La Biennale di Venezia

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Okwui Enwezor - Addendum

ARENA

Nel 1974 la Biennale di Venezia, a seguito di un’importante riforma dell’istituzione e di una revisione dello Statuto e delle proprie direttive, lanciò un progetto ambizioso senza precedenti, un piano quadriennale di eventi e attività. Una parte dei programmi del 1974 fu dedicata al Cile; la Biennale si espose quindi attivamente con un gesto di solidarietà verso quel paese nel periodo immediatamente seguente il violento colpo di stato con cui, nel 1973, il governo di Salvador Allende era stato rovesciato dal generale Augusto Pinochet. Gli eventi  della Biennale Arte del 1974, che coinvolsero artisti di ambiti diversi – arti visive, cinema, musica, teatro, danza, performance – furono dislocati in tutta la città di Venezia. Riunirono studenti, intellettuali, attivisti, sindacati, associazioni culturali e il grande pubblico, che parteciparono a dibattiti sul ruolo dell’arte e della cultura come strumenti di trasformazione sociale. Questo capitolo significativo che ha modificato la storia della Biennale è oggi quasi dimenticato, ma resta ampiamente documentato da una voluminosa pubblicazione Annuario 1975-Eventi del 1974 a cura della Biennale di Venezia.

Quel programma di eventi dedicato al Cile e contro il fascismo incide la nostra recente memoria come una tra le più esplicite prese di posizione con cui un’esposizione della statura della Biennale Arte abbia non solo reagito, ma abbia anche coraggiosamente tentato di condividere il proprio palcoscenico storico con il contesto politico e sociale contemporaneo.

È superfluo osservare che, nell’inquietudine dell’attuale scenario internazionale, gli Eventi della Biennale del 1974 sono stati una fonte d’ispirazione per la Mostra di quest’anno.

In risposta a quell’episodio così significativo e alla ricca documentazione che aveva generato, la 56. Esposizione Internazionale d’Arte: All the World’s Futures presenterà ARENA, uno spazio attivo nel Padiglione Centrale dei Giardini dedicato a una continua programmazione interdisciplinare dal vivo. Il cardine di questo programma sarà l’imponente lettura dal vivodei tre volumi di Das Kapital di Karl Marx (Il Capitale)Das Kapital diventerà una sorta di Oratorio: per i sette mesi di apertura dell’Esposizione la lettura dal vivo sarà un appuntamento che si svolgerà senza soluzione di continuità.

Concepita dal premiato architetto ghanese-britannico David Adjaye, l’ARENA fungerà da luogo di raccolta della parola parlata, dell’arte del canto, dei recital, delle proiezioni di film, e diventerà il foro delle pubbliche discussioni. Prendendo spunto dal rito sikh dell’Akhand Path (una recitazione ininterrotta del libro sacro per la quale si alternano più lettori nell’arco di diversi giorni), Das Kapital sarà letto da attori come un testo drammaturgico, con la regia dell’artista e regista Isaac Julien, per tutta la durata della Biennale Arte dal 6 maggio al 22 novembre 2015. Ad accompagnare la lettura dal vivo del fondamentale e tuttora controverso testo di Marx (un’opera classica di analisi economica e sociale che non potrebbe essere più pertinente nel nostro tempo) ci sarà una sequenza continua di altre performance orali tra le quali recital di libretti, testi di canti, copioni, ecc.

Sulla scia del concetto di “Vitalità: sulla durata epica”, la Biennale Arte ha commissionato agli artisti diverse nuove partiture e performance che saranno presentate nell’ARENA in un’analoga modalità – senza soluzione di continuità. Qui sarà particolarmente approfondito il concetto di canto, e la possibilità offerta dalla voce di essere lo strumento che scandisce il ritmo di una narrazione. Diversi saranno i progetti che articoleranno questo tema:

