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Musica

Biennale College Musica - Quattro atti unici



El sueño de Dalí en una noche de Picasso (2018, 20’) prima assoluta
Ignacio Ferrando e Jorge Ferrando musica e libretto
Irene de Lelio regia
Sascha Emanuel Kramer  Dalì
Lucas Moreira Cardoso  Picasso
Elena Tereshchenko  Gala
Enrico Zara  Federico
Marco Ferraro  Chitarrista
Diletta Maria Buschi scene e costumi
Moritz Zavan Stoeckle disegno luci
Anna Lazzarini trucco
Marina D’Ambroso, Alessia Toffanin pianiste preparatrici
produzione La Biennale di Venezia

Rodi, rodi! Morsicchia! La casina chi rosicchia? (2018, 20’) prima assoluta
Sofia Avramidou musica
Cecilia D’Amico libretto
Katrin Hammerl regia
Paolo Cutuli  un uomo
Claire Michel de Haas  una giornalista, una conduttrice televisiva
Rosaria Angotti  un bambino, Hänsel
Felicita Brusoni  una bambina, Gretel
Anne Wallucks, scene
Moritz Zavan Stoeckle disegno luci
Katrin Hammerl, Anne Wallucks costumi
Anna Lazzarini trucco
Marina D’Ambroso, Alessia Toffanin pianiste preparatrici
produzione La Biennale di Venezia

Trìstrofa​ (2018, 20’) prima assoluta
Elisa Corpolongo musica
Ilaria Diotallevi libretto
Irene de Lelio regia
Felicita Brusoni  Scarterìn Les BonBon, Losünge Bildmage
Claire Michel de Haas  Plufghig Lucht, Strippy Sox
Elena Tereshchenko  Deus ex Machina
Diletta Maria Buschi scene e costumi
Moritz Zavan Stoeckle disegno luci
Anna Lazzarini trucco
Marina D’Ambroso, Alessia Toffanin pianiste preparatrici
produzione La Biennale di Venezia

Push! (2018, 20’) prima assoluta
Alvise Zambon musica
Maria Guzzon libretto
Katrin Hammerl regia
Francesco Basso  Black
Antoin Herrera-Lopez Kessel  White
Rosaria Angotti  Eve
Paolo Cutuli  Assistente
Marco Ferraro  Assistente
Anne Wallucks scene
Moritz Zavan Stoeckle disegno luci
Katrin Hammerl / Anne Wallucks costumi
Anna Lazzarini trucco
Marina D’Ambroso, Alessia Toffanin pianiste preparatrici
produzione La Biennale di Venezia

Ensemble Novecento dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Francesco Bossaglia direttore
Si ringraziano Francesco Bossaglia, Sergio Casesi, Giuliano Corti e Lucia Ronchetti per aver accompagnato i progetti fino alla loro realizzazione.
In collaborazione con Accademia di Santa Cecilia.

El sueño de Dalí en una noche de Picasso

El sueño de Dalí en una noche de Picasso è un’opera in un atto che prende le mosse da una situazione che può essere realmente accaduta oppure no – la visita di Dalí a Guernica mentre il dipinto era esposto a New York – per mettere l’artista, attraverso un sogno, a confronto con il suo genio, le sue paure, le sue contraddizioni, le sue vergogne. Per scrivere l’intreccio è stata studiata la documentazione storica relativa alla vita di Salvador Dalí: biografie, scritti e testimonianze dello stesso Dalí e il libro di Ian Gibson dedicato alla relazione d’amore che non poté realizzarsi tra il pittore di Cadaqués e il poeta Federico García Lorca. Analizzando tutte queste informazioni, il concetto del sogno è stato impiegato per rappresentare situazioni di fantasia che fanno riflettere sulla personalità di Dalí. Si tratta di un’opera di carattere surrealista, che rende omaggio a uno degli artisti fondamentali del Surrealismo. In questo lavoro Dalí vivrà un sogno che potrà trasformarsi in un incubo e incontrerà alcune figure chiave della sua biografia: il pittore e artista universale Pablo Picasso, il drammaturgo e poeta Federico García Lorca e Gala, la donna e musa di Dalí. Con tutti loro vivrà sentimenti mescolati a emozioni che andranno dal dramma alla commedia in una dimensione surreale. Dalí dovrà scegliere tra amore e arte o celebrità e danaro. Dovrà scegliere il vero e unico amore della sua vita.

Rodi, rodi! Morsicchia! La casina chi rosicchia?

