fbpx Biennale Teatro 2017 | Biennale College Teatro - You know I’m No Good (Replica)
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Biennale College Teatro - You know I’m No Good (Replica)



Antonio Latella ha chiesto ai maestri dei laboratori “di identificare un'artista, donna, operante dalla seconda metà del Novecento misteriosamente scomparsa, e di mettere una lente di ingrandimento là dove si possa vedere qualcosa che per troppo tempo è rimasto nascosto, o volutamente tenuto sotto silenzio. [...]”

Ogni maestro ha scelto un’artista come tema del proprio laboratorio: Simone Derai di Anagoor ha scelto di lavorare attorno alla figura di Norma Jean Baker (Marilyn Monroe), Nathalie Béasse su Jean Seberg, Franco Visioli e Letizia Russo su Unica Zürn, Anna-Sophie Mahler su Aglaja Veteranyi, Maria Grazia Cipriani su Amy Winehouse, Katrin Brack su Charlotte Posenenske, Suzan Boogaerdt e Bianca Van Der Schoot su Lee Lozano.

Description

Latella asked the masters conducting the workshops "to choose an artist, a woman working in the second half of the twentieth century who tragically disappeared, and to take a magnifying glass to find that which has remained hidden, or deliberately kept secret, for too long. We wish to open a real and necessary debate, so that this end might also become a new beginning, to raise new questions, be transformed into a fertile ground for strongly generative experimentation... I am convinced that in a Festival for which the leitmotiv remains the creative process of the artists, their development, their research, it is also important to have the courage to stop and think about those who voluntarily, and in many cases I might add with great clarity of mind, have chosen to bid an early farewell to life or to reject their artistic career".

Descrizione

Latella ha chiesto ai maestri dei laboratori “di identificare un'artista, donna, operante dalla seconda metà del Novecento misteriosamente scomparsa, e di mettere una lente di ingrandimento là dove si possa vedere qualcosa che per troppo tempo è rimasto nascosto, o volutamente tenuto sotto silenzio. Che nasca un confronto vero e necessario perché quel punto fine possa essere anche un punto e a capo, aprire nuove domande, mutarsi in territorio fertile di ricerca fortemente generativo… Sono convinto che in un Festival dove il filo rosso resta il processo creativo degli artisti, il loro percorso, la loro ricerca, sia anche importante avere il coraggio di fermarsi a riflettere su coloro che volontariamente, e, aggiungo, molti di loro lucidamente, hanno scelto prima del tempo di dare addio alla vita o di rifiutare la carriera artistica”.

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