La Biennale di Venezia

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Intervento di

Marie Chouinard

Direttore settore Danza

Nel 2017 e nel 2018 vi ho parlato della creazione dal punto di vista del creatore-coreografo.

Oggi mi concentro sull’interprete, sul danzatore:
ON BEcOMING A SmArT GOd-dESS

Per il danzatore accordare il suo essere, il suo strumento, un po’ come si accorda un pianoforte, è una tappa precedente ed essenziale a una performance pubblica

Tuttavia la complessità dello strumento umano è incommensurabile se paragonata agli strumenti musicali: l’essere umano è complesso e fluttuante e la sua “accordatura” è un’impresa fenomenale

innumerevoli sono i sistemi del corpo umano
innumerevoli sono gli elementi che li influenzano
dunque bisogna accordare il respiro, la psiche, le circolazioni vitali, i muscoli, le articolazioni, le ossa, le connessioni, gli umori, i turbamenti, le credenze, i desideri, il nutrimento fisico e spirituale, la cultura, gli amori, il caso, i fluidi, i pensieri, le percezioni...

Quello che il danzatore, quello che tutto il suo essere visibile e invisibile percepisce, pensa e sente sarà veicolato fino al cuore del pubblico

La sua arte è una condivisione di presenza: tutto deve essere accordato

Questa “accordatura”, questi riscaldamenti e queste preparazioni richiedono un tempo immenso ma inesistente per chi fa della propria vita una relazione costante con il retroscena del mondo, per coloro che si sono interamente donati a questa ricerca del silenzio.

Se non sembra che il ghepardo si riscaldi prima di balzare sulla sua preda è perché tutta la sua vita è “orientata” verso la sua preda
Il ragno, il cervo, l’albero, il serpente, l’orso, le piante, le alghe, i coralli, le galassie, tutti sono costantemente nell’azione pura senza apparente preparazione, come se “l’accordatura” fosse costante e invisibile.

Il Buddha si riscaldava prima di insegnare?
il Cristo prima di un miracolo?
e Madre Teresa prima di prodigare delle cure e oggi Amma prima di prendere ognuno tra le sue braccia?

Noi non siamo né questi esseri eccezionali, né questi animali e neppure questi elementi naturali: dunque riscalderemo e accorderemo il nostro strumento prima di ogni spettacolo!

 

DELLA MOTIVAZIONE PRIMA
Innanzitutto sentirsi investita da una motivazione che appaia giusta agli occhi degli dèi, degli esseri, di ciò che è vivo

l‘azione, il gusto per l’azione, a volte ci spinge molto lontano e giunge un momento in cui ci si può sentire sola, perduta, in piedi su una colonna nel mezzo del deserto!
allora sedersi, soltanto sedersi come un’anacoreta, una stilita! E aprire il tempo, infondere in pochi secondi l’eternità al cuore dell’istante.
Le fonti sgorgano di nuovo:
da anacoreta ci si ritrova pacificamente seduti in un giardino verdeggiante dove uno strano animale poggia il muso umido e il caldo respiro nel palmo della nostra mano aperta, che non chiedeva nulla…
e tutto ha nuovamente senso

Mi ricordo:
stavo provando il Faune, da sola, in studio, al sesto piano del Cooper Building, in Rue Saint-Laurent, a Montréal e mi chiedevo che cosa ci facevo lì, io, l’interprete, un fallo brandito dal mio osso pubico, i seni nasali larghi, un corno spezzato sulla testa e un respiro terribile, mentre mi spostavo in lungo e in largo nello studio, rispettando le severe regole della collocazione corporea
che cosa faccio qui?
Perché dovrei andare in scena appesantita da tutti questi attributi sessuali?
Io che volevo essere legata a dio, all’onda soggiacente dell’universo.

Di colpo mi sento perduta, sola.

 

LA PANCIA
avere la pancia quasi vuota, leggera prima di entrare in scena
sentirsi vuota e vitalizzata, potente, con una sensazione di dolce fuoco nelle viscere
Per arrivare a questo, ognuno troverà quel che più gli aggrada e spesso saranno azioni iniziate parecchie settimane prima: il modo di masticare, la scelta dei cibi, la loro qualità, la loro vitalità

 

IL CORPO
Al di là di qualsiasi tecnica corporea, l’allenamento del danzatore implica anche un veloce ricollegamento, un lavoro di centramento e di affinamento delle percezioni
Ritrovare il proprio respiro.
Ascoltarlo

 

LA TESTA
Ritrovare la limpidezza delle motivazioni, una gioia senza oggetto, la gratitudine, un entusiasmo, la voglia di condividere, di dare
Fare pulizia in noi, liberarsi dalla pesantezza, dai timori, dai giudizi, dalle insicurezze, ecc.

 

FISSARE ANCORAGGI IN SCENA
A ogni opera corrispondono geograficamente degli ancoraggi essenziali, dei luoghi di potere, degli incroci vitali.
Prima dello spettacolo, passare e ripassare da questi “punti di agopuntura” dell’opera sul palcoscenico
investirli, caricarli
non si riscalda dunque soltanto il corpo
si riscaldano anche i luoghi dello spettacolo che verrà

 

I FILI INVISIBILI
Soffermarsi sul palcoscenico
di fronte al teatro vuoto
per riscaldare di desiderio e di speranza ognuna delle poltrone ancora vuote che presto accoglieranno uno spettatore
augurare a questo spettatore una bella disposizione d’animo
avere fiducia nella sua sensibilità, nella sua intelligenza

spostare lo sguardo su ogni poltrona, creare legami invisibili da ogni poltrona verso il palcoscenico e dal palcoscenico verso ogni poltrona

 

UN MOMENTO DI GRAZIA
prima di uno spettacolo, anche solo per qualche secondo, gli interpreti cercano sempre di raggiungere un momento di grazia danzata.

Solitamente questo succede sul palcoscenico, appena prima dello spettacolo, quando i tecnici sono andati a cena. La danzatrice è sola.
Danza, in maniera intuitiva, a vuoto, si riconnette alle forze essenziali del movimento, l’equilibrio, il peso, le connessioni, gli slanci spontanei, il respiro accordato
Cerca l’istante in cui sentirà che tutte le forze sono in armonia, in un recitato libero, centrato e spontaneo, in una limpidezza delle percezioni
allora, questo le dà fiducia
non fiducia “in se stessa”, ma fiducia nell’al di là, nella sua capacità di entrare in relazione con quel che è al di là.
Allora, sentendosi raccolta, accolta nelle braccia del destino, può lasciare la scena deserta e andare a continuare a prepararsi in camerino.

Biennale Danza
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