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Teatro


Socìetas Raffaello Sanzio (Italia)

Giovedì 13 ottobre - ore 19.00
Teatro Piccolo Arsenale
Socìetas Raffaello Sanzio (Italia)
Sul concetto di volto nel Figlio di Dio
ideazione e regia Romeo Castellucci
 
con Gianni Plazzi, Sergio Scarlatella
e con Dario Boldrini, Silvia Costa e Silvano Voltolina 
musica originale Scott Gibbons
collaborazione all’allestimento Giacomo Strada
realizzazione oggetti Istvan Zimmermann, Giovanna Amoroso
suono Marco Canali in alternanza con Matteo Braglia
luci Fabio Berselli
produzione esecutiva Socìetas Raffaello Sanzio
coproduzione Theater der Welt 2010, deSingel international arts campus/Antwerp, Théâtre National de Bretagne/Rennes, The National Theatre/Oslo Norway, Barbican London and SPILL Festival of Performance, Chekhov International Theatre Festival/Moscow, Holland Festival/Amsterdam, Athens Festival, GREC 2011 Festival de Barcelona, Festival d’Avignon, International Theatre Festival DIALOG Wroclav/Poland, BITEF (Belgrade International Theatre Festival), spielzeit'europa I Berliner Festspiele, Théâtre de la Ville–Paris, Romaeuropa Festival, Theatre festival SPIELART München (Spielmotor München e.V.), Le-Maillon, Théâtre de Strasbourg/Scène Européenne, TAP Théâtre Auditorium de Poitiers- Scène Nationale, Peak Performances@Montclair State-USA
in collaborazione con Centrale Fies
 
 
Solo il numero di coproduttori – 19 e da tutti i Paesi del mondo – che si sono riuniti per realizzare Sul concetto di volto nel Figlio di Dio di Romeo Castellucci, dà l’idea dell’ampiezza e della portata di questo artista; autore, fra l’altro, nel 2005, di un’edizione della Biennale Teatro unica per originalità e consacrata da un Premio Ubu, e fra i pochi artisti italiani noti fino in Asia, invitato lo scorso autunno al Taipei Arts Festival con una personale dei suoi lavori. D’altronde, Castellucci e la Socìetas Raffaello Sanzio hanno saputo fare del teatro un’arte plastica complessa, ricca di visioni, sviluppando un linguaggio comprensibile in tutto il mondo, come possono esserlo la musica, la scultura, la pittura e l’architettura. Pubblicazioni e studi in varie lingue sul loro teatro si sono moltiplicati, al pari dei riconoscimenti raccolti nel corso degli anni: il Purgatorio, parte dell’imponente trilogia ispirata alla Divina Commedia di Dante, è stato eletto da Le Monde “miglior spettacolo del decennio 2000-2010”.
 
Sul concetto di volto nel Figlio di Dio, di cui finora sono stati presentati due studi, il primo a Essen e il secondo ad Anversa in prima assoluta e per l’Italia al Festival RomaEuropa lo scorso anno, costituisce un dittico con Il velo nero del pastore, presentato al Fadjr Festival di Teheran e tratto da un racconto di Hawthorne, dove un pastore protestante si presenta alla funzione domenicale con il volto coperto da un velo nero gettando lo sgomento fra i suoi parrocchiani.
 
In tournée per tutto il 2011, Sul concetto di volto nel Figlio di Dio è appena stato a Oslo e al Barbican di Londra, successivamente sarà ai festival d’Autunno di Madrid, di Mosca, d’Olanda, di Atene, Grec di Barcellona, di Avignone, Dialog di Polonia prima di giungere alla Biennale di Venezia e infine sarà allo Spielart di Monaco e a La Rose des Vents Villeneuve d’Asq in Francia.
 