Olaf Nicolai sta preparando una nuova performance, ispirata alla innovativa composizione in due parti di Luigi Nono (Un volto, e del mare / Non consumiamo Marx, per voce e nastro magnetico) e ai più recenti tentativi del compositore italiano di pronunciarsi criticamente e politicamente attraverso il medium della musica e ispirandosi per i propri brani alle poesie di Cesare Pavese, alle scritte sui muri di Parigi, e a voci registrate dal vivo e in modo casuale durante manifestazioni cittadine. In questa performance per la Biennale Arte, Nicolai riflette su come Nono si sia accostato a ciò che è materiale, al corpo, alla voce, considerandoli elementi dotati di rilevanza politica nelle loro articolazioni del silenzio, e su come abbia investigato il testo come fonte di Klang (suono) o Atem (respiro): l’idea del testo come materiale e della forma come informazione – non solo il contenuto, quindi, è informazione. Come si può tradurre un testo con il suono e la musica? La nuova opera di Nicolai sarà sviluppata con la partecipazione di un gruppo di cantanti vicini ai concetti della musica di Nono. In diversi luoghi sparsi per il mondo, i solisti eseguiranno e registreranno brevi canti e partiture, che verranno poi ritrasmessi in digitale e saranno fruibili dai visitatori dell’ARENA grazie a un sistema di zainetti da indossare. La sequenza di ascolto in random, programmata cioè con una selezione casuale da un algoritmo, coinvolgerà ciascun visitatore in un’esperienza unica del brano sonoro e della partitura che si sviluppa.  

Joana Hadjithomas e Khalil Joreige presenteranno una performance quotidiana di lettura del loro libro d’artista Latent Images: Diary of a Photographer, che costituisce la terza parte del progetto Wonder Beirut e contiene sia testi sia trentotto lastre fotografiche, selezionate tra le centinaia di rullini mai sviluppati dal fotografo libanese Abdallah Farah tra il 1997 e il 2006. Il fotografo, testimone della Beirut del dopoguerra, con la sua personalità filtra e ripropone eventi politici e sociali, ma anche personali e quotidiani, coprendo un arco temporale di quasi un decennio (1997–2006). Il volume di 1312 pagine, in edizione limitata, invita il pubblico a immergersi nelle immagini latenti. Le descrizioni delle immagini prendono il posto delle fotografie; brevi frammenti di testo descrivono le immagini invisibili, creando un nuovo spazio immaginario. Vari gruppi di persone si alterneranno per leggere il testo, restituendolo al pubblico attraverso una molteplicità di voci che richiama a sua volta la personalità di Abdallah, la sua storia, la sua ricerca fotografica, il paesaggio contemporaneo del Libano e la storia. L’intento, quindi, è quello di dare voce alla narrazione e sostituire al concetto di immagine latente l’immagine che emerge attraverso il corpo. 

Jason Moran, con il suo STAGED, mapperà e approfondirà il tempo dei canti di lavoro nelle prigioni, nei campi, nelle case. In una campionatura dei canti di una prigione statale della Louisiana (Angola), il tempo varia da 57 a 190 battiti al minuto. I temi dei canti sono diversi e spaziano da una donna che batte le mani alla forza di un mulo impiegato per l’aratura. Il tempo fluttua, scandito da variazioni di battiti e ritmi. La reiterazione della scansione ritmica (con un martello, un’ascia o battendo il piede) è tanto un modo di marcare il tempo quanto un tentativo di mascherarlo: svincolando il lavoratore dall’orologio del padrone, i canti di lavoro creano una misurazione del tempo interiore che funziona su una scala diversa. Moran ha mappato questi canti di lavoro con un doppio approccio, concettuale e emozionale. Negli spazi dell’ARENA una voce solista eseguirà un ciclo di canti di lavoro. A volte si udirà la voce insieme a un canto preregistrato, a volte la voce sarà accompagnata solamente da uno strumento a percussione: tamburello, battito di mani o del piede. L’interprete annuncerà di volta in volta il singolo canto, distribuendo un foglio con il testo in italiano e in inglese. Ma Jason Moran and The Bandwagon eseguiranno anche dei canti di lavoro più recenti, composti negli ultimi dieci anni, che fanno risaltare l’aspetto strumentale e il contenuto melodico propri delle composizioni di questo tipo, nell’intento di mettere in evidenza i mantra che ovunque, nel mondo, hanno sostenuto i lavoratori.

