la Biennale di Venezia
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Cinema


Venezia 68

Darren Aronofsky (Usa)  - Presidente
Regista, produttore e sceneggiatore statunitense candidato all’Oscar, è una figura centrale del cinema contemporaneo le cui opere si confrontano costantemente con l’evoluzione e le mutazioni dei molti linguaggi dell’arte cinematografica. Con Il cigno nero, che ha aperto la 67. Mostra di Venezia riscuotendo uno straordinario successo mondiale di critica e vendite, è riuscito a unire il richiamo al grande pubblico con la sensibilità del cinema indipendente che lo aveva influenzato agli esordi, coniugando gli universi pulp del melodramma e dell’horror a un taglio artistico originale e raffinato. Il suo The Wrestler (2008) è stato premiato con il Leone d’Oro alla 65. Mostra di Venezia e in seguito con l’Independent Spirit Award per il miglior film. Aronofsky ha esordito nel 1998 con Pi – Il teorema del delirio, che gli è valso il Premio per la miglior regia al Sundance Film Festival e l’Independent Spirit Award per la migliore sceneggiatura. Il suo secondo film Requiem for a Dream, tratto da un romanzo di Hubert Selby Jr., è stato presentato a Cannes nel 2000 e ha ottenuto ampi riconoscimenti internazionali, tra i quali la candidatura di Ellen Burstyn all’Oscar per la miglior attrice. L’audacia formale dell’opera e il suo carattere viscerale ne hanno fatto un importante punto di riferimento per i cineasti più giovani. Il suo cult-movie del 2006, The Fountain, ha diviso il pubblico in occasione della prima a Venezia, e ancor oggi non cessa di raccogliere schiere di estimatori e critiche feroci.


Eija-Liisa Ahtila (Finlandia)
Cineasta e video-artista contemporanea che esplora campi disparati dell’espressione audiovisiva. Ha partecipato due volte alla Biennale di Venezia ricevendo una Menzione d’onore nel 1999 con l’installazione Consolation Service. Nel 2005 ha proiettato The Hour of Prayer, un’esplorazione del dolore e del senso di perdita. Retrospettive delle sue installazioni video e dei suoi film sono andate in mostra nei più importanti musei d’arte così come nei festival del cinema di tutto il mondo. Tra i suoi film e installazioni si ricordano Me/We, Okay, Gray (1993), una trilogia di spot che indaga il nesso tra cortometraggio e pubblicità; If 6 was 9 (1995-96), un film in split-screen sulle adolescenti e il sesso; Today (1996-97), un lavoro in tre episodi sul rapporto padre-figlia; Love is a Treasure (2002), The Present (2003), The House (2003), The Wind (2003), sulle donne con problemi psichici; Where is Where (2009), installazione video multischermo e split-screen che affronta il tema della guerra e dei traumi da essa causati tra i civili. Il suo ultimo progetto è The Annunciation (2010-11). Eija-Liisa Ahtila ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra i quali Edstrand Art Prize (1998), Vincent Van Gogh Biannual Award for Contemporary Art in Europe (2000), Coutts Contemporary Art Foundation Award (2000), Artes Mundi Prize (2006), Prince Eugen Medal for outstanding artistic achievement (2008), e importanti premi a festival del cinema quali Viper, Tampere, Bonn, Oberhausen, Nordisk Panorama, Vila do Condo.

