano evoluti a seconda del contesto e soprattutto del mutamento della composizione e dei gusti del pubblico.
Anche quest’anno, a questo fine, proporremo delle mini-personali proprio per mettere in mostra gli artisti, cosa che peraltro, ci sembra di aver intuito, possa essere anche un altro modo per creare intrattenimento; seguiremo la strada tracciata dal Presidente Baratta, la strada che a partire dall'esperienza del College possa far diventare il Festival stesso un grande College dove, grazie anche alla presenza delle piccole personali, possa rendere possibile qualcosa che “lavora” nei giovani attori che non partecipano soltanto al College, ma che sono di fatto parte attiva del Festival stesso.

Biennale Teatro
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