Jeremy Deller esplorerà il tema delle condizioni di vita e di lavoro nelle fabbriche, a partire dalla fine del XIX secolo e fino ai nostri giorni, basandosi su materiali d’archivio. Il suo lavoro approfondirà problematiche quali l’assenza dei diritti dei lavoratori, i contratti a zero ore, le ore prefissate di lavoro e di pausa, il concetto di “tempo lavorativo” – e lo farà attraverso lo studio e l’esecuzione dei canti che si vendevano e si acquistavano per strada, in fogli singoli. Questi canti “di fabbrica”, un incrocio tra musica popolare e folk, a volte parlano del lavoro in generale, a volte raccontano in modo più specifico le condizioni lavorative all’interno delle fabbriche. Pur essendo conosciute come factory songs, queste composizioni probabilmente non erano cantate all’interno delle fabbriche, a causa del forte rumore dei macchinari.

Charles Gaines presenta la sua nuova magistrale composizione originale per la 56. Biennale Arte, tratta dal corpus del suo lavoro più recente, Notes on Social Justice, una serie di disegni in grande scala di partiture musicali di canti. Alcuni di questi risalgono addirittura alla Guerra Civile americana (1860–1865), altri sono degli anni ’50 del Novecento. La composizione musicale originale di Gaines si baserà su cinque arrangiamenti tratti da quattro sue opere, Notes on Social Justice, esposte in Mostra. I cinque pezzi musicali saranno progressivamente stratificati uno sull’altro durante il mese di programmazione delle esecuzioni, nel periodo di apertura dell’esposizione, come parte dell’Oratorio.

Mathieu Kleyebe Abonnenc presenterà alla Biennale Arte un memoriale temporaneo alla musica e alla personalità del musicista, cantante e straordinario compositore afroamericano Julius Eastman (1940-1990), il cui singolare e inimitabile contributo alla musica classica, contemporanea e d’avanguardia sarà esposto nell’ARENA per tutta la durata dell’esposizione. Le tre composizioni di Eastman per quattro pianoforti a coda, Evil Nigger (1979), Gay Guerrilla (1980) e Crazy Nigger (1980), saranno provate ed eseguite dal vivo ogni settimana di fronte al pubblico della mostra. Per l’esecuzione di Crazy Nigger, fra l’altro, sarà sollecitata anche la partecipazione del pubblico.

The TOMORROW punterà l’attenzione su Das Kapital, non solo come ambito astratto di apparati economici e logici, ma piuttosto come potenziale ricettacolo di storie e figure. Infatti, se la prosa del Capitale è tagliente e ancora in grado di alimentare discussioni, i personaggi appaiono obsoleti e remoti. I soggetti moderni – per i quali sono stati sviluppati i concetti di Das Kapital – non esistono più. Non c’è proletariato, né borghesia, né intellettuali – almeno non come li aveva immaginati Marx. Das Kapital sopravvive come una logica senza soggetti in grado di attivarla. Nella 56. Biennale Arte, The TOMORROW cercherà di immaginare i personaggi e le figure che potrebbero utilizzare il repertorio di Marx nel contesto contemporaneo. Tales on Das Kapital è una ricerca che si propone di interpretare teatralmente il Capitale attraverso la partecipazione di soggetti non moderni. The TOMORROW organizzerà dei seminari, da tenersi nei weekend, con l’obiettivo di investigare la dimensione narrativa ed epica del testo di Marx. Attraverso la partecipazione di artisti, scrittori, filosofi, attori, musicisti, visitatori, ogni weekend genererà un processo di annotazioni dal vivo di Das Kapital. Cinque interrogativi critici costituiranno l’asse portante dei seminari.

