I Leoni della Biennale Teatro 2026
Il Leone d’Oro alla carriera va alla regista Emma Dante; il Leone d’Argento al regista greco-albanese Mario Banushi.
I Leoni 2026
È Emma Dante, la più celebrata regista italiana di teatro e d’opera, il Leone d’Oro alla carriera della Biennale Teatro 2026; al ventisettenne regista greco-albanese Mario Banushi, che da subito si è imposto sulla scena europea e internazionale, va il Leone d’Argento.
Lo ha stabilito il Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia su proposta di Willem Dafoe, Direttore del settore Teatro. La cerimonia di premiazione avrà luogo nel corso del 54. Festival Internazionale del Teatro (7 > 21 giugno) nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, sede della Biennale.
Emma Dante
Leone d’Oro alla carriera
“Emma Dante è un’artista, una donna che, partendo da Palermo, dal cuore della sua Palermo – recita la motivazione - ha saputo portare la Sicilia alla ribalta, innervando la grande lezione di Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, come pure di Ciprì e Maresco o Franco Scaldati, affrontando con coraggio non solo una ricerca linguistica unica, ma anche dando forza scenica a quei temi scomodi e dolorosi che da sempre sembrano connotare la sua terra. In questa ricerca, Emma Dante ha portato con sé, in un eterno e dolente confronto, il tema della famiglia, quello della morte e del compianto, del sogno e della fantasia, dell’amore e della violenza: elementi con cui ha impregnato la sua creatività e la sua idea di teatro, raggiungendo un linguaggio proprio e riconoscibile. Con ironia, empatia, affetto, Emma Dante ha evocato sul palco un teatro fatto di straordinaria semplicità e umanità, capace di guardare agli ultimi, ai dimenticati, ai reietti, a quelle marginalità umane e urbane che ha raccontato come pochi altri artisti”.
Nata nel 1967, diplomata all’Accademia Silvio d’Amico di Roma, dopo una bella carriera di interprete (anche a fianco di Valeria Moriconi), Emma Dante muove i primi passi come regista con la compagnia Sud Costa Occidentale fondata nel 1999 a Palermo, e si fa conosce agli albori di questo nuovo secolo.
Nel 2004 è alla Biennale Teatro con La scimia, memorabile lavoro tratto da Le due zittelle di Tommaso Landolfi, nella elaborazione scenica di Elena Stancanelli. Chiamata a lavorare nei maggiori teatri del mondo – dal Piccolo Teatro di Milano alla Cómedie Française di Parigi, dal Teatro alla Scala di Milano al Festival di Avignone, a La Colline Théâtre National, al San Carlo di Napoli, al Biondo di Palermo e molti altri – Emma Dante ha moltiplicato i suoi territori di ricerca, affrontando il cinema – il film Via Castellana Bandera presentato alla Mostra di Venezia nel 2013 – il romanzo, la fiaba per bambini.
Al 54. Festival Internazionale del Teatro (Venezia, 7 > 21 giugno) Emma Dante presenterà in prima assoluta I fantasmi di Basile. Dopo la trilogia che porta in scena La scortecata, Pupo di zucchero e Re Chicchinella, Emma Dante torna all’universo immaginifico e barocco dello scrittore napoletano Giambattista Basile.
Mario Banushi
Leone d’Argento
“Con la sua narrazione quasi autobiografica, che attraversa le esperienze del lutto, del compianto, dell’assenza e delle tradizioni familiari, Mario Banushi – secondo la motivazione -si è rivelato grazie al suo linguaggio poetico, ellittico, fatto più di silenzi che non di parole, ma evocativo, dolorosamente comunicativo. La memoria, i rumori quotidiani, le piccole cose della vita sono i cardini attorno cui si celebrano cerimonie intime eppure condivise, universali. I ricordi, i sogni, la convivenza e la perdita si dipanano in sequenze di azioni solo apparentemente semplici, ma che – al contrario – tra radicale realismo e fughe prospettiche in dimensioni astratte, aprono a viaggi simbolici negli archetipi dell’essere umano. Il teatro di Banushi, così immediatamente intimista, radicato profondamente nella cultura balcanica, sa essere anche intelligentemente politico, aguzzo affondo nelle contraddizioni del nostro tempo”.
