fbpx Biennale Architettura 2020 | Intervento di Paolo Baratta
La Biennale di Venezia

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Intervento di

Paolo Baratta

Una mostra adulta

La Mostra di Architettura si è fatta adulta dopo anni di continuità.
Ripercorrendo oggi le varie edizioni del passato ci pare ancor più chiara la loro lettura. Ogni curatore si è collocato in un preciso punto di osservazione e con occhio indagatore ha cercato di mettere a fuoco le riflessioni che derivano dal punto di osservazione prescelto.
A volte i suoi occhi si sono concentrati più da vicino sulle tematiche proprie della disciplina. Se ne è riconosciuta l’esistenza e la vitalità in tempi in cui, come si diceva, sembravano esserci tanti architetti creativi ma sempre meno l’Architettura.
In altri momenti, direi più spesso, lo sguardo è andato sulle relazioni tra l’Architettura e la società civile, assumendo una dilatata idea di quale sia il campo proprio della disciplina, che è chiamata a dare risposte a diversi bisogni individuali e comuni.
E a questo proposito ci si è soffermati anche sulla capacità della società civile di formulare domande e di esprimere quei bisogni, e sugli ostacoli che si frappongono a una più diffusa presenza dell’Architettura e sui modi di superarli.

Uno sguardo ampio

Un tema costante in tutti questi anni: quello dei vantaggi sociali che possono derivare dalla presenza dell’Architettura. Come abbiamo detto più volte, l’Architettura ci fa individui più consapevoli, ci aiuta a essere non solo consumatori, ma cittadini, ci stimola a considerare gli effetti indiretti delle nostre azioni, ci aiuta a comprendere meglio l’importanza dei beni pubblici e dei beni gratuiti. Ci aiuta a sviluppare una visione del welfare più completa. Voglio qui ricordare tra le tante, l’edizione curata dalla presidente della giuria di questa Mostra, la nostra Kazuyo Sejima (ricordate “People meet in Architecture”, Biennale d’Architettura del 2010). E infine, l’architettura ci aiuta a non sperperare risorse e a donarci qualche grado di felicità.
La Mostra di Hashim Sarkis coglie in uno sguardo ampio problemi strutturali della società contemporanea, egli osserva, e noi con lui, che in tutte le aree del mondo sono in corso fenomeni di intenso cambiamento, assai diversi tra loro ma accomunati dalla necessità di importanti “aggiustamenti” nelle condizioni dell’abitare.

I mutamenti in corso

Lo sguardo del curatore e della Mostra è quindi ulteriormente dilatato. L’architettura diviene qui il riferimento di un vasto impegno interdisciplinare e di un vasto impegno culturale e politico. Una sorta di chiamata alle armi dell’Architettura, chiamata trasmessa da questa alle altre discipline. È necessario infatti trasmettere uno stato d’urgenza sia nel mondo sviluppato che in quello in via di sviluppo. I mutamenti in corso chiedono nuove visioni e progetti (per la casa individuale, per le città, le campagne, la natura e per interi territori). Si tratta di aggiustamenti che chiedono di considerare l’essere umano e sociale come un’esistenza “in relazione a...” (living together); e si conferma che da qui si deve partire per affrontare i mutamenti in modo appropriato.
In un’epoca in cui può essere diffusa la sensazione non più di essere a cavallo di un progresso che continuamente si diffonde, ma di essere vittime dei cambiamenti che esso comporta e nella quale molti possono approfittare delle paure, dei timori, delle frustrazioni che ne derivano per sviluppare campagne ultra difensive, ci pare utile una Biennale che richiami a tutti che l’identità di una società o di una comunità sta nella qualità dei progetti che è capace di formulare per il suo futuro: per correggere storture e valorizzare risorse. E come dimostrano numerosi fenomeni che interessano il mondo proprio in questi giorni, i progetti non possono essere che frutto di una estesa consapevolezza e diffusa collaborazione.

Una “chiamata” al pubblico

E noi ancora una volta ci chiediamo quale sia la finalità di una Mostra come la Biennale. A chi si rivolge?
Abbiamo più volte detto che la Mostra vuole essere strumento di conoscenza e dialogo per gli addetti all’interno del mondo dell’architettura. Ma un’esposizione è anche una “chiamata” al pubblico, una chiamata a farsi visitatore, a farsi visitatore attento, a farsi testimone diretto, testimone oculare. Un’esposizione chiede al visitatore una disponibilità a dilatare lo sguardo, chiede al curatore di essere scienziato e drammaturgo a un tempo. Non basta diffondere conoscenza ma occorre contribuire alla consapevolezza, non basta rivelare problemi, occorre alimentare, con esempi di proposte di progetti e di realizzazioni, il desiderio di Architettura.

Paolo Baratta, Presidente (uscente) della Biennale di Venezia

  

Partecipano alla Mostra 63 partecipazioni nazionali, con 3 paesi presenti per la prima volta alla Biennale Architettura: Grenada, Iraq e Uzbekistan.

Si ringrazia il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, le Istituzioni del territorio che in vario modo sostengono La Biennale di Venezia, il Comune di Venezia, la Regione del Veneto, la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, la Marina Militare.
Un ringraziamento va al nostro Partner Rolex.
Si ringraziano gli sponsor che ci sostengono e aiutano, e i donor, importanti nella realizzazione della 17. Mostra Internazionale di Architettura.
In particolare, i nostri ringraziamenti vanno a Hashim Sarkis e a tutto il suo team.
Grazie, infine, a tutte le grandi professionalità della Biennale applicate con profonda dedizione alla realizzazione e alla gestione della Mostra nei 3 mesi di durata.

Biennale Architettura
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