Cosa succede quando seguiamo i nostri istinti senza pensare alle conseguenze, senza pensare ai bisogni altrui? Cosa succede se ci lasciamo vincere dall’avidità? Cosa succede se non ci educhiamo all’autocontrollo?
Un uomo solo, annoiato, è nel suo salotto. È un uomo che probabilmente è abituato ad avere tutto, a consumare tutto, a fagocitare tutto senza interrogarsi sulle conseguenze del suo stile di vita. Sta cercando l’ennesimo stimolo o forse una speranza di compagnia nella televisione accesa davanti a lui. Scorre i canali in modo compulsivo ma alla fine, non trovando niente che lo soddisfi, finisce per spegnere il televisore. Per uscire dal torpore e dalla noia decide di prendere un libro a caso, un gesto che non compie più da molti anni. Apre una pagina e inizia a leggere il finale della favola di Hänsel e Gretel dei fratelli Grimm, proprio quella favola che giusto pochi istanti prima lo aveva perseguitato e annoiato durante il suo zapping televisivo tra un film, una soap opera e poi un reality show dove due concorrenti erano disposti a tutto pur di entrare a far parte del gioco, e una volta che c’erano riusciti le loro vite sembravano ingabbiate... Ed è quanto accade a Hänsel e Gretel, che restano ammaliati dalla casetta di marzapane e per questo ci si buttano sopra con tutta la loro ingordigia, e quando la strega che vi abita chiede loro: “Rodi, rodi, morsicchia! La casina chi rosicchia?”, danno la colpa al vento e continuano a mangiare, senza curarsi di distruggere la casa alla strega dalla quale poi saranno messi in trappola. Forse una semplice coincidenza? Ma è una coincidenza anche spegnere la televisione e trovare il libro aperto proprio alle pagine in cui si narra che Hänsel e Gretel, grazie alla loro astuzia, al loro ritrovato autocontrollo, riescono a liberarsi dalla strega e a tornare a casa ricchi di doni? O è stata una presa di coscienza voluta dall’uomo solo, annoiato, che, di fronte al degrado della comunicazione globale, sceglie di tornare alle origini del linguaggio, alla letteratura e al teatro?

Trìstrofa

Cinque forme (cornici) fluttuanti di diversi materiali delineano il confine tra scena e non scena. I due attori cantanti (soprano e tenore) si trasmutano nei diversi personaggi a seconda della forma – e quindi della sonorità a essa associata – che attraversano entrando in scena, e vivono ognuno il proprio dramma interagendo in una catena di relazioni mancate. Scarterìn Les BonBon, pura e puerile, desiderosa di farsi mangiare, offre la propria caramella a chiunque, in una disperata impossibilità di comunicazione; poi, di tanto in tanto, saltando giocosamente in un’altra cornice, diventa Losünge Bildmage (e viceversa), in cerca di pareti che non troverà mai su cui fissare definitivamente la propria forma. Plufghig Lucht, volendo ballare con la luce, cerca una presa di corrente per la sua lampada. Non riuscendo nell’impresa, a volte occupa lo spazio di Strippy Sox (e viceversa), la cui ossessione di aprire un cassetto per prendere i suoi tanto amati calzini a righe sfocia inevitabilmente in una vertiginosa roteazione del braccio che decide di utilizzare.
I quattro personaggi sono caratterizzati e distinti musicalmente e linguisticamente, e si intersecano con scambi giocosi. Talora dimenticano, nel loro incontro allegro ma duro da affrontare, quale sia la scena e quale la non scena; talora rientrano in scena correggendosi; tentano di comunicare in un semi-grammelot di matrice comune che nelle sue sfaccettature rende però impossibile la condivisione del proprio dramma con gli altri. Deus ex machina, il terzo attore cantante – colui che dal principio entrava e usciva dalle scene, bofonchiando l’attesa di essere invocato – entra quindi in scena per fornire la soluzione per potersi incontrare... E proprio rivelando l’esistenza della trìstrofa da intonare come preciso elemento musicale e fantasiosa prassi del canto gregoriano che risolverà ogni cosa, cade nel vortice drammatico del non poter risolvere. Così, nella sua velleità di mettere ordine, si accorge che non rimane più nessuno...

Push!

L’opera si configura come una black comedy incentrata sul tema del nemico e sul dualismo tra modalità – opposte ma ugualmente malate – di ossessione per il potere. Push! ripropone in chiave comica la lotta tra due superpotenze mondiali incarnate dai rispettivi capi: in un gioco di specchi, i protagonisti si attraggono e si respingono come poli di una gigantesca calamita che incombe, in maniera del tutto sconsiderata, sui destini del mondo intero.
Il carattere grottesco nasce dallo scarto tra il ruolo sociale e politico dei due personaggi principali e la loro assoluta pochezza e meschinità umana, e genera situazioni di comicità quasi demenziale amplificate da una drammaturgia musicale che alterna momenti aulici ad altri surreali. I due leader mondiali Black e White, ciascuno chiuso nella propria stanza dei bottoni, valutano come risolvere definitivamente l’eterno confitto che li contrappone. La prima parte dell’opera è caratterizzata, sia visivamente sia musicalmente, da una separazione netta tra i due protagonisti che dialogano (anzi, monologano) a distanza, per convincersi della necessità di premere il famigerato pulsante rosso, vero protagonista inanimato di tutta l’opera. Questa sorta di autoanalisi inconscia chiarisce che nessuno dei due avrebbe più ragione di esistere se privato della minaccia che l’altro rappresenta. Entrambi percepiscono questa evidenza ma non sono disposti ad ammetterla, e questa è la molla che li spinge a cercare un contatto diretto con il nemico. Finirà prevedibilmente male. Il tentativo di dialogo naufraga miseramente, portando l’opera al suo climax: l’atto di schiacciare il bottone. Questo momento è però solo il preludio al disvelamento finale: Black e White sono in realtà pazienti di un ospedale psichiatrico e il bottone serve soltanto a richiedere l’intervento degli infermieri. Unica figura femminile dell’opera è la Dottoressa, direttrice dell’Istituto, che nell’epilogo si è ormai rassegnata al fatto che i due pazienti sono incurabili.

Teatro Piccolo Arsenale

SESTIERE CASTELLO
CAMPIELLO TANA, 2169/F, 30122 
VENEZIA
TEL  +39 0415218711
info@labiennale.org

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