Le performance e le azioni dal vivo si svilupperanno nel Padiglione Centrale attraverso l’ARENA, all’interno della Biblioteca della Biennale, dove sarà consultabile NOA (Not Only Arabic) di Mounira Al Solh, una rivista periodica in edizione limitata fondata nel 2008, per una consultazione individuale da concordare su appuntamento. Durante la vernice, dal 6 all’8 maggio, Lili Reynaud Dewar e i suoi studenti daranno vita a una lettura, anche questa nella Biblioteca, di una selezione di testi che coprono un arco di tempo che va dalla metà degli anni ’90 a oggi: analisi, testimonianze, manifesti approfondiranno temi come l’intimità, la vulnerabilità e la promiscuità correlati all’epidemia di AIDS.

A collegare le due sedi principali della Mostra (Giardini e Arsenale) sarà Saâdane Afif con The Laguna’s Tribute: A Corner Speaker in Venice, performance che si svilupperà all’inizio di Via Garibaldi (lato Canal Grande). Sarà allestito uno speaker corner locale che presenterà al pubblico letture e canterà canzoni scritte da amici dell’artista, con testi che toccano un’ampia varietà di tematiche e concetti.

Anche l’Arsenale sarà il palcoscenico di diverse performance, a cominciare dal nuovo progetto diJennifer Allora Guillermo CalzadillaIn the Midst of Things, che coinvolgerà un coro nell’interpretazione di un arrangiamento di Die Schöpfung (La Creazione) di Joseph Haydn. Questo lavoro, composto tra il 1796 e il 1798, tratteggia e celebra la creazione del mondo e le origini dell’umanità. Il libretto è ispirato ai racconti della Genesi e del Paradiso Perduto di Milton (1667). Questa nuova performance esplorerà la tradizione del racconto in medias res e di altri metodi narrativi – quali la cronologia inversa, il flashback, il flash-forward – applicando tali sequenzialità non lineari all’arrangiamento musicale. La performance interverrà letteralmente sull’ordine musicale della partitura e la eseguirà in modalità forward e backward e anche passando da un brano all’altro. Questi rovesciamenti, queste inversioni e interruzioni della sequenza dei brani saranno parallelamente amplificati e messi in scena sul palcoscenico, investigando anche il backmasking e l’inversione fonetica della parola cantata.

Tania Bruguera ricreerà la sua performance e video installazione Untitled (Havana, 2000), che riflette sulla intenzionale "cecità" alla realtà della vita dei cittadini sotto il regime di Fidel Castro. L’intento è quello di avvicinare lo spettatore a una realtà densa di contraddizioni attraverso un’esperienza multisensoriale.

Analogamente, The Sinthome Score (2013–2015) di Dora García propone dieci serie di movimenti corporei per ciascuno dei dieci capitoli del testo lacaniano Joyce – Il sintomo, che costituiscono una vera e propria partitura eseguibile da chiunque. L’opera è concepita come una performance in duo, in cui un performer legge e l’altro esegue le coreografie; nelle passate rappresentazioni i visitatori hanno raccolto una copia della partitura e hanno partecipato alla lettura o alla danza. The Sinthome Score è comunque una performance continua, ininterrotta, che prescinde dalla presenza del pubblico.

Ivana Müller proporrà We Are Still Watching, una pièce eseguita dalla “instant community” di spettatori che quindi cambierà di volta in volta così come il testo, che risulterà completamente diverso e nuovo a ogni esecuzione. Per circa un’ora – durante la quale il pubblico condividerà la lettura del copione – si formerà una comunità, una microsocietà che dovrà accettare una sfida: quella di prendere delle decisioni, singolarmente e collettivamente, durante il “semplice” atto di leggere un testo predisposto per l’occasione.