David Byrne (Gran Bretagna)
È noto soprattutto come musicista, in quanto co-fondatore dei Talking Heads (1976-1988) a New York e in seguito creatore della prestigiosa etichetta discografica Luaka Bop. Si occupa di fotografia e design fin dai tempi del college e da dieci anni pubblica ed espone le proprie opere. Anche delle sue creazioni artistiche, come dei suoi progetti cinematografici e musicali, si è spesso affermato che elevano il quotidiano e il banale al livello dell’arte, creando icone a partire da materiali ordinari per trovare il sacro nel profano. Fin dagli esordi Byrne ha mescolato le esposizioni con l’arte pubblica, ad esempio con cartelloni a Belfast e a Toronto, manifesti affissi nella metropolitana di Stoccolma, volantini distribuiti a New York, Los Angeles e Chicago durante le elezioni presidenziali, e insegne luminose nelle strade di San Francisco e Sydney, Australia. Negli ultimi anni ha pubblicato parecchi libri, ognuno con una storia a sé, fra i quali Strange Ritual (Chronicle Press, 1995), Your Action World (Edimar, Italia, 1998 e Chronicle, 1999) e The New Sins / Los Nuevos Pecados (McSweeney’s negli USA e Faber & Faber nel Regno Unito). Nel settembre del 2006 Byrne ha scritto i Bicycle Diaries, un racconto dei suoi spostamenti in bicicletta in molte città di tutto il mondo pubblicato nel 2009 dalla Viking Press. I Bicycle Diaries sono stati recentemente riediti in una versione audiolibro corredata dai suoni della strada, con voce narrante e musiche dello stesso Byrne.


Todd Haynes (Usa)
Originario della California, il regista Todd Haynes si affida a una narrativa complessa e fantasiosa per esplorare ossessioni, affrontando tematiche scomode o scandalose e personaggi inquieti, spinti dall’angoscia e da impulsi profondamente radicati, sempre pronti a sfidare regole e convenzioni. Nel 1988 ha scritto e diretto il cortometraggio Superstar: The Karen Carpenter Story, usando bambole Barbie al posto degli attori per ricostruire la vita di una cantante uccisa dall’anoressia. Il suo primo lungometraggio, Poison (1991), ha vinto il Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival e il Pardo d’Oro a Locarno. Il secondo, Safe (1994), è stato nominato “miglior film dell’anno“ dai critici più influenti di vari giornali e riviste. Il terzo è stato l’intenso dramma rock Velvet Goldmine (1997), che ha ottenuto il Premio per il contributo artistico al Festival di Cannes. Il quarto film di Haynes, Far from Heaven (2002), è stato presentato in concorso alla Mostra di Venezia, dove la protagonista Julianne Moore ha ottenuto la Coppa Volpi, riscuotendo entusiastiche acclamazioni. Far from Heaven ha anche ricevuto quattro candidature agli Oscar, tra le quali quelle di Julianne Moore per la migliore attrice e dello stesso Haynes per la miglior sceneggiatura. Nel 2007 Haynes è tornato a Venezia per presentare in concorso I’m Not There, un film ispirato alla vita di Bob Dylan, il cui ruolo è stato interpretato da sei attori diversi. Il film ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria e Cate Blanchett ha vinto la Coppa Volpi per la migliore attrice.


Mario Martone (Italia)
Nato a Napoli nel 1959, intreccia sin dagli inizi il lavoro di regista teatrale e cinematografico. La sua carriera artistica si apre in teatro fondando il gruppo “Falso Movimento“; in seguito ha dato vita alla cooperativa “Teatri Uniti“, con cui, oltre a continuare il suo teatro, ha realizzato i lungometraggi: Morte di un matematico napoletano (Gran Premio della Giuria a Venezia nel 1992), Rasoi (dall’omonimo spettacolo realizzato con Enzo Moscato e Toni Servillo), L’amore molesto (1995), Teatro di guerra (1998). Numerosi sono, inoltre, lavori in altri formati: cortometraggi, documentari, film di montaggio. Per il suo lavoro cinematografico ha ricevuto, tra gli altri premi, due David di Donatello e un Nastro d’Argento. Tra i suoi spettacoli in teatro spiccano gli allestimenti di tragedie greche e di opere liriche. Tra il 1999 e il 2000 è stato direttore del Teatro di Roma dove ha compiuto un lavoro di radicale cambiamento della programmazione creando il Teatro India, un nuovo spazio teatrale; nel 2003 ha contribuito alla nascita del Teatro Mercadante Stabile di Napoli, per il quale ha curato il progetto Petrolio che ha coinvolto decine di artisti italiani sui temi dell’omonimo romanzo di Pasolini. E da un romanzo di Parise ha tratto il film L’odore del sangue. Lo scorso anno ha presentato in concorso a Venezia Noi credevamo; nel 2011 il film ha vinto sette David di Donatello (tra cui miglior film e miglior sceneggiatura) e il Nastro d’Argento assegnato dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici. È attualmente direttore del Teatro Stabile di Torino.


