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Neue Vocalsolisten / Biennale College Musica


Ensemble vocale:Neue Vocalsolisten: Johanna Vargas soprano acuto, Susanne Leitz-Lorey soprano, Truike van der Poel mezzo, Martin Nagy tenore, Guillermo Anzorena baritono, Andreas Fischer basso
Produzione:CIMM – Centro di Informatica Musicale e Multimediale della Biennale di Venezia

 

Testi delle composizioni

Maria Vincenza Cabizza

Maria Vincenza Cabizza sviluppa il testo di The difference between being and staying, per ensemble vocale di cinque voci, come un collage casuale di ritagli di stampa su tutti quei popoli che lottano per la propria sopravvivenza. La frammentazione delle frasi, di cui si colgono solo parole isolate, intende provocare l’illusione di una comprensione sfuggevole e di una mutazione apparente di significato. Sul piano performativo, in primo piano il basso sovrasta scenicamente e musicalmente, mentre sullo sfondo le altre quattro voci intonano armonie su un testo in continuo movimento, che stravolge il senso dei messaggi espressi dal basso. Le quattro ombre prendono via via il sopravvento e il basso viene costretto a un graduale mutismo. Il suo flusso di parole si spegne in un puro movimento labiale come in un tentativo di comunicare un messaggio, che non gli appartiene più.

Manuel Hidalgo Navas

Sceglie il sonetto di Lope de Vega ir y quedarse Manuel Hidalgo Navas per il suo pezzo ir per quintetto vocale. I sentimenti di solitudine, assenza, disagio e frustrazione dell’amante in assenza dell’amato vengono resi dal poeta spagnolo attraverso diversi espedienti linguistici, che vanno dall’impiego dell’infinito per accentuare l’effetto di immobilità all’utilizzo di ossimori e chiasmi per esaltare il senso di solitudine e la sofferenza. La scrittura musicale sviluppa due idee principali: il sorgere di un complesso soliloquio a cinque voci, e il gioco degli opposti. Come negli altri due pezzi del programma, anche in questo c’è una dimensione teatrale che prescinde dalla pura dimensione scenica e che si manifesta nel trattamento musicale delle voci. Emergendo da una nuvola di rumori, con la propria materialità le voci affrontano il testo conferendogli una forma definita. Giocando sul doppio binario del linguaggio, gabbia di parole ma anche veicolo di comunicazione, la musica ridà vita alla parola del poeta e le restituisce significati nuovi.

Luca Francesconi

Due personaggi senza nome e identità. Due numeri: uno e due. Uno: “Posso deporre il mio cuore ai suoi piedi?”, due: “Se non mi sporca il pavimento”, uno: “Il mio cuore è puro”, due: “Si vedrà”. Sono le battute secche di un dialogo dal sapore surreale in bilico fra insensatezze sentimentali e crudeltà elisabettiane che si esaurisce in sole undici battute pervase di cinico umorismo. È Herzstück, dramma del cuore ma anche pezzo di cuore, che il drammaturgo Heiner Müller scrive all’inizio degli anni Ottanta. Come già per l’opera Quartett di solo un anno prima, Luca Francesconi si rivolge ancora una volta alla produzione del drammaturgo tedesco per trarre materiale drammaturgico per il suo Herzstück composto per le sei voci dei Neue Vocalsolisten, che l’hanno eseguito in prima assoluta al Theaterhaus di Stoccarda nell’ambito del Festival ECLAT nel 2012. Lo stesso breve dialogo di Müller viene riproposto in sei segmenti diversi che presentano sei punti di vista differenti dello stesso materiale drammaturgico seguendo un’esile traccia narrativa, nella quale ai sei interpreti vengono assegnati dei ruoli.


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