Le Corderie ospiteranno Theaster Gates con la sua nuova installazione multimediale Martyr Construction. L’opera affronta la questione del ripetuto smantellamento e della scomparsa di numerose chiese appartenenti a quartieri con etnie afroamericane e ispaniche in tutti gli Stati Uniti. Questa sorta di erosione metropolitana interna ha creato sacche di disperazione ma anche l’opportunità per immaginare nuovi futuri per lo spazio pubblico e urbano. Per l’installazione di Gates saranno suonate piccole canne recuperate da un organo di una chiesa abbandonata. Le canne sono costituite da materiali di recupero – fra cui tegole, mattoni, marmo, una campana e una parte della statua di San Lorenzo – che l’artista ha ritrovato nella chiesa cattolica di St. Laurence, nel South side a Chicago; prima di diventare un cumulo di macerie, l’edificio ha dato rifugio a immigranti polacchi e irlandesi e infine agli afroamericani.

PRESENTAZIONI SPECIALI

Mentre il cardine di All the World’s Futures rimane un corpus assai ampio di nuove opere commissionate specificamente agli artisti per la 56. Biennale Arte – una selezione senza precedenti di progetti qui esposti per la prima volta – l’esposizione dedicherà particolare attenzione anche a una rassegna di prospettive storiche realizzate da artisti viventi e non. Queste rassegne compatte, organizzate in forma di piccole antologie, spaziano da una serie di neon testuali – realizzata da Bruce Nauman tra il 1972 e l’inizio degli anni ’80 – a un atlante della filmografia di Harun Farocki, che comprende complessivamente 87 film. La BiennaleArte presenterà inoltre le opere di alcune figure magistrali, tra le quali ricordiamo il fotografo Walker Evans, con un set completo tratto dall’edizione originale di Let Us Now Praise Famous Men; il cineasta Sergej Ejzenstejn; l’artista multimedialeChris Marker; l’installation artist Isa Genzken; lo scultore-compositore Terry Adkins; l’autore-regista Alexander Kluge; l’installation artist Hans Haacke; l’artista concettuale Teresa Burga; il performance artist Fabio Mauri; lo scultore Melvin Edwards; la pittrice Marlene Dumas; l’artista-attivista Inji Efflatoun; il land artist Robert Smithson; la pittrice Emily Kngwereye; il regista Ousmane Sembène; lo scultore Ricardo Brey; l’artista concettuale Adrian Piper, e altri pittori come Tetsuya Ishida e Georg Baselitz.

Questa raccolta di pratiche artistiche provenienti da Africa, Asia, Australia, Europa, Nord e Sudamerica costituisce la ricerca di nuove connessioni nell’impegno con cui gli artisti indagano la condizione umana, o esplorano idee specifiche e aree di produzione all’interno della loro opera. Le presentazioni espliciteranno come le poetiche nate dalle pratiche individuali di ciascun artista siano perdurate, vivendo nel corpo e nello spazio dell’arte contemporanea, fino ad arrivare a toccare altri segmenti del corpo sociale.

PROGETTI SPECIALI COMMISSIONATI GIARDINI

La Mostra Internazionale  quest’anno si estenderà oltre il Padiglione Centrale per accogliere alcune opere di nuova commissione nel contesto storico dei Giardini di Castello e dei Giardini di Sant’Elena. Le opere scultoree che saranno dislocate e inserite in aree strategiche dei due giardini vogliono evocare proprio l’instabilità del concetto di giardino. Tra gli artisti che espongono in questa promenade di sculture vi sono Walead Beshty, Isa Genzken, Carsten Höller, Philippe Parreno e Raqs Media Collective.

Con uno spirito analogo, l’Esposizione all’Arsenale si estenderà dalle Gaggiandre, con una nuova scultura monumentale di Xu Bing, fino al Giardino delle Vergini, dove Emily Floyd e Sarah Sze creeranno un’installazione immersiva a cielo aperto in prossimità con Lagi Moana: The House of Women, di Lemi Ponifasio. Quest’ultima opera è descritta dall’artista come “un appello all’oceano, o Moana, affinché venga e ci riporti alla materia gene-archeologica, un canto che viene cantato alla fine del mondo, una chiamata che origina un nuovo inizio.”

