fbpx Biennale Architettura 2018 | Kieran Long; Johan Örn; James Taylor-Foster con ArkDes; Petra Gipp; Mikael Olsson
La Biennale di Venezia

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Kieran Long; Johan Örn; James Taylor-Foster con ArkDes; Petra Gipp; Mikael Olsson

Freestanding



Kieran Long; Johan Örn; James Taylor-Foster 
con
ArkDes; Petra Gipp; Mikael Olsson (Stockholm, Sweden) 

Nel suo saggio The Sacred Buildings and the Sacred Sites incluso nel volume Sigurd Lewerentz 1885-1975, Colin St. John così parla di quest’ultimo: “Era un uomo di poche parole. Tutto quello che aveva da dire era evocato dal modo in cui veniva posato un mattone, una colonna sormontata da una coppia di travi, un pezzo di vetro era fissato nell’apertura di un muro, da come un sentiero tagliava la foresta. Per lui, ciò che i comuni mortali chiamano “dettaglio” era uno strumento per innalzare e trasfigurare l’ordinario, e in questo Lewerentz è in buona compagnia con Hawksmoor e Borromini.” L’intero archivio di Sigurd Lewerentz è conservato al National Centre for Architecture and Design (ArkDes) di Stoccolma. Raramente questi materiali vengono esposti. La 16. Mostra Internazionale di Architettura è un’opportunità unica per accostarsi in termini nuovi al lavoro del grande architetto svedese. In risposta a particolari espressioni contenute nel manifesto FREESPACE – “offrire in dono nuovi spazi liberi” e “inattesa generosità” – tre cappelle risalenti rispettivamente al 1925, 1943 e 1960 dimostrano l’evoluzione del pensiero e della pratica di Lewerentz. Queste sono presentate attraverso un lavoro nuovo e originale imperniato sugli interessi fondamentali di Lewerentz: il luogo, il rituale e il paesaggio.
YF+SMcN

   

    

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