Come recitano le note di programma, Romeo Castellucci si rivolge ancora una volta a un’icona apicale della storia umana: Gesù, a partire dal quale perfino il tempo si misura per la maggior parte del globo. Nella performance Sul concetto di volto nel Figlio di Dio il ritratto di Gesù parte dalla pittura rinascimentale e in particolare nel momento topico dell'Ecce Homo. In questo preciso istante la tradizione vuole che il Cristo guardi negli occhi lo spettatore in un potente effetto di coinvolgimento drammatico di interrogazione. In questa confusione calcolata di sguardi che si toccano e si incrociano, il ritratto del Figlio di Dio diventa il ritratto dell'uomo, di un uomo, o perfino dello spettatore stesso. E così, nello spettacolo, lo sguardo di Cristo diventa una sorta di luce che illumina una serie di azioni umane, buone, cattive, schifose o innocenti.
 
Sul concetto di volto nel Figlio di Dio non parla di Gesù né di adorazione, non ha un carattere sociale di denuncia e non vuole essere facilmente provocatorio. Romeo Castellucci allo stesso tempo prende le distanze dalla mistica e dalla demistificazione, perché in definitiva si tratta del ritratto di un uomo. Un uomo messo a nudo davanti a altri uomini; i quali, a loro volta, sono messi a nudo da quell'uomo.
 
Sul concetto di volto nel Figlio di Dio affronta nodi ricorrenti nel teatro della Socìetas Raffaello Sanzio: la religione concepita nel suo humus di simboli e rituali, radice comune al teatro stesso, senza alcuna accezione mistica o teologica.
 
Nel suo teatro Romeo Castellucci ha una volta di più chiamato in causa l’assoluto che di fronte alle atrocità, alle offese, alle bagattelle dell’esistenza (come le chiamava Céline) non reagisce. Mentre noi umani, come mostra questo spettacolo, ci misuriamo con la vacuità di un tran tran avvilente e frustrante.
Rodolfo di Giammarco, la Repubblica – Trova Roma, 7 ottobre 2010
 
 “La ricerca per lo spettacolo finale lega diversi elementi. Il punto di partenza è questa idea di Gesù come modello non solo nel contesto religioso ma soprattutto sul piano artistico. La sua rappresentazione attraversa la storia dell’arte, dall’iconografia bizantina al rinascimento fino al quadrato nero di Malevic che è un volto sacro. Gesù ora è scomparso (...) Ma questa scomparsa nella rappresentazione artistica è perfetta, l’assenza del volto di Gesù è come lo schermo bianco in una sala cinematografica prima che inizi la proiezione su cui tutto è possibile. Inoltre oggi il volto è un luogo del linguaggio e anche del dibattito politico. Il tema è vasto, riguarda dunque una serie di figure e di problematiche”.
Da un’intervista a Romeo Castellucci di Cristina Piccino, il Manifesto, 8 ottobre 2010
 
L'artefice della Socìetas Raffaello Sanzio parte dichiaratamente da una assenza che la pittura rinascimentale gli rimanda, da una impossibilità a rappresentarsi l'ineffabile che sta dietro al ritratto, a cui può rispondere soltanto con una dichiarazione di volontà. Voler stare di fronte a quel volto. Quel che l'immagine può offrire è il ritratto di un uomo. A cui l'artista non può che rispondere con un dramma umano, celato nelle forme di un teatro borghese che richiama inevitabilmente l'inferno domestico del Purgatorio di Avignone. Un universo perfettamente logico e normale, familiare, dove d'improvviso si apre una crepa. (…) Sul concetto di volto è propriamente una passione (e non è un caso forse che possa ricordare le «passions» di Bill Viola questo incrocio di sguardi che passa al di sopra del dramma, che ci mette in contatto con l'altro sguardo in cui si rispecchia il nostro dramma di spettatori, chiamati a prendere posizione su quel che si produce sulla scena. Una laica via crucis che trascorre dal salotto alla camera da letto, in un reiterarsi di quelle stazioni dolorose.
Gianni Manzella, il Manifesto, 3 agosto 2010

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