Cresciuto in Albania fino ai sei anni per poi tornare in Grecia, dove è nato nel 1998, Mario Banushi si diploma alla Scuola d’Arte Drammatica del Conservatorio di Atene. Il suo debutto alla regia avviene con Ragada, creato e presentato all’interno di un appartamento privato in tempi di pandemia. Il direttore del teatro Nazionale di Grecia, presente l’ultimo giorno dello spettacolo, lo invita poi a collaborare. Da qui nasce il suo lavoro successivo, Goodbye, Lindita. Programmato per tre settimane, resta in scena al Tetro Nazionale per tre anni, con grande consenso di critica e pubblico, per poi viaggiare in tutto il mondo. Lo stesso successo avrà il terzo capitolo della trilogia, Taverna Miresia, già applaudito nei maggiori festival del mondo.
Al 54. Festival Internazionale del Teatro Mario Banushi presenterà per la prima volta l’intera trilogia, che va sotto il titolo di Romance Familiare. Come ha dichiarato al New York Times Banushi: “Voglio creare un teatro che la gente senta, non un teatro che la gente capisca. Voglio che immaginiate le vostre storie, che vediate la vostra vita e che poi viviate con questo”.
I Leoni delle precedenti edizioni
In passato il Leone d’Oro alla carriera per il Teatro è stato attribuito a Ferruccio Soleri (2006), Ariane Mnouchkine (2007), Roger Assaf (2008), Irene Papas (2009), Thomas Ostermeier (2011), Luca Ronconi (2012), Romeo Castellucci (2013), Jan Lauwers (2014), Christoph Marthaler (2015), Declan Donnellan (2016), Katrin Brack (2017), Antonio Rezza e Flavia Mastrella (2018), Jens Hillje (2019), Franco Visioli (2020), Krzysztof Warlikowski (2021); Christiane Jatahy (2022); Armando Punzo (2023); Back to Back Theatre (2024); Elizabeth LeCompte (2025).
Il Leone d’Argento, dedicato alle presenze più incisive nel teatro degli ultimi anni o a istituzioni che si sono distinte nel far crescere nuovi talenti, è stato attribuito a Rimini Protokoll (2011), Angélica Liddell (2013), Fabrice Murgia (2014), Agrupación Señor Serrano (2015), Babilonia Teatri (2016), Maja Kleczewska (2017), Anagoor (2018), Jetse Batelaan (2019), Alessio Maria Romano (2020), Kae Tempest (2021); Samira Elagoz (2022); FC Bergman (2023); Gob Squad (2024); Ursina Lardi (2025).
Cenni biografici
Emma Dante (Palermo, 1967)
Diplomata nel 1990 all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma, nel 1999 costituisce a Palermo la compagnia Sud Costa Occidentale con la quale vince il premio Scenario 2001 per il progetto mPalermu e il premio Ubu 2002 come novità italiana. Di nuovo premio Ubu 2003 con Carnezzeria come migliore novità italiana e nel 2004 premio “Gassman” come migliore regista italiana e premio della critica per la drammaturgia e la regia. Dallo spettacolo al testo: Carnezzeria. Trilogia della famiglia siciliana (Fazi 2007), prefazione di Andrea Camilleri. Nel 2004 è alla Biennale Teatro di Venezia con La scimia, dal racconto Le due zittelle di Tommaso Landolfi. Il suo primo romanzo, Via Castellana Bandiera (Rizzoli 2008) vince il premio Vittorini e Super Vittorini 2009. Romanzo che diventerà film, presentato in concorso alla 70. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (2013), Coppa Volpi a Elena Cotta per la miglior interpretazione femminile.
Dal 2000 al 2011 in Italia e all’estero vengono presentati: mPalermu, Carnezzeria, Vita mia, Mishelle di Sant’Oliva, Medea, Il festino, Cani di bancata, Le pulle, La trilogia degli occhiali.
Nel 2009 le viene assegnato il premio Sinopoli per la cultura. Lo stesso anno inaugura la stagione del Teatro alla Scala con la regia di Carmen di Bizet diretta da Daniel Barenboim. Seguono numerose regie d’opera: La muta di Portici di Auber all’Opèra Comique di Parigi (2012), poi ripresa al Teatro Petruzzelli di Bari (2013) e premiata con l’Abbiati (2014); Feuersnot di Strauss (Teatro Massimo, 2014); Gisela! di Henze (Teatro Massimo, 2015); La Cenerentola di Rossini (Teatro dell’Opera di Roma, 2016); Macbeth di Verdi (Teatro Massimo, 2017); La voix Humaine di Poulenc e Cavalleria Rusticana di Mascagni (Teatro Comunale di Bologna, 2017); L’Angelo di Fuoco di Prokof’ev (Teatro dell’Opera di Roma, 2019); La Bohème (Teatro San Carlo, 2021); I vespri siciliani di Verdi (Teatro Massimo, 2022); Les dialogues des Carmélites di Poulenc (Teatro dell’Opera di Roima, 2022); Rusalka di Dvořák (Teatro alla Scala, 2023).
