fbpx Biennale Musica 2019 | Atlas Ensemble
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Joël Bons (1952) Nomaden per violoncello e ensemble interculturale (2015-2016, 61’)
prima es. it.

shakuhachi, flauto, piccolo Harrie Starreveld
oboe, corno inglese Ernest Rombout
clarinetto, clarinetto basso Anna voor de Wind
duduk, flauto diritto contralto Raphaela Danksagmüller
sho Naomi Sato
sheng Zhang Meng
percussioni I Laurent Warnier
percussioni II Gorka Catediano
frame drum Modar Salama
ud Yasamin Shashosseini
tar Elcin Nagijev
erhu Zhao Yuanchun
kamancha Elshan Mansurov
violino Emi Ohi Resnick
kemençe Neva Özgen
viola Frank Brakkee
sarangi Yuji Nakagawa
contrabbasso Dario Calderone

violoncello Jean-Guihen Queyras
direttore Ed Spanjaard

in collaborazione con Teatro Stabile del Veneto

Descrizione

Apparentamenti tra strumenti lontani nel tempo e nello spazio si integrano e reinventano la musica: come in Nomaden, opera del compositore olandese Joël Bons premiata con il Grawemeyer Music Award 2019, il Nobel della musica. Composto per il grande violoncellista Jean-Guihen Queyras e l’Atlas Ensemble, che raccoglie 18 musicisti da Cina, Giappone, Medio Oriente, Asia Centrale ed Europa, Nomaden incorpora una vastissima gamma di strumenti – dal kamancha e tar azerbaigiani, allo sheng cinese, al giapponese sho e al kemençe turco – e la loro, per lo più sconosciuta, tavolozza timbrica. Un lavoro che per Bons, che vede l’arte come creazione interculturale, è un punto di arrivo dopo 14 anni passati a esplorare insieme all’Atlas Ensemble, di cui è fondatore, queste possibilità.

Nomaden è come un viaggio: il protagonista – il violoncellista Jean-Quihen Queyras – “incontra” musicisti di diverse tradizioni ed entra in dialogo con loro. Non è un concerto per violoncello ed ensemble in quanto tale, ma piuttosto un lavoro concertante per violoncello e solisti provenienti da altre culture. Due tipi di materiale musicale percorrono come un filo l’intera opera e ne costituiscono l’ossatura. Il primo è la musica nomad che, sempre basata sullo stesso materiale di base, si presenta ogni volta in una luce differente. Il secondo sono i cosiddetti “passaggi”: episodi statici su una o due note (oppure su un accordo) che esplorano i timbri degli strumenti e servono come ponti tra i vari pezzi “principali” – gli “incontri” tra il violoncello e gli strumenti provenienti da altre culture”. (Joël Bons)

Teatro Goldoni

San Marco, 4650/B
30124 Venezia
Tel. 041 8686130

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