Alba Rohrwacher (Italia)
Dopo aver seguito i corsi dell’Accademia dei Piccoli di Firenze (1997-98) e della scuola Compagnia de’ Pinti (1998-2000), si diploma nel 2003 alla Scuola Nazionale di Cinema. L’esordio sul grande schermo è nel 2004 con L’amore ritrovato di Carlo Mazzacurati, a cui segue una serie di titoli che la impongono come uno dei volti più richiesti del cinema italiano: da Melissa P. di Luca Guadagnino (2005) a Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti (2006); da Giorni e nuvole di Silvio Soldini (2007) a Il papà di Giovanna di Pupi Avati (2008); da Due partite di Enzo Monteleone (2009) a La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo (2010). Dal 2003 affianca alla carriera cinematografica quella teatrale, recitando in La casa degli spiriti diretto da Della Seta e Sevald (2003), Bric à Brac, per la regia Lucilla Lupaioli (2004), Il mondo salvato dai ragazzini di Veronica Cruciani (2005), Lisa per la regia di Lorenzo Gioielli (2006), Noccioline diretto da Valerio Binasco (2007). Tra i numerosi premi ricevuti: due David di Donatello, per Giorni e nuvole (2008) e Il papà di Giovanna (2009), due Ciak d’Oro, come attrice esordiente nel 2008 e come miglior attrice protagonista per Cosa voglio di più (2010) il Premio Esercenti (2007), il Golden Graal (2008), il Premio Flaiano (2008) e la nomina a Shooting Star al Festival di Berlino 2008. Per l’interpretazione in La solitudine dei numeri primi ha vinto a Venezia il Premio Francesco Pasinetti per la miglior attrice protagonista e si è aggiudicata nel 2011 il Ciak d’Oro e il Nastro d’Argento.


André Téchiné (Francia)
Dopo aver collaborato con i “Cahiers du cinéma“, Téchiné comincia a lavorare sul set come aiuto regista per Rivette, Moullet e Marc’O. Nel 1969 realizza il primo lungometraggio, Pauline s’en va, con una commovente interpretazione di Bulle Ogier, presentato alla Mostra di Venezia. Nel 1976 rilascia Barocco, seguito nel 1981 da Hotel des Amériques, con Catherine Deneuve, che diventerà una delle sue attrici-simbolo. Nel 1985 riceve il Premio per la miglior regia a Cannes con Rendez-vous. I temi della famiglia e dell’amore sono al centro di Ma saison préférée, presentato a Cannes nel 1993. Téchiné non disdegna la televisione, e conferisce una grazia straordinaria a una produzione televisiva come Les roseaux sauvages (1993), una storia su 4 giovani durante la guerra d’Algeria. Una versione del film è distribuita nelle sale guadagnandosi un notevole plauso e vincendo tre premi César, fra cui quelli al miglior regista e alla migliore sceneggiatura. Nel 1996 dirige nuovamente Catherine Deneuve assieme a Daniel Auteuil nel film drammatico Les voleurs, e nel 2001 presenta in concorso alla Mostra di Venezia Loin, un lungometraggio in digitale che mette in risalto il talento di diversi giovani attori. Nel 2009 torna sul grande schermo con La Fille du RER. Nello stesso anno la Cinémathéque française di Parigi gli dedica una retrospettiva nel corso della quale sono proiettate tutte le sue opere. Nel 2011 Téchiné presenta Impardonnables, una pellicola girata a Venezia, nell’ambito della sezione Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes.
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