fbpx Biennale Arte 2022 | Jacqueline Humphries
La Biennale di Venezia

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Jacqueline Humphries

1960, USA


  • MAR - DOM
    23/04 > 25/09
    11.00 - 19.00

    27/09 > 27/11
    10.00 - 18.00
  • Padiglione Centrale
  • Ingresso con biglietto

L’artista americana Jacqueline Humphries si forma come pittrice a New York negli anni Ottanta. All’epoca molti dei suoi colleghi considerano la pittura come un linguaggio “morto”; dipingere, come ha dichiarato la stessa Humphries, era un “suicidio artistico”. Nonostante l’ortodossia teorica di quel momento, per oltre trent’anni Humphries – insieme a un gruppo di artiste fra cui Charline von Heyl, Jutta Koether, Laura Owens e Amy Sillman – riesce ugualmente a stravolgere le tradizioni dell’astrazione pittorica a dispetto della cosiddetta “obsolescenza” del supporto. Humphries è attenta alla relazione fra astrazione e tecnologia, e molti dei suoi dipinti riflettono sul misterioso divario fra gli oggetti e le loro rappresentazioni da un lato, e i materiali e la materialità della creazione di immagini dall’altro. Nei primi anni duemila l’artista inizia a creare opere di grandi dimensioni, usando i colori argento e nero non riflettente per riprodurre quel misterioso senso di attrazione che si avverte quando si è di fronte al bagliore artificiale di un monitor. Nell’ultimo decennio inizia a includere linguaggi e segni rubati dal mondo digitale (come ASCII, CAPTCHA, emoticon ed emoji) per associarli a un immaginario espressionistico e trasmettere un senso di ambiguità. Più di recente, l’artista elabora motivi ispirati al rumore bianco. Alludendo alla volatilità delle immagini ricolme di flussi infiniti di dati, la densa materialità dei modelli stencil di Humphries opera come strumento correttivo rispetto all’idea che la nostra cultura su schermo sia puramente virtuale: è anche fisica. 

Madeline Weisburg

Padiglione Centrale
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