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Teatro


CCNO / Josef Nadj (Francia)

Sabato 15 ottobre - ore 22.00
Teatro alle Tese
CCNO / Josef Nadj (Francia)
Woyzeck ou l'ébauche du vertige
coreografia Josef Nadj
 
con Guillaume Bertrand, Istvan Bickei, Denes Debrei, Samuel Dutertre, Peter Gemza, Josef Nadj, Henrieta Varga
musica Aladar Racz / luci Raymond Blot
regia luci Lionel Colet
produzione Théâtre National de Bretagne, Rennes - Centre Chorégraphique National d'Orléans
 
Autore di spettacoli visionari e funambolici, che sembrano riscrivere le tavole di Bosch, Bruegel e Chagall, rimandando alle sue origini culturali mitteleuropee (è nato nella Serbia di minoranza ungherese), Nadj è una delle più sfaccettate personalità artistiche operanti sulla scena in Francia, Paese nel quale vive dal 1980. Direttore del Centre Choréographique National d’Orleans dal 1995, Nadj oltre che attraverso la danza e la regia si esprime anche con le arti figurative. Del 1996 è una sua mostra di sculture Installations – dedicata alla nozione del tempo - che è stata presentata a Losanna, Limoges, Parigi e in altre città. Nel 2000 (ancora a Parigi e Orléans), Nadj ha esposto una serie di disegni a china raccolti sotto il titolo di Miniatures. Una traccia di questa sua versatilità artistica, radicata negli studi compiuti (liceo artistico e corsi di storia dell’arte e della musica all’università di Budapest) è visibile anche nella sua produzione scenica.
 
Per Nadj – che sfugge alle definizioni, accostandosi a seconda delle sue esigenze creative tanto al teatro danza quanto alle tecniche di mimo o al circo – tutto può diventare materia di elaborazione per il suo “teatro del movimento”, soprattutto ciò che è estraneo alla tradizione della danza stessa. Da questa concezione sono risultate, dal 1987 a oggi, data del suo esordio con lo straordinario Canard Pékinois, produzioni fortunatissime rappresentate in Francia e nel resto del mondo: dal Giappone all’Australia, dal Brasile alla Russia. Dalla versatilità artistica e da una tecnica che nasce dall’attraversamento dei linguaggi sono nate anche produzioni come la danza macabra 7 Peaux de Rhinocéros, il dramma musicale La mort de l’empereur (ispirato a due antichi testi cinesi), ma anche lo spettacolo (realizzato con gli artisti usciti dal Centre National des Arts du Cirque, della compagnia francese Anomalie) Le Cri du Caméléon o Les temps du repli, lavoro per un trio composto da due danzatori e un percussionista. Nel 1994 Nadj ha ricevuto il Premio Europa per le nuove realtà teatrali e nel 2006 è stato nominato artista associato del Festival di Avignone.
 
Josef Nadj era già stato alla Biennale Danza con Petit psaume du matin nel 2001, insieme a Dominique Mercy, e nel 2002 con Journal d’un inconnu, ispirato a un racconto di Otto Tolnai. Questa volta è invitato dalla Biennale Teatro a tenere un workshop per attori, e in questa occasione presenta uno spettacolo fra i più intensi del suo repertorio, tanto da essere ancora oggi portato in tournée. Come tanti spettacoli di Nadj che prendono le mosse da riferimenti letterari, da Borges a Beckett, da Otto Tolnai a Bruno Schulz, anche Woyzeck ou l’ébauche du vertige si ispira a un dramma, al famoso capolavoro incompiuto di Büchner, e raggruma attraverso una poetica evocativa fatta di oggetti, gesti e apparizioni, la parabola tragica del soldato assassino per amore.
 
La Praga nera e dorata dei vecchi alchimisti, la diaspora povera e paziente dei romanzi di Joseph Roth, le musiche che sanno di puszta e cimbali, ma che si potrebbero facilmente avvicinare alla disperazione comica che il polacco Tadeusz Kantur spruzzava nelle marcette dei suoi spettacoli, di felicità e morte. Cartoline strappate da vecchi album dell’Europa Centrale. Come si vede, uno squadernamento di ispirazioni, che Nadj ama concentrare in un palcoscenico a dimensione ridotta, fino a farle esplodere. Stanzette di un proletariato rurale, porte minuscole e scatole a sorpresa, dalle quali sbucano uomini al limite della contorsione. Sedie e finestre sghembe, che si affacciano su destini di povertà, lampadine fioche, cibo razionato, su cui Nadj stende la crema di uno humour scuro, violento, acrobatico verrebbe da dire, se a volteggiare in aria non fossero asce e coltelli. (…) Uno spettacolo dove l’eroe sconfitto di Büchner, il Woyzeck soldato, assassino per gelosia e disperazione, è solo uno stimolo per i sette interpreti, che incarnano la distorsione. Del sentimento, ridotto a reazione. Del comportamento, diventato esasperazione. Una vignetta furiosa, fantastica, “l’inizio di un capogiro”, che non si può ridurre solo a teatro, a danza, a letteratura.
Roberto Canziani, Il Piccolo, 8 febbraio 2002
 
Che cosa resta di Woyzeck? Nulla – nulla, eccetto il mistero dell’opera di Büchner che Nadj preserva miracolosamente: la visione, il tormento, l’omicidio. Gli ammonimenti della natura che riducono l’uomo a non essere altro che un penoso burattino. L’atavismo della sfortuna. La fatalità del baratro.
Frédéric Ferney, Le Figaro, 19 luglio 1997
 
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