La Biennale di Venezia

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Intervento di

Paolo Baratta

Presidente della Biennale di Venezia

I tre settori Danza, Musica, Teatro proseguiranno nel loro impegno programmatico pluriennale.
Un impegno che a sua volta è tripartito:

- il festival inteso come luogo di incontro e conoscenza di produzioni artistiche;
- il festival come luogo di ricerca intorno a temi predefiniti;
- il college come luogo della promozione originale di nuovi talenti e artisti.

 

Su questa via anno dopo anno si è confermato un modo di operare della Biennale nei tre settori che, nella stabilità, si è affermato come cifra distintiva.
Così operando si è cercato anche di ottimizzare le risorse disponibili, sì da trarne risultati non occasionali. La programmazione triennale ha ovviamente giovato in questa direzione.

E siamo grati ai tre direttori per l'impegno sistematico profuso, la costanza nell'impegno, la qualità dell’esito.

Anche per il 2019 i programmi di ciascun settore si presentano con un punto focale, un titolo, quasi una scintilla di accensione dello sguardo e della mente.

La Danza presenta come suo punto di partenza la figura del danzatore e il fenomeno della sua trasfigurazione in artista del corpo, dello spazio, del tempo.
Con varia enfasi tutt’e tre registrano al loro interno un filone di ricerca comune. Il rapporto con il pubblico e il tema del suo coinvolgimento.
Interessante notare che nel trattare di questo rapporto vengono introdotti elementi interessanti di  intersettorialità, e ciò non in via schematica (meticciato di forme) ma con riferimento a qualcosa di più basilare, che tutti i settori accomuna e cioè al modo con cui sono sollecitate nel pubblico le disponibilità alla percezione e al dialogo, e quindi alle problematiche vie della comunicazione – con partecipazione tra artisti e pubblico. Quel pubblico che qui viene considerato protagonista della propria metamorfosi che si sviluppa davanti alla scena: da pubblico, ad osservatore, a soggetto partecipe. Un processo evolutivo questo che accomuna lo spettatore di teatro, l'ascoltatore di musica, l'osservatore del movimento, il visitatore di una mostra, e che ci riporta in ultima analisi alla vitalità dell’opera d’arte.

 

I College hanno mantenuto le promesse.
Il festival di Danza di quest’anno ospita, con un suo originale lavoro, una giovane coreografa emersa nel College Danza – Coreografi dello scorso anno; il College - Coreografi quest'anno sviluppa in sei settimane il lavoro di tre nuovi giovani coreografi cui offriamo di lavorare con 7 danzatori professionisti. A fianco è rinnovato il College Danza – Danzatori (quasi 100 domande per 15 selezionati) che lavorano per tre mesi e che porteranno al festival i risultati del lavoro.  

Abbiamo realizzato lo scorso anno il primo esperimento di un nuovo college, coordinato dal nostro archivio (ASAC), in collaborazione con i cinque settori operanti nel 2018 (oltre DMT, Architettura e Cinema): si tratta del Collegescrivere in residenza”, con il quale per ciascun settore offriamo una tutorship a tre giovani laureati, che avendo a disposizione l'archivio storico e il festival o la mostra, si cimentano nel corso di un trimestre scrivendo su un tema concordato.
I tutor dello scorso anno sono stati: Elisa Guzzo Vaccarino, Federico Bellini, Cesare Fertonani, Luca Molinari, Nicola La Gioia.
Proseguiremo nel 2019. Lo scrivere d’arte va promosso. Vogliamo anche qui offrire uno stimolo e un'occasione di impegno assistito in modo molto qualificato. È un impegno volto a mettere ancor più a frutto dei giovani le nostre attività e il nostro patrimonio di informazioni. Lo ripeteremo quest'anno avviandolo a divenire un "luogo" della ricerca.

 

La nascita del settore Musica della Biennale risale al 1930, quella del settore Teatro al 1932. La Danza è stata introdotta quale settore autonomo ufficialmente nel 1998 e come tale debuttò nel 1999, esattamente vent'anni fa. Lo ricordo con soddisfazione e piacere, e così mentre ringrazio tutti di cuore, vi invito a brindare con noi a questo compleanno.

 

Biennale Danza
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