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Glory Wall di Leonardo Manzan miglior spettacolo della Biennale Teatro 2020
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Glory Wall di Leonardo Manzan miglior spettacolo della Biennale Teatro 2020

Il giudizio di una giuria internazionale di critici a conclusione del Festival. Menzione speciale a La tragedia è finita, Platonov di Liv Ferracchiati.

Targa per il miglior spettacolo

È Glory Wall di Leonardo Manzan a vincere la Targa per il miglior spettacolo del 48. Festival Internazionale del Teatro diretto da Antonio Latella e organizzato dalla Biennale di Venezia.

Istituita eccezionalmente nel contesto particolare dell’anno in corso per permettere ai giovani artisti del nostro Paese di essere conosciuti all’estero, la Targa al miglior spettacolo è anche, nelle parole del Direttore Antonio Latella, “un segnale di positività, di augurio e di speranza per il teatro italiano che ci rappresenterà”.

La Targa è stata attribuita da una giuria internazionale composta da quattro critici e studiosi di teatro: Maggie Rose, corrispondente di Plays International, Susanne Burkhardt, corrispondente di Deutschlandfunk Kultur, Evelyn Coussens, giornalista di teatro del quotidiano De Morgen, Justo Barranco, giornalista di teatro del quotidiano La Vanguardia.

Glory Wall di Leonardo Manzan

Lo spettacolo vincitore è Glory Wall, regia di Leonardo Manzan, che scrive il testo in coppia con Rocco Placidi.

La motivazione: “Il vincitore della Biennale Teatro 2020, Glory Wall diretto da Leonardo Manzan, è lo spettacolo che ha affrontato nel modo più innovativo e radicale il tema del Festival: la censura. Comprendendo che la censura è sempre una questione di potere. In questo caso il potere, o la sua mancanza, nel nostro teatro.
Il titolo stesso, Glory Wall, parla chiaro tramite l’allusione alla Glory Hole, con le relative connotazioni sessuali, e il concetto stesso di ‘muro’ che incombe pesantemente sul nostro mondo globalizzato. Mettendo il pubblico di fronte a un muro bianco, che blocca la vista della scena, Manzan gioca in modo molto intelligente, ironico e divertente con l’idea del censurare se stessi e gli altri - e con l’importanza diminuita del teatro. Usando il muro come metafora non solo della separazione tra la scena e il pubblico, ma anche come simbolo della separazione tra idee, paesi e popoli in generale.
Il gioco che imposta con questo muro è radicale, coerente e molto immaginativo dal punto di vista formale, creando immagini e scene che riecheggeranno per molto tempo, interagendo con il pubblico attraverso minuscoli fori. Lo fa con un gioco nel quale è il regista di frammentarie parti del corpo, cioè mani, dita e polsi, che compiono micro-azioni attraverso questi fori. Lo spettacolo porta l’esperimento di Beckett con Not I a un livello superiore.
Manzan si accolla anche il compito di istruire gli spettatori nella recita di alcune parti del testo, invitandoli ad assumere vari ruoli riferiti a personaggi maschili della storia – Giordano Bruno, De Sade, Pier Paolo Pasolini – che sono stati censurati. Lo spettacolo così diventa interattivo in modo piuttosto particolare. Potrebbe anche essere inteso come un invisibile direttore d’orchestra, che impone allo spettacolo un ritmo vibrante e una cadenza avvincente per il pubblico.
Il modo in cui mette in discussione il ruolo e il significato del teatro oggi è provocatorio e inesorabile, ma allo stesso tempo dedito e impegnato. In conclusione, nell’Italia dove ‘la nuova scrittura e i nuovi drammaturghi’ sono stati per troppo tempo ignorati, malnutriti e poco sostenuti, è un piacere poter conferire questo nuovissimo premio a una nuova scrittura che non solo affronta il tema della censura posto dalla Biennale Teatro, ma offre anche al pubblico uno spettacolo impegnativo e molto divertente che recupera il potere del teatro. E della sua comunità”.

Menzione Speciale

Una menzione speciale è stata attribuita dalla giuria a La tragedia è finita, Platonov, riscrittura dell’omonimo testo di Anton Čechov e regia di Liv Ferracchiati.

La motivazione: “Liv Ferracchiati affronta in modo semplice, ma convincente e toccante, il protagonista di un testo classico (Platonov di Čechov) con i suoi propri pensieri autobiografici come lettore della storia.
Nell’indagare i personaggi e le loro motivazioni da un punto di vista attuale, emerge un testo nuovo che non solo mette in discussione il ruolo del testo classico nel teatro di oggi, ma libera i personaggi dalla ‘prigionia’ dell’epoca nella quale sono stati creati.
Liv Ferracchiati non è soltanto autore e regista dello spettacolo. Interpreta anche la figura di un nuovo personaggio, il Lettore del testo, con una tale straordinaria e dedicata autenticità, che come personaggio diventa essenziale per il successo dell’opera, impostando un dialogo ironico e illuminante tra se stesso e l’autore russo.
Nell’eliminare alcuni personaggi maschili e mettendo invece quattro donne al centro della scena, gli spettatori del 2020, che potrebbero trovare antiquata la politica sessuale e di genere di Čechov, possono immediatamente ritrovarsi nei commenti satirici e imperturbabili del Lettore su ciò che accade in scena. È ovviamente un valore aggiunto il fatto che Liv sia anche un attore straordinario.
Quindi la menzione speciale della Biennale Teatro 2020 va a Liv Ferracchiati per aver reso attuale il repertorio nel modo più intelligente possibile: non solo rendendolo attuale, ma avviando anche una riflessione che parte dal qui e ora, gettando una nuova luce su ciò che dobbiamo fare per vivere una vita significativa, come dobbiamo relazionarci con il mondo, come dobbiamo agire, tutte questioni che oggi sono urgenti.”


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