Le sorelle Macaluso, spettacolo del 2014, vince il premio Le Maschere per il miglior spettacolo, il Premio della critica e due Premi Ubu per la regia e per il miglior spettacolo. Nel 2020 diventerà film per la 77. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, vincendo il Premio Pasinetti per il miglior film e per la migliore interpretazione femminile all’intero cast.
Nel 2014 è nominata direttrice artistica del 67mo ciclo di spettacoli classici al Teatro Olimpico di Vicenza e regista principale del Teatro Biondo e della “Scuola dei mestieri dello spettacolo” costituita all’interno del teatro stabile della città di Palermo. Sempre nel 2014 vince il premio De Sica per il teatro e il Premio Ipazia all’eccellenza femminile.
Nel 2017 debutta al Teatro Strehler di Milano Bestie di scena e al 60° edizione Festival dei Due Mondi di Spoleto La scortecata. Al Teatro Greco di Siracusa presenta Eracle di Euripide (2018) e a La Colline Théâtre National di Parigi Fable pour un adieu liberamente ispirata a La Sirenetta di Andersen (2019). Nel 2020 debutta al Piccolo Teatro Grassi di Milano Misericordia, da cui il film omonimo presentato alla 18ma Festa del Cinema di Roma 2023. Nel 2025 debutta L’angelo del focolare al Piccolo Teatro Grassi di Milano. Ha debuttato in questi giorni alla Comédie-Française con Les femmes savantes di Molière.
Mario Banushi (Atene, 1998)
Mario Banushi è un pluripremiato regista teatrale le cui opere sono state presentate a livello internazionale in città come New York, Londra, Berlino, Milano, Vienna, Montréal e Taipei. La sua pratica artistica si muove tra intimità e mito, memoria e famiglia, articolandosi attraverso un linguaggio teatrale rigorosamente visivo e non verbale.
Nato in Grecia e cresciuto in Albania fino all’età di sei anni per poi tornare in Grecia, il suo universo artistico è plasmato dall’idea di dislocamento, dalle narrazioni familiari e da una sensibilità visiva riconoscibile. Le sue opere sono note per la loro poesia visiva e profondità emotiva, si sviluppano senza parole invitando il pubblico a un’esperienza sensoriale che trascende il teatro convenzionale.
Ha studiato recitazione alla Scuola d’Arte Drammatica del Conservatorio di Atene, diplomandosi nel 2020. Nello stesso anno ha diretto il suo primo cortometraggio, Pranvera, selezionato per il Tirana International Film Festival. Il suo debutto teatrale, Ragada, è stato creato e presentato ad Atene durante il lockdown dovuto alla pandemia, segnando l’inizio di una pratica sviluppata al di fuori degli spazi teatrali tradizionali.
Nel 2023, Banushi ha presentato in anteprima Goodbye, Lindita nell’ambito della Scena Sperimentale del Teatro Nazionale Greco. L’opera ha rapidamente riscosso il favore del pubblico e della critica, portando al tutto esaurito e a inviti a importanti festival internazionali, tra cui il Festival di Vienna, l’International Theatre Amsterdam, l’Adelaide Festival e il BITEF di Belgrado, dove ha ricevuto sia il Premio Speciale Jovan Ćirilov che il Premio Politika per il Miglior Regista. Il suo lavoro successivo, Taverna Miresia – Mario Bella Anastasia, è stato presentato in anteprima al Festival di Epidauro ad Atene per poi girare all’estero, toccando, fra le varie città, Londra, Montréal e Taipei. Insieme alle sue opere precedenti, forma il trittico intitolato Romance Familiare, un ciclo che esplora la memoria familiare attraverso una narrazione teatrale basata sulle immagini e priva di testo. Il suo lavoro è stato presentato dal New York Times e dalla BBC e recensito dal Guardian, Le Monde e Libération, a testimonianza della crescente attenzione internazionale che circonda la sua opera. L’ultima produzione di Banushi, MAMI, è una coproduzione internazionale con i principali festival e istituzioni europei. Presentata in anteprima nel 2025 all’Onassis Stegi, l’opera approfondisce il suo linguaggio poetico e visivo e ha riscosso un grande successo dopo la sua presentazione al Festival di Avignone, dove i critici ne hanno elogiato la precisione emotiva e la maestria visiva. Nel 2025, Mario Banushi ha ricevuto il New Theatre Artist Award dall’Associazione Ellenica dei Critici Teatrali.