PROGETTI SPECIALI

Creative Time Summit

Agosto 2015 

Su invito di Okwui Enwezor, curatore della 56. Esposizione Internazionale d’Arte, il Summit 2015 di Creative Time parteciperà al programma di All the World’s Futures.Il Summit è un programma centrale di Creative Time, l’innovativa organizzazione sperimentale d’arte con sede a New York. Il Summit di Creative Time di quest’anno, organizzato in collaborazione con Okwui Enwezor, punterà lo sguardo sul tema del Curriculum durante un vivace forum di tre giorni che si terrà in agosto. In corso di sviluppo già dall’estate del 2014, questo Summit di Creative Time ha impegnato un’ampia schiera di pensatori, artisti, ricercatori e attivisti in una serie di sedute plenarie per capire che cosa significa produrre, trasformare e trasmettere conoscenza oggi in un mondo segnato dai conflitti.

Superando la familiare associazione tra programma di studi e istruzione formale, l’indagine sul Curriculum affronterà un’analisi di ampio respiro di diversi sistemi curricolari. In che modo si forma la conoscenza di un individuo e come viene trasmessa attraverso il tempo, lo spazio e le relazioni sociali? Inoltre, quali pratiche e manifestazioni del sapere vengono privilegiate e da quali forze sono forgiati questi valori? In risposta all’invito ricevuto, Creative Summit ha dichiarato:

“Tutte le nostre conversazioni ci hanno portato a capire che l’idea del Curriculum di studi favorirà le nostre investigazioni nell’ambito sociale, infrastrutturale, amministrativo e privato, dove la conoscenza è prodotta e attuata all’interno del contratto sociale. Prendendo le mosse dall’affermazione di Michel Foucault, secondo cui “nella sua funzione, il potere di punire non è necessariamente diverso da quello di guarire o di educare”, organizziamo questo Summit attorno al suggerimento che il concetto del Curriculum di studi sia strutturalmente connesso al potere. La Biennale Arte offre un’opportunità unica di radunare una comunità internazionale proveniente da una varietà di discipline, per riflettere su come la conoscenza sia prodotta e come essa venga in contatto con la società civile. Focalizzandoci sulle istanze più pressanti del nostro tempo, offriamo l’iterazione del Summit come un’opportunità di presentare informazioni, discutere e organizzare.”

Il Summit si terrà al Teatro delle Tese Cinquecentesche, in l’Arsenale. Le prime due giornate vedranno brevi presentazioni, presentazioni più ampie delle idee fondamentali e una serie dinamica di momenti di dialogo in piccoli gruppi. La terza giornata proporrà una varietà di momenti di discussione in piccoli gruppi riguardanti specifici casi di studio, questioni politiche e altre attività curricolari.

 

E-FLUX JOURNAL

Come per Creative Time Summit, il programma di All the World’s Futures includerà l’autorevole visione critica di e-flux journal, una rivista d’arte mensile a cura di Julieta Aranda, Brian Kuan Wood e Anton Vidokle, che mette a confronto saggi e articoli in cui sono affrontati i profondi cambiamenti paradigmatici delle basi storiche dell’arte e le modalità con cui l’arte si pone e circola su scala globale. La posizione editoriale di e-flux journal parte dal presupposto che l’arte sia prodotta dalla coscienza politica e storica. Tutti i numeri della rivista sono disponibili online gratuitamente.

E-flux journal, su invito del Direttore Artistico, svilupperà un progetto editoriale quotidiano attraverso una serie di saggi che coinvolgeranno diversi artisti partecipanti alla 56. Esposizione Internazionale d’Arte, accanto ad altri contributors. I testi saranno pubblicati online in tre formati: versione completa, versione breve e una versione audio dei saggi stessi, letti dai rispettivi autori. E-flux journal sarà disponibile anche in versione cartacea, su richiesta da presentare alla Biennale Arte, per tutta la durata dell’Esposizione.

