La Biennale di Venezia

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Biennale Danza 2019

Steven Michel - Théo Mercier

Leone d’Argento

Cerimonia di consegna

Venerdì 21 giugno 2019, ore 12.00
Ca’ Giustinian

Steven Michel
Théo Mercier

La Biennale di Venezia ha assegnato il Leone d’Argento agli artisti francesi Steven Michel e Théo Mercier.

Steven Michel – con studi di mimo, danza, percussioni – e Théo Mercier – formato alle arti visive e alla regia – hanno individuato nell’intersezione tra arte e coreografia un comune terreno di ricerca, frutto di processi di costruzione simili ma con strumenti diversi, da una parte il corpo e dall’altra gli oggetti.

Secondo la motivazione “Steven Michel e Théo Mercier sono due giovani artisti impegnati il cui percorso andrà osservato con attenzione. Fanno parte di una generazione di creatori che amano collaborare con altri e spaziare di progetto in progetto. Entrambi creano messe in scena coreografiche nelle quali esplorano la materia delle nostre culture, del nostro spazio e del nostro tempo. I corpi diventano oggetti e gli oggetti vanno verso un pensiero incarnato, materiale e violento. Questi ‘coreografi-artisti plastici’ ci offrono strane feste, dove il vero del falso e il falso del vero catalizzano paesaggi riflessivi, privi di natura, un nuovo, crudo incanto”.

Note biografiche

Steven Michel (Saint-Marcellin, 1986) ha studiato mimo e arti circensi, danza e percussioni. Dal 2006 al 2010 è a Bruxelles dove frequenta e si diploma al P.A.R.T.S. (Performing Arts Research and Training Studios) di Anne Teresa De Keersmaeker. Grazie alla sua duplice formazione musicale e coreutica, realizza spettacoli come Even but Odd con Nicholas Aphane, focalizzato sul ritmo e la percussione del corpo, cui segue l’assolo The Desert of Milestones. Nel 2012 è al Dansenhus di Stoccolma dove collabora con Marcus Baldermar per Model, che fa riferimento al regista francese Bresson.

Come danzatore ha lavorato con coreografi, registi teatrali e filmmaker - David Zambrano, Falk Richter, Lukas Dhont, Daniel Linehan, Maud Le Pladec - ma anche con artisti plastici come Théo Mercier e Sarah & Charles. Dal 2012 collabora regolarmente con il coreografo belga Jan Martens.

Del 2016 è la realizzazione dell’assolo They Might Be Giants, che indaga la relazione tra artificiale e naturale, animato e inanimato, materiale e immateriale.

Attualmente organizza una serie di laboratori-performance rivolti ad artisti provenienti da diversi ambiti artistici proprio per sperimentare modalità di approccio e strumenti anche distanti fra loro, oltrepassando i confini imposti alle varie discipline.

 

Théo Mercier (Parigi, 1984) ha studiato all’École nationale supérieure de création industrielle di Parigi e all’Universität der Künste Berlin. Insieme a Bernhard Willhelm ha lavorato a una collezione di abiti di scena per Björk prima di stabilirsi a New York (2008) e diventare assistente di Matthew Barney per il progetto River of Fundament1. Tornato in Francia nel 2009, prosegue nel suo percorso artistico individuale maturando un linguaggio riconoscibile e originale che trova spazio in mostre personali e collettive tra Europa, Asia e America, esponendo al Palais de Tokyo e al Centre Pompidou di Parigi, alla Biennale di Mosca e all’Hamburger Bannhof in Germania.

Dal 2014 Théo Mercier sviluppa anche il lavoro di regista nel campo dello spettacolo dal vivo e della performance realizzando Du futur faisons table rase e Radio Vinci Park. Artista associato del Théâtre des Amandiers dal 2017, Mercier realizza La Fille du collectionneur (con il supporto di La Fondation d’entreprise Hermès come parte del suo programma «New Settings») e Affordable Solution for Better Living.

I suoi spettacoli sono stati presentati al Teatro Nanterre-Amandiers, La Villette e La Ménagerie de verre di Parigi, l’Usine C a Montréal, The Invisible dog Art Center di New York, Festival Actoral de Marseille, Bonlieu Scène nationale Annecy, Dampfezentrale di Berna, Vooroit Center21 e Campo di Gand, Théâtre de Vidy di Losanna e La Bâtie-Festival di Ginevra.

Nelle sue opere dà vita a un’indagine critica che intreccia antropologia, etnografia, geopolitica e turismo. Tra performance coreografiche e ricerca sui diversi materiali, è creatore e collezionista al tempo stesso, coinvolto in un intenso dialogo tra passato, presente e futuro, tra animato e inanimato, verità e menzogna, artigianale e industriale, sacro e profano, reale e immaginario.

Vive e lavora tra Parigi e il Messico.

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