 

Gulf Labor Coalition

L’Esposizione quest’anno ha invitato a partecipare Gulf Labor Coalition, il collettivo che si batte per garantire la tutela dei diritti dei lavoratori là dove si intersecano arte contemporanea, lavoro precario e capitale globale. Tra i membri del gruppo figurano artisti, scrittori, architetti, curatori e altri operatori culturali. Il contributo di Coalition alla Biennale Arte di quest’anno prenderà la forma di un report pubblico, in una serie di sedute plenarie dedicate alle indagini realizzate sulle condizioni di lavoro nel Golfo Persico e in Asia meridionale. Il focus attuale di Gulf Labour Coalition è la costruzione di nuove istituzioni culturali sull’isola Saadiyat, ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi. Ma che si tratti di prendere parte a un’azione diretta o di diffondere immagini particolarmente significative, la pratica di questo gruppo si esprime comunque in un contesto pubblico che dipende dall’effetto leva, di tipo sia immaginativo che tattico, esercitato dall’aggregazione di capitale sociale e culturale.

Recentemente, Gulf Labor ha portato a compimento 52 Weeks, una campagna durata un anno (da ottobre 2013 a ottobre 2014) in cui artisti, scrittori e attivisti di diverse città e paesi hanno contribuito settimanalmente con un lavoro, un testo o un’azione volti a mettere in risalto il reclutamento forzato e le deplorevoli condizioni di vita e di lavoro dei manovali migranti ad Abu Dhabi. Dato che il focus del lavoro non qualificato realizzato dai migranti in condizioni di pericolo riguarda anche altre situazioni simili, ed è di portata globale, la coalizione genera continuamente nuove ricerche e nuove campagne di intervento.

 

The Invisible Borders Trans-African Project è un’organizzazione fondata nel 2009 in Nigeria che riunisce artisti africani – soprattutto fotografi, scrittori e cineasti – con l’impegno e la passione del cambiamento sociale, per riflettere sulla questione delle frontiere e sulle implicazioni connesse nell’Africa del 21° secolo. Negli anni, questa piattaforma ha svolto un ruolo cruciale nel dibattito che interessa le frontiere trans-africane attraverso diversi suoi progetti, il più importante dei quali è il Trans-African Road Trip Project. Si tratta di un progetto che ogni anno riunisce in Africa artisti di paesi diversi per viaggiare su strada e attraversare le frontiere, creando al tempo stesso opere ispirate alle esperienze vissute. Alla 56. Esposizione, Invisible Borders presenterà il suo Trans-African Worldspace, una panoramica della produzione fotografica e audiovisiva più recente e attuale realizzata dalla piattaforma. Tale produzione sarà generata e inclusa nella presentazione con una cadenza regolare, durante i sette mesi di apertura dell’Esposizione. Inoltre, il gruppo presenterà nell’ARENA il documentario Invisible Borders 2011, The Film, che sarà seguito da una discussione sullo stato delle cose nella scena dell’arte contemporanea trans-africana e le idee critiche poste al centro dell’attività.

 

Abounaddara è un collettivo anonimo di cineasti siriani che lavora su documentari estemporanei, altrimenti conosciuto come “cinema di emergenza”, e che ha riflettuto a lungo sul diritto all’immagine. Il gruppo impiega un’estetica di disorientamento e do-it-yourself, autoproducendo i propri film e distribuendoli online per evitare la censura politica e i costrittivi dettami dell’industria dei media e dell’entertainment. Dalla sua fondazione, nel 2010, Abounaddara ha realizzato una serie di brevi documentari che celebrano la vita quotidiana della gente comune in Siria. In seguito alla sollevazione popolare del marzo 2011, il collettivo ha iniziato a produrre un breve film ogni venerdì, un’iniziativa tuttora in corso, realizzata grazie a una rete di cineasti volontari che operano in segreto per motivi di sicurezza. Nell’ARENA della 56. Esposizione, Abounaddara presenterà ogni venerdì, in prima rappresentazione, un’installazione video di una selezione di film tratti dall’ampio corpus dei lavori già realizzati dal collettivo e anche il loro nuovo lungometraggio Syria: Snapshots of History in the Making.

Biennale Arte 2015
Biennale Arte 2015